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Giovedì 16 aprile Whirlpool-Indesit ha dichiarato 1.350 esuberi. Nel piano la chiusura di altri tre stabilimenti: Carinaro (Caserta), Albacina (Ancona) e None (Torino). La risposta di tutti i lavoratori è stata immediata.
In particolare a Caserta gli operai sono entrati immediatamente in sciopero con presidio ed assemblea permanente.
Durante la prima fase della mobilitazione, a cui come Sinistra, Classe, Rivoluzione abbiamo partecipato attivamente, abbiamo intervistato Raffaele Truosolo, Rsu Fiom di Carinaro.

Riproponiamo questa intervista, che rimane attuale visto la mancanza di risultati prodotti dagli incontri con l’azienda.
A niente sono servite infatti le promesse di mediazione a fini pubblicitari del Governo, su cui evidentemente non si può riporre nessuna fiducia. Al tavolo riconvocato al Mise per il 5 maggio l’azienda ha ribadito la chiusura di Carinaro, il confronto è quindi saltato. Alcuni lavoratori sono saliti sul tetto dello stabilimento e dal giorno successivo sono ripresi i blocchi stradali (in questo caso l’autostrada A1) insieme al presidio davanti ai cancelli.

Quale è stata la reazione dei lavoratori alla notizia della chiusura di Carinaro?
La mia prima reazione è stata un pianto.. di rabbia! Quasi tutta la giornata sono stato a metabolizzare, a pensare cosa e come fare, per acquisire la freddezza di un ragionamento, perché dobbiamo dare tutto in questa vertenza: Carinaro non deve chiudere!
La chiusura del sito di Teverola (fatta due anni fa da Indesit e che comportava già un sacrificio in termini di livelli occupazionali – Ndr) prevedeva lo spostamento dei lavoratori (di Teverola) nello stabilimento superstite di Carinaro: con la promessa che qui vi doveva essere una nuova missione produttiva; fino a 2 mesi fa la Whirlpool ancora ci confermava questo al Ministero!

Come vi state preparando in vista dell’incontro di lunedì (20 aprile) al Mise?
Innanzitutto noi andremo all’incontro molto determinati: andremo come lavoratori ed Rsu di Carinaro perché la situazione grave sta qua, siamo noi che ci dobbiamo difendere fino in fondo con i coltelli fra i denti! Passata l’euforia mediatica noi continueremo con il presidio: noi strategicamente siamo qua!
Abbiamo scelto noi questa assemblea permanente che è una via di mezzo tra lo sciopero e l’occupazione. Stiamo anche pensando di occupare la fabbrica, perché non ci possiamo far logorare dal fatto che non percepiamo lo stipendio e quindi dobbiamo ragionare sulle varie modalità, tempi, ecc. È necessario anche un ragionamento su una cassa di resistenza e su iniziative di autofinanziamento e/o di rallentamento della produzione: sono cose che, ripeto, decideremo noi lavoratori in assemblea!

In prospettiva pensate anche a una possibile nazionalizzazione dello stabilimento?
Personalmente non mi scandalizza nulla, tuttavia è un’opzione che va costruita nella consapevolezza di una lotta dura. A me farebbe piacere che tutte queste cose cominciassero a dirle anche i sindacalisti, i politici, le istituzioni, ecc., soprattutto locali. La produzione dei frigoriferi la vogliono trasferire perché il problema non è che lo stabilimento sia in perdita, ma è tutto basato su un ampliamento del profitto: Merloni, Indesit, Whirpool... questa è una fabbrica dove i padroni hanno guadagnato tantissimo! Tutto questo è stato costruito con il nostro sangue!
Mentre chiudiamo l’articolo in redazione abbiamo avuto notizia che una nutrita delegazione degli operai di Carinaro (circa 200, mentre gli altri restano al presidio) oggi 8 maggio andranno a protestare sotto palazzo Chigi: è un nuovo ed importante inizio, come sempre saremo al fianco dei lavoratori in lotta!

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