Bologna, 13 maggio - Falcemartello

Breadcrumbs

Una giornata di lotta antifascista

La grande manifestazione del 13 maggio contro il convegno neonazista di Forza Nuova, è stata la prova generale delle mobilitazioni che si avvicinano contro l’appuntamento che l’Ocse ha dato a centinaia di potenti del mondo per discutere sul futuro della piccola e media impresa, a Bologna dal 12 al 15 giugno.

Quello che è avvenuto in occasione del 13 maggio deve far riflettere tutti i militanti della sinistra, dato che le potenzialità e i limiti dimostrati dal movimento in quella circostanza sono quelli che possono condizionare anche il movimento contro l’Ocse.

Per prima cosa dovremmo chiederci perché l’annuncio che Forza Nuova avrebbe tenuto un comizio in una delle piazze centrali di Bologna ha suscitato questa risposta. In altre occasioni a Bologna erano già avvenuti fatti della stessa portata simbolica senza suscitare una reazione così massiccia.

Sicuramente l’atteggiamento apertamente provocatorio dei neonazisti, ma soprattutto il comportamento scandaloso del vicesindaco Salizzoni, che li ha oggettivamente spalleggiati, hanno determinato un crescente ambiente di fermento e indignazione che ha costretto la questura di Bologna prima a vietare il comizio di FN, concedendo la sala del Baraccano per un’assemblea a porte chiuse, per poi spostare addirittura in provincia la sede del convegno di FN. Il governo di centro-destra a Bologna, con Alleanza Nazionale in giunta, rappresenta l’elemento che ha cambiato radicalmente il quadro per migliaia di persone.

I forzanovisti dal canto loro, hanno rivendicato il diritto di calpestare il suolo bolognese "liberato dai comunisti dopo 50 anni" con un sit-in di protesta al Baraccano, che avrebbero tenuto in ogni caso, con o senza il permesso della questura.

Così nel pomeriggio di sabato migliaia di persone hanno partecipato al presidio convocato dall’Anpi in piazza Maggiore con l’adesione dei sindacati, dei partiti della sinistra (Ds, Prc e verdi), dei centri sociali e della rete Contropiani No Ocse.

Per i dirigenti dei Ds, dei Verdi e dei sindacati la protesta doveva limitarsi ad un presidio in piazza del Nettuno, mentre secondo i leader dei centri sociali era chiaro che si dovesse andare in corteo fino al Baraccano per impedire il sit-in dei fascisti.

Con alla testa un camion dotato di altoparlanti, almeno due-tremila persone (la gran maggioranza dei giovani presenti) hanno seguito il corteo promosso dai centri sociali e da Contropiani in base ad una trattativa condotta con la questura, mentre circa metà del presidio restava nella piazza senza capire bene cosa stesse succedendo..

In questa occasione chi si dichiarava preoccupato di non fornire alla questura alcun pretesto per azioni di forza (ovvero i dirigenti Ds e compagnia) avrebbe dovuto porsi alla testa dei dimostranti. Un corteo con alla testa sindaci, consiglieri comunali e rappresentanti della Camera del Lavoro sarebbe stato meno strumentalizzabile dalla polizia e dalla stampa.

In via Farini, mentre ormai i fascisti stavano già sgombrando dal Baraccano, la polizia carica all’improvviso e con violenza la manifestazione, sparando lacrimogeni ad altezza d’uomo (come documentato da foto e filmati). Messa in rotta la manifestazione, alcuni poliziotti aggrediscono quanti capitano a tiro, pestando rabbiosamente alcuni antifascisti. La scusa ufficiale della carica sarebbe la rottura di alcune vetrine da parte di alcuni manifestanti, intemperanze a cui i mass media ovviamente hanno dato grande risalto.

La capacità di non reagire alle provocazioni della polizia che voleva di sicuro che il corteo degenerasse in scontri isolati, ha fatto fare un salto di qualità alla secondo corteo, svoltosi in serata. Si è riusciti a comprendere la volontà della maggioranza dei presenti, che non cercavano né la testimonianza immobile davanti al sacrario dei caduti né la guerriglia urbana, ma una manifestazione di massa contro il fascismo. Al secondo corteo i manifestanti arrivano a10mila, con la partecipazione anche di parte del Prc, portandosi dietro tutta la piazza.

Questo è l’esempio da seguire in vista delle mobilitazioni contro l’Ocse.

Il coinvolgimento della massa dei lavoratori e dei giovani bolognesi, arrivando alla convocazione di uno sciopero generale per bloccare la città nei giorni del convegno, sarebbe decisivo. La controffensiva contro i fascisti e i padroni ricomincia da qui!