RUSSIA: dalla rivoluzione alla controrivoluzione - Falcemartello

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RUSSIA: dalla rivoluzione alla controrivoluzione

 

Quelli che sfruttano il lavoro salariato, che ogni giorno lucrano sul lavoro altrui, hanno sempre negato che esista la lotta di classe. Per convincere i lavoratori ad accettare ogni sopruso i capitalisti hanno provato a schernire qualsiasi tentativo di capovolgere la situazione, di abolire il lavoro salariato e sostituirlo con la pianificazione democratica dell’economia in una società socialista.

Ma nel 1917 la rivoluzione russa dimostrò che quello che fino ad allora era un’aspirazione di milioni di diseredati poteva diventare realtà. Inizialmente i padroni di tutto il mondo si misero a ridere! Se leggete la stampa di quei giorni si rassicuravano dicendo che i bolscevichi avrebbero perso il potere in poche settimane. In pochi mesi iniziava la guerra civile e con l’aiuto di 21 eserciti stranieri la reazione zarista provava a distruggere la prima rivoluzione vittoriosa della storia. La guerra civile durò tre anni, ma fu la reazione a perderla.

L’armata rossa costruita sulle basi della rivoluzione vinse a dimostrazione che in una guerra civile conta in primo luogo la politica che difendono i due schieramenti e in secondo luogo i mezzi militari.

Da allora la borghesia mondiale ha avuto solo un obiettivo: restaurare il capitalismo in quel paese. Per 70 anni ha dovuto accettare che, malgrado la mostruosa degenerazione burocratica e gli sprechi da essa provocati, l’Urss e poi gli altri paesi dell’est riuscivano a crescere addirittura più velocemente dei paesi capitalisti più avanzati. Le critiche al comunismo ci sono sempre state, ma per decenni non scalfivano l’opinione che milioni di lavoratori si erano fatti. Poi è arrivata la crisi irreversibile di questi regimi. In mancanza di una democrazia operaia l’economia e la società sono arrivati ad uno stallo. I regimi stalinisti sono caduti uno dietro l’altro e ora in questi paesi è in corso un ritorno al capitalismo che fece dire a F. Fukuyama nel 1990 che la storia era finita, cioè che la lotta di classe era finita con la vittoria assoluta del capitalismo.

Se così fosse perché fare nel 1996 un libro nero del comunismo? A cosa serve se esso non esiste più? Quale è il suo bersaglio?

La pubblicazione di questo libro e l’enorme campagna di lancio che l’ha fatto diventare un best-seller hanno un senso! I capitalisti sanno che il loro sistema produce contrasti sempre più acuti. Le ingiustizie, prima o poi, come insegna l’Indonesia, provocano esplosioni sociali. Serve dunque "vaccinare" la popolazione, stigmatizzare l’idea del socialismo, l’unica critica complessiva del capitalismo. Come possiamo rispondere? Certamente non con la conta dei morti provocati dal capitalismo. Sicuramente sono di più, ma non è questo il punto. Il fatto è che molti dei morti provocati dai regimi stalinisti erano dei lavoratori, dei militanti comunisti che non accettavano il soffocamento della democrazia operaia tra le mani della burocrazia e che hanno pagato con la vita per ciò. No! i morti non sono tutti uguali. Sommare i morti della guerra civile russa a quelli degli anni ‘30 provocati dai "processi farsa" voluti da Stalin non aiuta a capire la storia e la falsifica grossolanamente.

Il punto è capire, conoscere i percorsi attraverso i quali una rivoluzione che diede luogo allo Stato più democratico della storia poté degenerare fino all’incubo staliniano.

Per farlo sarà necessario ripercorrere la storia, situare gli avvenimenti nel loro contesto e solo dopo riflettere.

Il libro che stiamo per pubblicare: "Russia: dalla rivoluzione alla controrivoluzione" di Ted Grant e Alan Woods è senz’altro un valido aiuto per chi voglia incamminarsi su questa strada.