Trotskij: "Il profeta dimenticato" - Falcemartello

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Sessant’anni fa Lev Trotskij, compagno di Lenin e dirigente della rivoluzione d’Ottobre, veniva assassinato in Messico da un sicario stalinista che gli trafiggeva il capo con una picozza. Per decenni la sua immagine è stata infangata dalle calunnie dei dirigenti ufficiali dei partiti comunisti.

Basti guardare la descrizione che viene fatta all’indice dei nomi sotto la voce Trotskij nelle edizioni Progress di Mosca del 1964 delle opere scelte di Lenin: "Nemico acerrimo del leninismo. Al VI Congresso del POSD(b)R nel 1917 fu ammesso al partito bolscevico. Dopo la Rivoluzione socialista d’Ottobre rivestì varie cariche statali. Dal 1923 condusse un’accanita lotta frazionistica contro la linea generale del partito, contro il programma leninista di costruzione del socialismo nell’Urss. Il Partito comunista, denunciando il trotskijsmo come una deviazione piccolo-borghese in seno al partito, lo sconfisse sul piano ideologico e organizzativo. Nel 1927 Trotskij fu esluso dal partito, nel 1929 per la sua attività antisovietica, fu espulso dall’Urss e nel 1932 fu privato della cittadinanza sovietica. Trovandosi all’estero, proseguì nella lotta contro lo stato sovietico e il Partito comunista, contro il movimento comunista internazionale".

Come si può notare oltre a tante bugie presenti in queste righe, non si fa alcuna menzione delle circostanze in cui morì Trotskij, né si dice ovviamente, che Ramon Mercader (il suo assassino) venne accolto a Mosca nel 1960 con tutti gli onori.

Nello scorso numero di Falcemartello abbiamo pubblicato uno speciale di 8 pagine nel quale Alan Woods rispondeva a queste e ad altre calunnie ricordando il ruolo gigantesco che Trotskij ebbe nell’affermazione delle idee rivoluzionarie e nella lotta contro lo stalinismo.

Ancora due anni fa, ai tempi della scissione in Rifondazione Comunista, i cossuttiani rispolverarono tutto il vecchio armamentario ideologico accusando Bertinotti di "farsela con i trotskisti" di Livio Maitan e di aver costruito una maggioranza nel partito insieme a loro.

Non ci interessa aprire qui la discussione su quanto possano considerarsi "trotskiste" le posizioni di Livio Maitan, ma quale fu la risposta che in quel frangente venne data dal segretario del Prc.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Bertinotti disse (riportiamo in modo non letterale ma certamente corrispondente alla sostanza) che se c’era ancora qualcuno nel movimento operaio che considerava Trotskij un controrivoluzionario, non era stata ancora estirpata l’unica corrente del pensiero comunista che andrebbe rigettata, quella stalinista.

Non ci pare che i redattori di Liberazione la pensino allo stesso modo visto e considerato che il 20 agosto del 2000, nel 60esimo anniversario dell’assassinio di Trotskij, non hanno pubblicato neanche una riga di commemorazione. Si potrebbe obiettare che l’attentato avvenne effettivamente il 20 agosto, ma che in realtà la morte sopraggiunse il giorno dopo e che Trotskij non poteva essere ricordato il 21 agosto del 2000 che era un lunedì e il quotidiano non usciva (ma il 22 sì…). Resta il fatto che lo stesso giorno (20 agosto, 2000) Liberazione non ha dimenticato invece di commemorare il 36esimo anniversario della morte di Palmiro Togliatti.

Forse mancava spazio, o trattandosi di una edizione estiva la redazione non era al completo e la questione non poteva essere trattata con la serietà che meritava, oppure una semplice distrazione, tutte cose che capitano (!!!)

Ma il tutto suona come una beffa per chi, come noi, pensa che l’immagine di un grande rivoluzionario come Lev Trotskij meriterebbe di essere riabilitata completamente, tanto più da un giornale che si richiama alla rifondazione comunista.

Soprattutto perchè la responsabilità dell’assassinio, ci dispiace dirlo, perchè spezzeremo il cuore di qualche compagno della redazione di Liberazione e non solo, è da attribuire interamente a quella cricca burocratica di cui anche "Il migliore" faceva parte.

In quegli anni, di feroce repressione contro gli oppositori, nell’epoca delle purghe staliniane, quando vennero mandati al patibolo i principali dirigenti della rivoluzione d’Ottobre, Togliatti stazionava a Mosca ed era uno dei principali dirigenti del Komintern stalinista.

Ma forse qualcuno preferisce dimenticare, mettere una pietra sul passato, non è vero cari compagni di Liberazione?

Per quanto ci riguarda il nostro tributo a Trotskij lo daremo ripubblicando una delle sue opere principali, La Rivoluzione Tradita, nella quale il capo dell’Armata Rossa denuncia con lucidità il tradimento della Rivoluzione d’Ottobre da parte degli stalinisti.

In attesa dell’uscita del libro e a profitto dei nostri lettori alleghiamo qui accanto la traduzione di un breve contributo, che scrisse il nipote di Trotskij (Esteban Volkov) per l’edizione spagnola della Rivoluzione Tradita pubblicata nel 1991 dalla Fundación Federico Engels.

Ai lettori

di Esteban Volkov nipote di Lev Trotskij

Della vasta opera politica di Lev Trotskij, La Rivoluzione Tradita, fu definita dallo storico Isaac Deutscher, come un classico della letteratura marxista.

Fu scritta da Trotskij nel 1936, poco prima della sanguinosa e mostruosa farsa dei processi di Mosca orchestrati da Stalin, e dell’assassinio dell’autore avvenuto in Messico il 20 agosto del 1940.

Con l’assassinio di Trotskij, Stalin portò a termine il suo impegno di eliminare la vecchia guardia bolscevica, i leali compagni di lotta di Lenin e la maggior parte dei sopravvissuti dell’Ot-tobre. Aggiungendo un altro crimine alla sua lunga lista di tradimenti, che Lev Trotskij descrive e analizza magistralmente nella sua opera, ribadendo una volta di più il suo indiscusso titolo di becchino della Rivoluzione d’Ottobre come lo definì l’organizzatore dell’Armata Rossa.

La Rivoluzione Tradita è una chiara dimostrazione della lotta senza quartiere che scagliò Trotskij fino alla morte contro la dittatura burocratica stalinista, cercando di salvare l’essenza e i postulati della Rivoluzione d’Ottobre contro le falsificazioni e i tradimenti di Stalin e della sua cricca.

In questa opera, con grande conoscenza e grande cura dei dettagli, l’autore analizza a fondo il regime stalinista e il perchè del suo totale distanziamento dai postulati e dagli ideali di Marx, Engels e Lenin, in modo profetico alla luce dei recenti sviluppi.

Lev Trotskij oltre mezzo secolo fà, dichiarò l’inevitabile collasso storico dell’anacronostico e ingiusto regime stalinista, descrive l’Unione sovietica come una società contradditoria, a metà strada tra il capitalismo e il socialismo, e prevede due opzioni rispetto al futuro: un ritorno al capitalismo se i rapporti di forza fossero sfavorevoli alla classe operaia o un avanzamento verso l’autentico socialismo se la classe operaia riconquista il potere.

Dopo aver letto questo libro, risulta chiaro che il collasso dello stalinismo in nessun modo rappresenta la fine del progetto socialista; tutto il contrario, nel "nuovo ordine mondiale" di demenziale violenza imperialista e di sempre più spietato ed efficiente sfruttamento delle masse oppresse del pianeta e di distruzione e avvelenamento dell’ecosistema: il vero socialismo si rivela per il genere umano l’unica soluzione per fermare la barbarie imponendo la pace e la giustizia allo stesso tempo.

Messico, aprile 1991

 

Il libro edito dalla AC Editoriale verrà pubblicato all’inizio di ottobre; oltre all’opera di Trotskij conterrà un’introduzione di Claudio Bellotti, uno scritto di Alan Woods in cui viene ricordata la vita di Trotskij e uno scritto del 1935 dello stesso Trotskij preparatorio alla stesura dell’opera, intitolato Lo Stato operaio, il Termidoro e il Bonapartismo.

Il prezzo di copertina è di 20.000 lire. Ma a tutti coloro che ci faranno pervenire la richiesta del libro entro il 10 ottobre (via email, telefono o posta ai numeri segnalati nella seconda di copertina) il libro verrà venduto al prezzo di lancio di 12.000 lire (+1.800 lire per la spedizione) da inviare sul CCP n°11295201, intestato ad AC Editoriale coop arl specificando nome, cognome, indirizzo e causale.