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Da Pera a Forza Nuova

Il manifesto politico “In difesa dell’Occidente”, presentato da Marcello Pera, traccia la piattaforma politica e allo stesso tempo l’adesione più convinta, del presidente del senato e di tanti altri, Berlusconi compreso, smaccatamente ispirati dai deliri razziali di Oriana Fallaci, alla campagna oscurantista e reazionaria che da diversi settori della classe dominante viene portata avanti, con attacchi frontali al diritto delle donne all’aborto e alla propria autodeterminazione, attacchi ai diritti degli immigrati e strali sempre più pesanti a tutto ciò che culturalmente si pone fuori dai confini nazionali oppure al di sotto della “superiorità civile e culturale dell’Occidente”.

Una campagna che rende sempre più invadente il ruolo della Chiesa, imponendone il punto di vista su tutte le questioni, che si tratti della vita di una donna o di un uomo, o della vita del mondo.

Pera, in un manifesto che chiede un “fronte comune in difesa dell’Occidente minato dalla crisi morale e spirituale e aggredito dal terrorismo islamico” (ed è qui che la Fallaci, a ragione, chiederà tutti i diritti d’autore), si schiera per la difesa intransigente della civiltà occidentale, del modello di vita occidentale e delle sue istituzioni tradizionali quali la famiglia, la maternità e la parità scolastica (!?!), attacca le politiche di integrazione, il laicismo, il tutto con una ispirazione di fondo al cattolicesimo tradizionale ed integralista.

La stessa ispirazione che, in maniera più prosaica e sicuramente meno filosofeggiante, alimenta le ideologie di un gruppo neofascista come Forza Nuova che allo stadio di Roma, espone un vessillo con scritto “Tradizione cattolica” e, disegnato, un cuore trafitto da una croce. E sono proprio Forza Nuova e le altre organizzazioni dell’estrema destra a sentirsi le più “responsabilizzate” nel raccogliere le idee prima esposte e a dare gambe al progetto di difesa della “civiltà occidentale”, contro i comunisti, contro gli immigrati, contro le donne, contro le “forze depravate del progresso”.

L’estrema destra si riorganizza

Già dai primi anni ottanta, l’estrema destra ha iniziato un lavoro mirato verso le masse di giovani presenti nelle curve delle città più importanti, con incursioni che negli ultimi anni hanno dato i loro frutti più evidenti. Sono stati tuttavia i quattro milioni di voti portati a casa dal neofascista Le Pen al primo turno delle presidenziali francesi nel 2002 che, anche in Italia, hanno fornito la spinta più forte a tentare un salto di qualità nella riorganizzazione delle formazioni della destra più radicale.

L’anno successivo ha inizio la discussione sull’unificazione delle organizzazioni che si richiamano alle peggiori tradizioni della destra xenofoba e razzista ed è del 2004 il lancio di Alternativa Sociale, cartello elettorale che mette insieme la Mussolini, Forza Nuova, il Fronte Sociale Nazionale e l’Msi-Fiamma Tricolore.

Il 2004 è anche l’anno dell’esordio di Alternativa Sociale alle elezioni europee; 400.000 voti e l’1% di media su scala nazionale, con alcune impennate come ad esempio il risultato di Latina, 4,1%. Nel 2005 i primi seri abboccamenti con la destra governativa; Berlusconi porta avanti un corteggiamento serrato per concludere un accordo elettorale per le regionali con Alternativa Sociale, nel tentativo di recuperare il risultato della Campania e del Lazio, dove comunque la destra perderà, mentre già l’anno precedente il Fini delle mille svolte di Fiuggi aveva mandato una delegazione di An al congresso dell’Msi col chiaro obiettivo di vedere se si poteva trovare un’intesa da vecchi gentiluomini neri, superando gli attriti della scissione.

Sempre alle regionali del 2005 il calo elettorale di Alternativa Sociale apre fratture e contrasti e smonta decisamente gli entusiasmi iniziali dei suoi promotori sulla possibilità di costruire una alternativa nera a centrodestra e centrosinistra.

È infine storia recente l’accordo raggiunto dal capo di Forza Italia per le prossime politiche con Alternativa Sociale, intesa spudoratamente presentata come un matrimonio con forze democratiche, nient’affatto reso più telegenico dall’esclusione dalle liste dei dirigenti fascisti più compromessi. Il brindisi che sancisce l’accordo è celebrato nel nome della crociata “contro la deriva comunista e zapaterista che mina l’istituto fondamentale della società, la famiglia”. Mentre ancora non è dato sapere l’esito delle trattative in corso tra Pino Rauti (espulso nel frattempo dall’Msi) e Forza Italia, per avere sei candidati eleggibili.

Aggressioni fasciste

Sono i militanti di queste formazioni, con cui Berlusconi flirta apertamente, i responsabili dell’impennata senza sosta delle aggressioni fasciste verificatesi nell’ultimo anno, con Roma come epicentro. Ultima, in ordine di tempo, quella verificatasi a fine febbraio contro il centro sociale La Torre, nel quartiere Talenti, preso di mira da un assalto in piena regola di una squadraccia; il giorno successivo la polizia carica il corteo di protesta contro l’aggressione.

Talenti è l’ultimo quartiere a Roma ad essere preso di mira, segue a Centocelle (la scorsa estate), a Casal Bertone, a San Basilio, il quartiere che a Roma negli anni settanta ha conosciuto una straordinaria lotta popolare per il diritto alla casa, infestato a ogni angolo da scritte fasciste, alla Garbatella, straordinario avamposto della resistenza romana, provocata dalle dichiarazioni di Alemanno contro uno dei suoi centri politici, il centro sociale La Strada.

In poche parole una strategia precisa, ad un livello che non si vedeva da almeno dieci anni, che accompagna il bastone alla propaganda e che vede come regista, neanche troppo occulto, l’Alemanno candidato a sindaco per Alleanza Nazionale, che non ha mai lesinato apparizioni con i neofascisti di Foro 753 (una delle occupazioni portate avanti dall’estrema destra a Roma).

I quartieri si organizzano

A Roma, e non solo, è in atto una discussioni tra i militanti comunisti, gli attivisti delle organizzazioni di sinistra, i giovani e i lavoratori su come rispondere alle aggressioni fasciste.

Nessuna delle organizzazioni neofasciste può aspirare ad immaginare a un nuovo Ventennio. Sono cambiati radicalmente il contesto storico e la composizione della società.

Paragoni col Partito Fascista della marcia su Roma sono ugualmente impropri, ma non per questo cala la pericolosità di queste formazioni e la necessità di combatterle, pure quando si riducono, come ora, a sparute bande di picchiatori che però, come si è visto, possono colpire.

In Rifondazione si è spesso, il più delle volte a ragione, condannato l’elitarismo dell’antifascismo militante, scivolando però verso le risposte più blande, che sono passate dal sottovalutare il pericolo rappresentato dalle organizzazioni neofasciste, fino all’abbracciare le posizioni più moderate, che si richiamavano astrattamente allo ‘spirito democratico del nostro Paese’, inseguendo su questo terreno i dirigenti dei Ds che, a Roma, parlano di reagire con il dialogo e la serenità, oppure il Veltroni ecumenico che passa tranquillamente dall’inaugurazione di una via intitolata ad un militante di Autonomia Operaia assassinato dai Nar, ad intitolare una via ad un attivista di estrema destra.

La lotta contro le organizzazioni neofasciste ci vuole, ma deve essere una lotta politica e di massa. Ci sono diverse forze, particolarmente nei settori più popolari dei quartieri delle grandi città, che si stanno ponendo l’obiettivo di unirisi, di fare qualcosa contro i fascisti. Il corteo di inizio febbraio a Casal Bertone, a Roma, contro l’aggressione a due compagni del circolo del Prc del quartiere, era pieno di giovani disposti a fare la loro parte per fermare questa vandea.

Nei centri sociali aumentano assemblee molto partecipate sullo stesso argomento. Ci sono diversi settori popolari nella società animati da un sano istinto a non lasciare nulla di intentato per fermare i fascisti e qui sarebbe di importanza capitale il ruolo di un partito come Rifondazione Comunista, anche qui senza elitarismi, nell’offrire una piattaforma politica ed una prospettiva unificanti per legare le diverse risorse che si stanno mettendo in campo.

E la prospettiva non può che essere quella della trasformazione della società.

Le crociate “Dio, Patria e Famiglia”, che siano portate avanti da un bel salone al Senato, o che offuschino esageratamente il cervello di qualche picchiatore invasato, non segnalano solo la crisi di civiltà, come dice sempre Bertinotti. Il fatto è che la crisi di civiltà nasce dalla crisi del capitalismo e questo, purtroppo, Bertinotti lo dice sempre meno. Su questo terreno la destra costruisce il suo tentativo di rimonta elettorale, additando il nemico esterno (l’Islam in primo luogo) e interno (gli immigrati); è per questo, e non solo per una manciata di voti, che il “liberale” Berlusconi legittima le organizzazioni neofasciste, da impiegarsi come truppe di complemento.

A questo non si risponde sul terreno istituzionale o, peggio ancora su quello commemorativo e celebrativo, ma si reagisce indirizzando tutte le forze verso un lavoro cosciente di unificazione di tutti i settori delle classi oppresse contro il vero nemico che è la classe che li opprime e che, per oscurare la sua crisi, vuole oscurare il mondo in un nuovo Medioevo.

10-03-2006 

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