Chi era veramente Wojtyla? - Falcemartello

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Mentre Ratzinger è il nuovo papa

Il conclave riunito in Vaticano ha da poco eletto un nuovo papa, il cardinale Joseph Ratzinger. Dopo la morte di Karol Wojtyla siamo stati sottoposti a un bombardamento mediatico impressionante sulla sua figura, tanto che sembra sia impossibile formulare qualsiasi giudizio critico. Anche a sinistra le valutazioni positive si sprecano, emblematica la prima pagina di Liberazione del 3 aprile, “Amava la pace, riposa in pace”.

La separazione tra lo Stato italiano e la Chiesa sembrava ai più un dato acquisito, ma in questi giorni anche la minima illusione è stata spazzata via dall’atteggiamento servile del governo italiano nei confronti del Vaticano. Tre giorni di lutto nazionale, bibite e cibo per centinaia di migliaia di pellegrini. La protezione civile mobilitata con tutti i suoi uomini e mezzi. Non si trovano i soldi per costruire ospedali o scuole, ma per uno Stato estero come il Vaticano il governo Berlusconi è larghissimo di manica!

Addirittura il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, un tempo dirigente del Partito comunista italiano, propone di cambiare il nome della Stazione Termini in Stazione Giovanni Paolo II.

La controrivoluzione di Wojtyla

Il nostro giudizio sul Pontefice appena scomparso non può che essere negativo, non perché siamo affezionati al ruolo del comunista mangiapreti, ma in quanto lo leghiamo a un’analisi dei fatti degli ultimi venticinque anni.

Karol Wojtyla è stato il papa della restaurazione. Alla fine degli anni settanta, era proprio questa la figura che ci voleva in un momento in cui la borghesia a livello mondiale iniziava la sua svolta conservatrice all’insegna dei dogmi antiliberisti. Non a caso fu scelto un papa proveniente dall’Est europeo. La crociata di Giovanni Paolo II contro il comunismo, considerato come un vero e proprio “impero del male” da combattere senza tregua, acquisiva un valore aggiunto date le origini del papa polacco. Qualcuno suggerisce che Wojtyla sia stato l’artefice della “caduta del comunismo”. In realtà i regimi dell’Est erano entrati in una crisi inarrestabile dovuta all’asfissiante controllo burocratico sull’economia pianificata ed il ruolo del papa servì più come cemento ideologico per la controrivoluzione capitalista.

Sul fronte interno della Chiesa, si legò fin dall’inizio alle sue componenti più reazionarie, come l’Opus Dei, proteggendo monsignor Marcinkus, presidente dello Ior (la banca vaticana), accusato di bancarotta fraudolenta per lo scandalo del Banco ambrosiano alla fine degli anni settanta.

Tre anni fa è arrivata la scandalosa canonizzazione di Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Ricordiamo che questa organizzazione è stata promotrice attiva di ogni colpo di stato in America Latina negli anni settanta.

Giovanni Paolo II ha appoggiato tutti i dittatori più sanguinari in quella parte del mondo. Ha benedetto Pinochet, nel suo viaggio in Cile del 1988, legittimato in un suo viaggio la Junta militare in Brasile e si è scontrato frontalmente con la Rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Angelo Sodano, attuale segretario di Stato, la più alta carica politica del Vaticano dopo il Pontefice, è stato nunzio apostolico in Cile durante la dittatura militare. Anche Pio Laghi, che quando era nunzio apostolico in Argentina amava giocare a tennis con i colonnelli della Junta militare è stato premiato da Wojtyla e nominato Cardinale.

Sempre in America Latina il papa polacco ha attaccato frontalmente fin dall’inizio la “Teologia della Liberazione”, accusandola di “collusione con il comunismo”, perché sosteneva le istanze di liberazione sociale che scuotevano il continente. Ha isolato e represso i suoi principali esponenti, sospendendoli o impedendo loro di insegnare nei seminari e nelle facoltà di Teologia.

Giovanni Paolo II ha lanciato precisi segnali anche per quanto riguarda le canonizzazioni. Nel 2001 ha beatificato oltre duecento sacerdoti uccisi dai repubblicani durante la Guerra Civile Spagnola perché si erano collocati nel campo franchista.

Un papa di pace?

Nel 1998 giunge la beatificazione del Cardinale croato Stepinac, mentore del dittatore Ante Pavelic, fedele alleato di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Vaticano riconobbe immediatamente nel 1991 l’indipendenza di Croazia e Slovenia, contribuendo non poco all’inizio della guerra che ha insanguinato l’ex Jugoslavia nello scorso decennio. Qui gli interessi della chiesa cattolica erano davvero in gioco, non come per la recente guerra in Iraq, dove Wojtyla poteva permettersi una posizione classicamente “pacifista”, cercando di aprire in seconda battuta un varco per il cattolicesimo in Medioriente.

La cristianità doveva quindi essere la pietra miliare della civiltà europea, valore riconosciuto anche dal nuovo papa Benedetto XVI, e quindi era necessario scendere in campo per difenderla. Nel 1995 il papa polacco giustificò l’intervento “umanitario” in Bosnia. E quando nel 1998 il Papa si recò in Croazia a fornire la sua benedizione a Tudjman e ad Ante Gotovina, noti criminali di guerra, era sempre lo stesso “Papa di pace”?

Karol Wojtyla è sempre stato uno strenuo oppositore dei diritti delle donne e degli omosessuali. La Chiesa cattolica, al grido della difesa del “diritto alla vita” si è schierata contro il diritto all’aborto (una minaccia per l’umanità simile a quella posta dalle armi nucleari), al divorzio, all’utilizzo dei metodi contraccettivi e alla ricerca scientifica. Significativa la presa di posizione del Cardinale Ruini per il boicottaggio del referendum sulla procreazione assistita.

La critica di Wojtyla al capitalismo è sempre stata all’insegna di una critica alla “modernità” e per un ritorno al Medio Evo, dove la Chiesa Cattolica godeva di un enorme potere politico ed economico.

Questi “valori” sono condivisi, ed anzi portati fino all’estremo dal nuovo papa. Ratzinger era il prefetto del Sant’Uffizio, il guardiano dell’ortodossia cattolica. In gioventù militò nella gioventù hitleriana, “perché costretto”. Radicalizzerà tutte le posizioni più discutibili di Wojtyla: ricordiamo tra le posizioni più discutibili il divieto alle donne che abbiano abortito di ricevere la comunione, e il no all’ingresso della Turchia nella Unione Europea. Sicuramente Ratzinger è uno fra i papi più conservatori che si potesse scegliere. Ma questa scelta non è a caso: la chiesa cattolica è sempre stata uno dei pilastri del sistema diviso in classi. Oggi in un periodo di crisi del sistema capitalista, tutte le sue istituzioni devono serrare le fila a sua difesa: non c’è più posto per la benché minima “eresia” progressista. Non a caso Bush, non celando la sua soddisfazione ha commentato: “è il Papa che avrei votato anch’io”.

Ratzinger come Wojtyla, non ha dubbi rispetto a che parte stare. Dalla parte dello status quo, feroci avversari di ogni cambiamento che possa sconvolgere l’ordine morale imposto dalla religione. Per questo le classi dominanti di tutto il mondo hanno reso omaggio a Giovanni Paolo II. Presto Wojtyla diverrà santo, non ne dubitiamo. Noi che lottiamo per l’uguaglianza, la fraternità e la libertà dei lavoratori e delle masse oppresse qui sulla terra, vale a dire per tutto ciò che il papa polacco ha combattuto, non festeggeremo.