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Molto si è parlato, e certamente si continuerà a parlare, del rinnovato attivismo della Chiesa cattolica sotto Benedetto XVI, particolarmente attorno alla data del Family day. La campagna oscurantista dispiegata dal Vaticano si manifesta su numerosi fronti: Papa Ratzinger esorta i governi europei a non trascurare il cristianesimo nella costruzione dell’Unione se l’Europa vuole scongiurare “l’apostasia da sé stessa”; giunto in Brasile non rinuncia a un attacco indiretto a Cuba e al Venezuela di Chavez, mettendo in guardia dall’“emergere di forme di governo autoritario e soggette a ideologie che si credevano superate” e attaccando la “triste eredità del marxismo”.

Né si manca di usare la mano pesante contro chi osi criticare tutto questo, e ne sa qualcosa il comico Andrea Rivera, accusato di terrorismo per aver ricordato alcune reali indegnità commesse dalla Chiesa cattolica (come il funerale religioso negato a Welby e concesso a Pinochet).

Ma se tutto questo è noto e ampiamente dibattuto, molto meno si parla del “potere temporale” della Chiesa, ossia del suo ruolo economico e sociale all’interno del nostro paese. Un ruolo di primo piano, che salda oggi più che mai affari e politica, dimostrandosi capace di mobilitare un fronte articolato di sostegno politico trasversale ai due schieramenti.


Calano i praticanti


A partire dagli anni ’90 la religione ha rilanciato le sue incursioni nel terreno tradizionale della scienza, tentando di introdurre la teoria creazionista nei corsi di biologia e di bloccare la ricerca sulle cellule staminali. Sono i cedimenti da parte dei governi, di destra come di sinistra, a permettere che l’irruzione della Chiesa si estenda su ogni aspetto della vita privata, della famiglia e delle riforme sociali.

Tuttavia non sembra siano le spinte “dal basso” a invocare radicali cambiamenti negli usi e costumi delle famiglie e della società. Quella cristiana è in effetti la prima religione praticata nel mondo, ma spesso, soprattutto a sinistra, si tende a confondere i credenti con il potere della Chiesa, giustificando l’assunzione degli interessi di quest’ultimo con la necessità del consenso e del dialogo “plurale”. La bassa percentuale di chi frequenta la messa è un cruccio che la stessa Chiesa si pone. Diverse ricerche rilevano che in Italia la percentuale della frequenza alla messa diminuisce regolarmente: dal 35% del 1985 al 27% del 2007, con un abbandono massiccio dei giovani compresi tra i 18 e i 24 anni, dei quali solo il 15,7% frequenta la messa domenicale, a fronte di un 50% di anziani. A conferma che la Chiesa si appoggia sulle fasce deboli perché più facilmente strumentalizzabili e influenzabili, oltre il 43% del totale ha un basso livello di istruzione. (Dati tratti da indagini Eurisko – anni 2003 e 2007).

Lo Stato italiano trasferisce massicce quantità di soldi pubblici – in forma diretta e indiretta – nelle casse della Chiesa cattolica tramite provvedimenti ad hoc, leggi tributarie che la assolvono dai contenziosi o attraverso la gestione di capitali sul territorio nazionale, senza peraltro che si abbia idea esatta dell’ammontare delle movimentazioni di denaro lavorato dallo Ior.

Grazie ai Patti Lateranensi del 1929, lo Stato del Vaticano, con i suoi confini ben definiti, la sua organizzazione interna e il suo capo supremo (il Pontefice), è un vero e proprio Stato sovrano dotato di facoltà e pienezza dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. Fa inoltre parte di varie organizzazioni internazionali, e ha un solida collaborazione con l’Unaids, l’agenzia Onu che si occupa di lotta all’Aids. Quest’ultima riconosceva in un memorandum (31/03/2004) che “la chiesa cattolica è responsabile del 26% di tutti i servizi sanitari nel mondo” e che in 38 paesi in via di sviluppo ha in corso importanti programmi per la prevenzione dell’Aids. È vero, si ammette, la Chiesa non fa ancora marcia indietro sul profilattico, considerato come permeabile al virus Hiv e quindi proibito nella lotta alla prevenzione, ma tutto sommato meglio la Chiesa che niente!

Quantificare il giro di affari del Vaticano è molto difficile, grazie all’immunità diplomatica di cui gode e all’impossibilità di accedere alla contabilità bancaria e amministrativa.

Il suo patrimonio immobiliare viene in buona parte riconosciuto negli articoli dal 13 al 16 del Concordato. Comprende basiliche, palazzi pontifici, parrocchie, conventi, case gentilizie, atenei, comunità, uffici vescovili, conventi, confraternite, terreni e appartamenti sparsi, per buona parte nel centro di Roma, in tutta la capitale e nel resto d’Italia. Le ricerche effettuate, seppure approssimative, convergono nello stimare che oltre un quarto di tutti gli immobili della capitale sono proprietà del Vaticano. Il tutto condito dal privilegio dell’“extraterritorialità” e delle speciali esenzioni fiscali e tributarie previste dal Concordato, per le proprietà della Santa Sede e degli “enti ecclesiastici o religiosi”.

Lo Ior (la banca vaticana) amministra – sulla carta – circa 5 miliardi di euro. È al centro di una organizzazione mondiale di banche, gioca in Borsa, investe, raccoglie capitali, non è soggetta a nessuna legge antiriciclaggio e non incorre in nessuna sanzione penale o amministrativa. Questo naturalmente gli consente di movimentare somme di denaro sconosciute agli uffici tributari di tutto il mondo. L’allegra gestione ha visto in passato lo Ior finire in numerose inchieste giudiziarie, tra cui il celebre crack del Banco Ambrosiano (con l’uccisione di Giorgio Ambrosoli e il caso del banchiere Calvi trovato impiccato sotto un ponte di Londra), o la maxi tangente del caso Enimont, scomparsa oltre le mura della Santa Sede, per citarne alcuni.


Revisioni al Concordato: ulteriori doni


La revisione del Concordato voluta dal governo Craxi nel 1984 aboliva l’anticostituzionale riferimento alla “sola religione dello Stato”, ma estendeva l’ora di religione cattolica alle scuole materne e sostituiva la “congrua” col finanziamento “volontario” dell’8 per mille, molto più vantaggioso per la Chiesa. La cifra incassata, infatti, ammonta annualmente a circa un miliardo di euro che, secondo le stesse cifre ufficiali della Cei relative al triennio 2002-2004, vengono destinati solo per il 20% a interventi caritativi, mentre il 34% va al sostentamento del clero e il 46% alle “esigenze di culto”. Lo stesso meccanismo è truffaldino. Infatti, in media solo un terzo degli italiani decide dove destinare l’otto per mille. La legge 222 del 20.05.85 prevede che, in caso di mancata scelta da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Poiché quindi nella minoranza che sceglie, la maggioranza opta per la chiesa cattolica, questa ottiene la maggioranza (circa l’85%) dell’intero gettito!

Altri finanziamenti di Stato, regioni, province e comuni piovono sulla Chiesa, nei modi più disparati. Per la scuola privata (che in Italia vuol dire soprattutto cattolica), vengono elargiti attraverso contributi statali, finanziamenti a singoli progetti, buoni scuola alle famiglie, sussidi regionali e di altri enti locali. Per il 2006 i “contributi alle scuole non statali” (circolare ministeriale n. 31, 29/03/06) ammontano a poco meno di 550 milioni di euro. Sono circa 30 milioni di euro per buoni scuola quelli concessi agli studenti delle scuole cattoliche, per accedere ai quali non sono imposti limiti di reddito. Anche chi ha tanti soldi, dunque, può fare domanda.

I “doni” che lo Stato offre alla Chiesa si estendono anche alla sanità privata, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, attraverso finanziamenti e mancate entrate per esenzioni fiscali (imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunto).

Un capitolo a parte meriterebbe l’esenzione dal pagamento dell’Ici per gli enti “non esclusivamente commerciali”, cioè per tutte quelle imprese (ade esempio ostelli e strutture ricreative) dotate semplicemente di una cappella!


Per la laicità dello Stato!


La decadenza in cui oggi versa il capitalismo pone seriamente le basi per un conflitto di classe che metta in discussione il potere dello Stato. Questo è il pericolo principale, da cui l’auspicio di papa Ratzinger che “in futuro possiamo resistere alle paure, che sono alla radice di queste legislazioni”, con un evidente richiamo alla mobilitazione dei fedeli.

Bisogna mettere fine a questa ondata reazionaria attraverso un’azione concreta da parte della sinistra italiana e di Rifondazione comunista in primo luogo. Occorre una vera battaglia per la laicità dello Stato, ma soprattutto di classe, per l’emancipazione e il progresso degli sfruttati, per cancellare i pregiudizi religiosi, per far sì che la pioggia di denaro versata dallo Stato alla Chiesa venga destinata per trovare reali soluzioni alla povertà dilagante. La religione va proclamata affare personale di ogni cittadino!

 


Istituti controllati dal Vaticano
Seminari                                                                     504
Scuole                                                                         8.779

di cui:    materne                                                           6.228

             elementari                                                       1.280

            secondarie                                                       1.136    

            universitarie o parauniversitarie                         135

Centri di assistenza                                                    6.105

di cui:    case di cura                                                    1.853

            centri “difesa della vita e della famiglia”              1.669  

            orfanotrofi                                                        729

           consultori familiari                                             534

           nidi d’infanzia                                                    399

            ambulatori e dispensari                                      136

            ospedali                                                            111

           d’altro genere                                                    674

 

Fonte: Piergiorgio Odifreddi (docente di logica all’Università di Torino), Perché non possiamo essere cristiani (e men che meno cattolici), ed. Longanesi.

 

 

 

23/05/07 

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