No alla deriva reazionaria a Pavia - Falcemartello

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La vicenda dello sgombero dei rom

Una vera e propria campagna razzista e reazionaria  è stata scatenata a Pavia attorno alla vicenda dello sgombero di decine di famiglie di rom originari della Romania. I Giovani Comunisti di Pavia ed i sostenitori di FalceMartello sono stati in prima linea nella solidarietà con le famiglie immigrate e in questo articolo ci forniscono un rescoconto ed un'analisi della situazione.

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Il progressivo smantellamento dello Stato sociale, le insostenibili condizioni di  lavoro sempre  più precario e sottopagato, il continuo aumento del costo della vita e la costante  perdita del potere d’acquisto da parte dei lavoratori, sono problemi che investono non solamente la classe operaia italiana, ma anche tutti quei lavoratori immigrati che sono venuti nel nostro paese alla ricerca di condizioni di vita migliori di quelle che hanno lasciato. Le migliaia di clandestini disperati che arrivano in Italia, quasi sempre finiscono per diventare manovalanza da sfruttare nei cantieri e nelle fabbriche da parte del padronato nostrano. Vanno debitamente considerate non soltanto le condizioni disperate in cui si trovano costretti a vivere e che li spingono ad accettare qualsiasi situazione lavorativa, ma anche il fatto che sempre più spesso sono vittime di soprusi ed atti di razzismo, diventando una delle fasce del proletariato maggiormente sfruttata.

Negli ultimi tempi, infatti, l’intera penisola è attraversata da una vera e propria ondata di razzismo, il principale problema del governo sembra essere quella che il Ministro degli interni ha definito l’ “emergenza lavavetri” e anche nella provincia di Pavia si avvertono le prime conseguenze di tale politica. Mentre scriviamo questo articolo, la situazione resta in continua evoluzione e gli eventi si susseguono con rapidità, pertanto rimandiamo i lettori per ogni aggiornamento a successivi articoli sul nostro sito e su i siti web www.giovanicomunistipavia.org e sul blog circolopasolini.splinder.com

Le premesse di un disastro annunciato

L’area SNIA è la più grande area dismessa di Pavia; nasce nei primissimi anni ‘20 come fabbrica adibita alla produzione delle fibre tessili, raggiungendo in città un apice occupazionale di 2000 operai, subisce una  battuta d’arresto a partire dagli anni ’70, dopo una progressiva diminuzione dei comparti produttivi e riduzione del personale, arrivando alla chiusura definitiva nel 1982. L’arrivo dei primi Rom a Pavia ed il loro conseguente insediamento all’interno della SNIA è questione recente e risale più o meno al 2001; di ben più lunga data sono gli interessi economici e di speculazione edilizia legati al riciclo dell’area: questi due fattori intrecciandosi hanno portato alle drammatiche dinamiche a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni.

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 La manifestazione dei rom a Pavia del 31 agosto dopo lo sgombero

nizialmente la comunità rom era piuttosto esigua, poi, nel corso degli anni è aumentata fino a comprendere 222 persone, di cui 84 bambini; l’atteggiamento delle Giunte comunali che si sono succedute (fra l’altro, tutte di centro-sinistra) è sempre stato refrattario alla effettiva messa in opera di tentativi volti all’integrazione della comunità, se si esclude qualche timido esperimento da parte dell’ex-assessore ai servizi sociali Walter Minella. Se è vero che il comune di Pavia non ha mai portato avanti politiche sociali per i ceti meno abbienti, come ad esempio una politica di edilizia veramente popolare (sono oltre 1000 i pavesi in lista d’attesa di una sistemazione negli alloggi popolari), tanto meno si è impegnato nei confronti della comunità rom, da una parte rifiutandosi di costruire dei campi nomadi, dall’altra lasciando che queste 222 persone seguitassero a vivere nell’area SNIA, in condizioni disumane in una vera e propria favela a cielo aperto, in mezzo ai topi, all’amianto e diverse altre sostanze tossiche presenti nel terreno. E’ fuori dubbio che a nessuno, all’interno della comunità, piacesse vivere alla SNIA, ma va anche ricordato che, considerati gli aumenti vertiginosi degli affitti, per loro è di fatto impossibile potersi permettere una situazione alternativa.

Anche per quanto riguarda il diritto all’istruzione scolastica, che ricordiamo essere obbligatoria in Italia fino ai 16 anni, la vecchia giunta ha perseguito la politica dello struzzo, ignorando completamente il problema, mentre addirittura il sindaco Capitelli ha volutamente negato l’iscrizione dei bambini alle scuole, nel timore che le famiglie s’insediassero: di fatto, dei 48 bambini in età scolare su un totale di 84, solo dieci per un breve periodo hanno avuto la possibilità di frequentare le scuole pavesi.

pavia_rom2 La mancanza di una una politica di reale integrazione e di appositi interventi sociali (per esempio l’attuale assessore ai servizi sociali è arrivato ad impedire che i volontari e gli assistenti sociali entrassero nella SNIA), qualche inevitabile piccolo furto dettato dalle condizioni di sottoproletariato in cui la comunità si è trovata costretta a vivere, ha esasperato la situazione creando così le basi per un diffuso malcontento popolare fra gli abitanti del quartiere. Questo malcontento è stato sfruttato ad hoc da una parte dal principale giornale locale che si è impegnato in una massiccia e consapevole campagna di disinformazione, trattando la “questione rom” con toni che lasciavano presagire un’imminente apocalisse, dall’altra parte da Forza Nuova, che ha aperto una sede in città lo scorso giugno, e che si è premurata di convocare una fiaccolata con parole d’ordine da KuKluxKlan  proprio nel quartiere della SNIA, invocando la cacciata dei Rom da Pavia e dando luogo ad uno spettacolo che richiamava alla memoria il film “Mississipi burning”.

Ci sembra comunque significativo fornire alcuni dati della Questura a proposito dei furti commessi in città; nell’arco di tempo compreso tra il 2000 ed il 2004 si è registrato un aumento vertiginoso dei  reati contro il patrimonio per una crescita complessiva che si attesta intorno al 64%. Nel 2004, anno di punta, i rom a Pavia erano 4. Tra il 2004 ed il 2007 il numero dei furti si è mantenuto stabile, ma nel frattempo i rom erano diventati oltre 200, evidentemente il problema non sono loro.

Ad onor del vero, dalla condizione di sottoproletariato di cui parlavamo poc’anzi, la comunità rom si sta progressivamente emancipando: la maggior parte degli uomini è impegnata come manovalanza operaia nei cantieri, oppure compie lavori stagionali come la vendemmia e la raccolta dei pomodori, mentre alcune donne svolgono mansioni come domestiche o lavapiatti.

Lo sgombero della Snia: una speculazione edilizia che si trasforma in emergenza umanitaria


L’ipotesi dello sgombero dell’area SNIA era nei piani del Comune già da diverso tempo, tuttavia le pressioni messe in campo dal gruppo imprenditoriale Zunino hanno accelerato notevolmente i tempi. Zunino è un imprenditore che a livello nazionale è strettamente legato da rapporti d’interesse al partito di D’Alema e Fassino, ed è altrettanto collegato a personaggi molto chiacchierati dell’economia italiana come Ricucci. La Giunta Capitelli non ha fatto nient’altro che favorirlo, apprestandosi a cambiare per l’ennesima volta il piano regolatore cittadino per consentire a Zunino di poter costruire su quell’area un centro commerciale e villette residenziali per i ceti più abbienti. Tuttavia, la strada dei loschi affari condotti dalla cricca Capitelli-Zunino era sbarrata dalla presenza dei rom nell’area: tale motivazione ha portato allo sgombero del 30 agosto. Approfittando della scarsa attenzione che di solito viene prestata alla politica locale (e nazionale) nei mesi estivi e dall’esigua presenza di pavesi in città nel mese di agosto, verso le 6.30 della mattina più di un centinaio di agenti delle forze dell’ordine faceva irruzione nell’area SNIA. Lo sgombero, anche grazie alla mediazione fatta dal Circolo Pasolini, si è svolto in maniera assolutamente pacifica: i rom, dando atto di una profonda dignità, hanno dato vita ad una silenziosa processione, spostandosi, insieme alle proprie masserizie in una piazzetta Maggi, adiacente alla SNIA. Alle ore 9.30 un corteo di un centinaio di rom insieme ad alcuni compagni, si è diretto verso il palazzo comunale mostrando cartelli e lanciando slogan attraverso i quali rivendicavano il proprio diritto all’esistenza, ad un lavoro umile e all’istruzione per i bambini. Arrivati sotto il palazzo Mezzabarba  (la sede del comune) cui tutti gli accessi erano blindati dalla polizia, il corte ha continuato la propria protesta sotto una pioggia torrenziale, cercando di dialogare con i cittadini pavesi. Peccato che il sindaco di essi si sia rifiutato di accoglierne una delegazione!

L’atteggiamento della Giunta Capitelli che si è ormai conquistata sulla stampa nazionale il soprannome di sinistra-leghista è stato scandaloso: infatti ha solamente pianificato lo sgombero, senza aver predisposto alcun piano d’accoglienza alternativo, tant’è il sindaco Capitelli affermava sulla Provincia Pavese: “ Il problema della messa in sicurezza dell’ex-SNIA è risolto. Resta aperta la questione di ordine pubblico che compete al prefetto” Per alcuni giorni piazzetta Maggi si è trasformata in un vero e proprio centro d’accoglienza: con l’aiuto dei volontari della protezione civile è stata allestita una tendopoli d’emergenza, mentre la Croce Rossa si occupava di distribuire i pasti giornalieri. Gli uomini della comunità hanno immediatamente dato il via ad uno sciopero della fame con le seguenti rivendicazioni:

1-una locazione più umana
2-un poco di privacy familiare (nel tendone tutte le famiglie erano insieme)
3-l’applicazione anche a Pavia sulle indicazione UE sui diritti umani.

La situazione è rimasta in stand-by fino al 4 settembre, momento in cui è arrivata la notizia che la Prefettura era riuscita a trovare una sistemazione per la comunità intera in una cascina a Marcignago, in provincia di Pavia. L’imprenditore Zunino nel frattempo, attraverso la mediazione degli assistenti sociali,  aveva messo a disposizione una ridicola somma di denaro (250 euro a famiglia più 50 euro a bambino) affinché i rom accettassero di tornarsene in Romania, proposta accettata da una percentuale bassissima fra loro. La colonna di rom, ammassati su un autobus con tutte le loro cose trasportate sui camion della spazzatura, diretta alla volta di Marcignago, nella speranza di andare incontro ad una soluzione migliore e meno precaria della precedente, ha dovuto subito fare marcia indietro: la cascina che doveva essere messa a disposizione della comunità era di fatto già abitata. Le nuove disposizioni della Prefettura sono state dunque che la comunità si sposti al poligono di Torre d’Isola, paesino guidato da una giunta di centrodestra  e vera e propria oasi residenziale per cittadini altolocati (pensiamo alla famiglia Ravizza, proprietari delle pelliccerie Annabella, al parlamentare Bosone e a Max Pezzali...). Coi camion impossibilitati a procedere per la strettezza della stradina di campagna, col sindaco, vice-sindaco ed uno sparuto manipolo di residenti a sbarrare la strada al grido di “forni crematori, forni crematori” , i rom si sono dovuti rendere presto conto che la loro odissea non era finita. I nuovi ordini sono che la comunità si sposti nuovamente verso Pavia, nel posteggio dello stadio; dopo diverse ore di attesa saranno dirottati al palazzetto dello sport di Pavia in cui resteranno due giorni, con condizioni igieniche migliori (potevano dormire nella palestra e usufruire dell’acqua del complesso sportivo), ma sempre affidati alla buona volontà dei volontari che hanno provveduto al cibo e ai vestiti (i sostenitori di FalceMartello ha offerto una cena ed una colazione).


La diaspora in provincia


Dopo due giorni passati al palazzetto, la comunità viene smembrata in quattro gruppi e già dalla sera stessa si assiste a veri e propri atti di violenza razzista. Il gruppo destinato ad una cascina diroccata ad Albuzzano, sequestrata d’ufficio dal prefetto, costretto a stare senza luce finché la CGIL non ha messo a disposizione un generatore, e quello destinato ad una struttura d’accoglienza di alta qualità a Pieve Porto Morone, si sono dovuti scontrare con l’opposizione della popolazione locale fomentata ed organizzata da Forza Nuova e Lega Nord. Nel caso di Albuzzano si sono verificati blocchi stradali ed una sorte d’assedio medievale alla cascina, arrivato fino al punto di scavare una buca profonda due metri a mo’ di fossato, per impedire l’accesso all’abitazione. In queste ultime ore abbiamo avuto notizia che il proprietario di cascina Mensi ad Albuzzano con ogni probabilità vincerà il ricorso con la conseguenza che per i rom di Albuzzano, fra una settimana, ricomincerà la ricerca di un nuovo posto in cui sistemarsi. Indubbiamente la situazione più grave è da registrarsi a Pieve P. Morone, dove è tutt’ora in corso un presidio permanente alla struttura d’accoglienza che mostra non poche analogie con quanto si verificò al campo nomadi di Opera (Mi) qualche mese fa.

pavia_rom3 La progressiva deriva moderata e l’estenuante rincorsa della sinistra italiana verso temi propri della destra quali la "sicurezza" e la "legalità" ha lasciato ampi spazi alla demagogia populista e razzista di forze politiche reazionarie come la Lega Nord e Forza Nuova. A Pieve P. Morone, Lega e Forza Nuova si sono messe alla guida di un movimento cittadino, strumentalizzando le paure irrazionali ed isteriche delle fasce più arretrate della popolazione. Dei rom di Pieve, 13, terrorizzati, sono scappati col favore della notte, dandosi alla macchia nei campi di mais e si sono diretti verso Pavia: fra loro c’erano tre giovani donne incinte e diversi bambini. La gravità della faccenda è stata tale da ottenere ampio spazio in diversi giornali nazionali: in effetti la situazione è ad oggi allarmante. La struttura d’accoglienza è presidiata 24 ore su 24 da una folla inferocita: ad accogliere i rom uno striscione che recita “noi non vi vogliamo, vi odiamo” e slogan del calibro di  “meglio un anno da italiano che cento da zingaro”, “zingaro uguale animale”, “ vi ammazziamo i bambini”, “vi bruciamo vivi”.

Alle parole, in alcuni casi, sono seguiti i fatti: il primo giorno un volontario che stava uscendo con la macchina è stato raggiunto e ferito alla testa da un sasso, Irene Campari, consigliera indipendente di sinistra al Comune di Pavia è dovuta uscire di notte fonda scortata all’interno di una vettura dei carabinieri e anche chi scrive è sfuggito fortunosamente a due tentativi di linciaggio e riuscito a passare indenne attraverso una leggera sassaiola, mentre proprio la notte fra l’8 ed il 9 settembre un mattone lanciato all’interno della struttura, rompendo le finestre ha sfiorato un bambino che dormiva. Per contrastare l’emergenza il Prefetto ha messo in atto una misura assolutamente palliativa, destinando 1300 euro a famiglia ed un biglietto di sola andata per la Romania. Al momento sono 26 i rom che, spinti dalla disperazione, hanno accettato la proposta.


Rifondazione, la giunta Capitelli e il Circolo Pasolini


A Pavia Rifondazione, arrivata alle elezioni comunali del 2005 alleata dell’Unione con cui aveva sottoscritto il programma elettorale intitolato “Pavia città dell’accoglienza”(!), già presente in maggioranza con un consigliere comunale, era entrata a far parte della Giunta circa  undici mesi fa prendendo l’assessorato con deleghe allo Sport e alle Politiche giovanili, nonostante i compagni di FalceMartello  avessero più volte sottolineato la mancanza oggettiva di condizioni per tale entrata e nonostante la quasi totalità della base del partito ed i Giovani comunisti si fossero dichiarati contrari. Come ci sembra emerga pienamente da quest’articolo, è evidente che la Giunta di centrosinistra pavese porti avanti tutta una serie di politiche in accordo con gli speculatori edilizi, politiche repressive verso ogni sorta di movimento giovanile (dagli attacchi al Centro sociale Barattolo a quelli verso i ritrovi tradizionali dei giovani della sinistra pavese), politiche razziste verso la comunità rom presente sul territorio e via dicendo.

Come spesso capita anche a livello nazionale, Rifondazione si è trovata a fare la copertura a sinistra di tutta questa serie di scelleratezze, senza in realtà riuscire ad incidere in alcun modo e senza essere nemmeno presa troppo in considerazione o consultata sulle decisioni “ che contano”. Sulla “questione SNIA” è particolarmente evidente come il partito fosse in balia degli eventi, come dei naufraghi alla deriva, senza alcuna prospettiva concreta che altrimenti avrebbe reso altrettanto chiaro l’impossibilità di partecipare ad una maggioranza, per non parlare di una giunta, del genere.

All’improvvisa notizia dello sgombero, i dirigenti locali, messi di fronte ad un gesto razzista di tale portata, hanno scritto una lettera ai giornali annunciando l’uscita del PRC dalla Giunta Capitelli, in nome del mancato rispetto del programma elettorale (sic!) e chiedendo l’applicazione dell’accoglienza predicata nello stesso. Questa presa di posizione, legittima anche se un po’ tardiva, ha scatenato le proteste di tutti quei compagni che non sono disposti a rompere col centrosinistra neppure di fronte alle nefandezze più estreme, lamentando il pericolo della riconsegna della città alla destra. D’altro canto, ci viene difficile immaginare una politica ancor più razzista e peggiore di quella portata avanti dalla giunta pavese nei confronti della comunità rom  e ci sorge spontaneo chiederci di fronte a quali generi di cose questi compagni, sempre pronti a giustificare le politiche più reazionarie in nome della difesa del Paese dalla destra, si possano convincere che non esistono margini di confronto né paletti con chi assiduamente perpetra attacchi verso i più deboli, sfrutta i lavoratori e costringe a vivere milioni di questi in condizioni di precarietà, smantellando quel poco che ormai resta dello Stato sociale. Il direttivo di circolo ha votato alla quasi unanimità l’uscita di PRC da maggioranza e Giunta (l’assessore aveva già presentato le sue dimissioni la mattina stessa, in polemica più con il Partito accusato di non aver sostenuto il suo lavoro all’interno della giunta che con le politiche portate avanti dal sindaco...), sottolineando in diversi interventi dei compagni, con una certa tristezza, quale grande occasione avessimo perso!

La totale assenza di un programma d’accoglienza ed integrazione concreta del PRC e del resto della sinistra pavese, ha fatto emergere l’operato del Circolo Pasolini, un’associazione di volontari guidata dal giornalista ed editore Giovanni Giovannetti e da Irene Campari. Queste persone per mesi si sono adoperate per aiutare la comunità rom, non solo portando cibo e vestiti, ma soprattutto cercando di integrare i bambini mandandoli a scuola e cercando un lavoro per i loro genitori, svolgendo un lavoro encomiabile che è venuto alla luce specialmente nell’emergenza delle ultime settimane. Il loro impegno non può essere una giustificazione alle mancanze oggettive di ricerca di una soluzione politica, che avrebbe dovuto dare a queste persone una risposta concreta ai loro prioritari bisogni: lavoro, casa, istruzione per i figli con la conseguente possibilità di emanciparsi nel tessuto sociale pavese. Ci sentiamo in diritto di chiederci: se poche persone volontarie sono riuscite a dare una prospettiva di integrazione all’intera comunità, diventando per loro un vero e proprio punto di riferimento, cosa avrebbe potuto fare un partito con centinaia di iscritti con una prospettiva politica differente?

Conclusioni

L’attacco che viene rivolto ai lavoratori immigrati, è un attacco perpetrato nei confronti dell’intera classe operaia: i padroni che li sfruttano sono poi i primi ad utilizzare l’arma del razzismo per dividerli da quelli italiani. Le condizioni di precarietà di vita e di lavoro sono il comune denominatore di tanti italiani ed immigrati: la lotta di Sassuolo di cui abbiamo parlato sulle pagine di questo giornale ha dimostrato che l’unità fra lavoratori italiani ed immigrati è possibile. Sarà proprio da questa unità che si dovrà partire per lottare  affinché il lavoro non si venda al di sotto di determinati prezzi e condizioni; questa lotta dovrà assumere carattere di massa e servirsi delle migliori tradizioni del movimento operaio. Contro il razzismo, la xenofobia e lo sfruttamento padronale, non un solo passo indietro!

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Alcune interviste agli immigrati sgomberati dall'Area Snia

 

 

Come ti chiami?
Natalino
Da quanto sei in italia?
5 anni
E qua a Pavia da quanto tempo?
Quattro anni e mezzo
Hai un lavoro?

Si c'è un lavoro, faccio la galleria anche le autostrade, muratore finito.
Da quando sei in italia quanti lavori hai fatto? Da quattro anni sempre ho lavorato, lavorato. Nelle ferrovie a Tortona, ha fatto qui vicino all'esselunga trenta appartamenti. Qui a Pavia mi conoscono. Il comune mi ha detto ti faccio le documenti, e non sono fatti mai.
Ma lavoravi per il comune?
Lavoravo per ditta, il capo di lavoro non mi ha fatto il permesso di soggiorno e non mi ha fatto niente, il contratto de lavoro la portata in comune, il comune mi ha detto aspetta non ti preoccupa perché sei in nostre mani. Ci ho detto che ho cinque figli sono uscito fuori di struttura e la padrona di casa mi ha detto Natalino esci fuori che dopo un mese ti mettiamo ancora in altra stanza, io li ho detto che pago anche 400 euro al mese di mia possibilità perché ho un salario, che mi da 300-400 euro. Lavoro anche il sabato e la domenica, per fare la spesa per mio figlio, mi bastano i soldi. Se trovo qualche appartamentino per me e mia famiglia pago 400 euro più la spesa condominiale, luce, gas, le scale, l'acqua, il pulire. Stesso come un italiano
So che state facendo uno sciopero della fame: cosa rivendicate?
Io ha fatto questa cosa perché quando vedi tuo figlio fuori, all'aria senza un coperto, senza niente, senza un'abitazione. I miei figli vanno a scuola e penso che gli serve un bagno, le serve qualche ?dusch?, qualcosa per stirare i vestiti dei piccolini. Loro sono alla scuola tutti 5 figli, un altro ha lavorato alla chiesa di borgarello. Dove si trova si lavora, sempre, sempre, sempre, pitturare dentro gli appartamenti per tutte le cose. Il mio figlio più grande ha finito la scuola e mi aiuta un pochettino a lavoro dove si trova.
Dimmi com'è la situazione nella tendopoli
Si vive male qua perché vedi non ce l'hai dove ti lavi, adesso sono 3-4 giorni che non siamo lavati, i piccolini non sono lavati ce l'abbiamo bisogno. Il vestito non ce l'hai dove si lava e non lo so cosa facciamo perché non ce l'abbiamo la condizione di vivere come si vive un uomo umano, perché non c'è lavare non c'è niente.
Quando un uomo e pulito i suoi vestiti sono stirati, lavati, l'infezione va, così se non ti lavi, non sei lavato, non sei pulito, l'infezione viene sempre. Un uomo senza lavato è come un maiale.

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Pansi è rumena e non è una rom, è sposata con giovanni, ha 19 anni e lui ne ha 20.

Come ti chiami?
Pansi
E da quanto tempo sei a Pavia?
Da tanto tempo dal 1999.
Che lavoro fai?
Lavo i piatti.
Dove?
A Pavia, in un ristorante
E hai un contratto?
Per adesso c'ho la carta d'identità italiana però il contratto non possono farmelo adesso ma a settembre.
Hai dei figli?
No
Gli uomini stanno facendo lo sciopero della fame, voi cosa farete lunedì quando la tenda verrà tolta?
Noi staremo qua, anche se ci mandano via noi staremo qua, perché noi vogliamo un'abitazione noi siamo persone non siamo animali non siamo da buttare fuori dal cantiere.
Ogni persona cerca la sua vita, creare una famiglia. Se lavori hai un futuro, dei bambini, perché se loro crescono come i papà andranno avanti così, andranno avanti come i papà a vivere sulle strade, non avere la scuola, non sapere leggere. Se uno gli fa firmare qualcosa non lo sa leggere. Quindi vogliamo tutti una possibilità per i nostri bambini. Vogliamo creare una famiglia, educare i nostri bambini nel modo giusto, come sono tutto il mondo, di dare una scuola, una possibilità, avere l'educazione nella testa e tutte le persone devono essere civili, come vedi noi non teniamo sporco mai. 
Quindi bisogna essere educati, igienici, vogliamo avere una famiglia, per potere come andiamo sulla strada di non farci vedere guarda quelli sono dell'area snia, vogliamo essere puliti, educati, ordinati come tutta la gente che stanno in giro. Non vogliamo che dicono guarda che quelli rubano, guarda quelli che picchiano, guarda quelli della snia, noi vogliamo essere della gente come tutti gli altri.
Avere una famiglia normale, andare avanti con il lavoro, avere i nostri bambini a scuola, puliti e educati. Punto, questo vogliamo, non vogliamo i soldi, non vogliamo essere ricchi, noi vogliamo solo un educazione una casa e poter crescere i bambini nel modo giusto.
 

 
Alcuni video girati dai compagni di Pavia 

I segni degli attacchi fascisti ai rom

Le condizioni della cascina di Albuzzano