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Dal nostro corrispondente di affari religiosi

 

Papa Giovanni Paolo II è morto. In questi giorni siamo sottoposti a un bombardamento mediatico impressionante sulla sua figura, tanto che sembra sia impossibile formulare qualsiasi giudizio critico. Anche a sinistra le valutazioni positive si sprecano, emblematica la prima pagina di Liberazione di ieri, “Amava la pace, riposa in pace”.

Il nostro giudizio non può che essere che negativo. Karol Wojtyla è stato il papa della restaurazione. Sul fronte interno della Chiesa, si è legato fin dall’inizio alle sue componenti più reazionarie, come l’Opus Dei, proteggendo monsignor Marcinkus presidente dello Ior (la banca vaticana), accusato di bancarotta fraudolenta per lo scandalo del Banco ambrosiano alla fine degli anni settanta. Nell’articolo che pubblichiamo citiamo la scandalosa canonizzazione di Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei.


Ha appoggiato tutti i dittatori più sanguinati dell’America Latina. Ha benedetto Pinochet, nel suo viaggio in Cile del 1988, e si è scontrato frontalmente con la Rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Angelo Sodano, attuale segretario di Stato, la più alta carica politica del Vaticano, è stato nunzio apostolico in Cile durante la dittatura militare. Anche Pio Laghi, che quando era nunzio apostolico in Argentina amava giocare a tennis con i colonnelli della Junta militare è stato premiato da Wojtyla e nominato Cardinale.


Sempre in America Latina il papa polacco ha attaccato frontalmente fin dall’inizio la “Teologia della Liberazione”, accusandola di “collusione con il comunismo”, perché sosteneva le istanze di liberazione sociale che scuotevano il continente. Ha isolato e represso i suoi principali esponenti, sospendendoli o impedendo loro di insegnare nei seminari e nelle facoltà di Teologia.


Giovanni Paolo II ha lanciato precisi segnali anche per quanto riguarda le canonizzazioni. Nel 2001 ha beatificato oltre duecento sacerdoti uccisi dai repubblicani durante la Guerra Civile Spagnola perché si erano collocati nel campo franchista.


Nel 1998 era stata la volta del Cardinale croato Stepinac, mentore del dittatore Ante Pavelic, fedele alleato di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale.


Il Vaticano riconobbe immediatamente nel 1991 l’indipendenza di Croazia e Slovenia, contribuendo non poco all’inizio della guerra che ha insanguinato l’ex Jugoslavia nello scorso decennio. Quando il Papa si è recato in Croazia a fornire la sua benedizione a Tudjman e ad Ante Gotovina, noti criminali di guerra, era sempre lo stesso “Papa di pace” di cui si parla fino alla nausea?


Karol Wojtyla è stato uno strenuo oppositore dei diritti delle donne e degli omosessuali. La Chiesa cattolica, al grido della difesa del “diritto alla vita” si è schierata contro il diritto all’aborto, al divorzio, all’utilizzo dei metodi contraccettivi e alla ricerca scientifica. Significativa la presa di posizione del Cardinale Ruini per il boicottaggio del referendum sulla procreazione assistita.


La critica di Wojtyla al capitalismo, è sempre stata all’insegna di una critica alla “modernità” e per un ritorno al Medio Evo, dove la Chiesa Cattolica godeva di un enorme potere politico ed economico.


Sicuri di fornire un utile servizio a tanti militanti ed attivisti di sinistra sfiniti dalla propaganda a senso unico dei mass media, pubblichiamo un articolo apparso un paio di anni fa sul sito In Defence of Marxism.


4 aprile 2005


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Nel mondo peccaminoso del XX secolo era molto difficile essere dei santi o, almeno, uno sarebbe portato a pensare così. Non era dello stesso avviso il papa Giovanni Paolo II, il quale durante la sua permanenza al seggio di Pietro ne ha canonizzati niente meno che 482 (oltre a 1300 beati). Senza dubbio un altissimo livello di produttività, tale da farne un entusiasta leader di mercato nel business della produzione di santi.


Per rendere meglio l’idea della dimensione della cosa, questo ultimo papa ha proclamato più santi di tutti i suoi predecessori, in duemila anni di storia della chiesa messi insieme. Negli ultimi anni, nonostante le precarie condizioni di salute, non ha rallentato affatto il ritmo, come testimonia il processo di santificazione-lampo di madre Teresa di Calcutta a soli sei anni dalla morte.


Da quest’ultimo fatto si capisce il segreto del record di produttività di Giovanni Paolo II, che del resto non è affatto un segreto, ossia l’attenersi in maniera estremamente puntuale al metodo consolidato della produzione capitalistica: la velocizzazione dei processi produttivi. Gli studi sui guadagni di produttività, sulla riorganizzazione di tempi e metodi hanno avuto grossa eco in ogni ambito produttivo ed hanno dato i loro frutti. Si prenda, al contrario, il caso di Giovanna d’Arco che ha dovuto aspettare 600 anni per essere proclamata santa, mentre a madre Teresa ne sono bastati sei: un incremento di produttività del diecimila per cento! Cosa pretendere di più?!


La ragione per la quale il processo di canonizzazione richiedeva tanto tempo era che, per essere ammessi alla stanza dei bottoni del cielo, bisognava soddisfare alcuni stringenti (ancorchè piuttosto antiquati) requisiti. Il primo era quello di aver un buon Curriculum Vitae, una buona storia, tale da convincere la gente a fermarsi ad ascoltarla; il secondo (e qui sta il bello come vedremo in seguito) era un miracolo accertato, ed il terzo, non meno importante, era quello di essere appoggiato da un papa.


Ora, ai tempi in cui i ritmi di vita erano meno frenetici e nessuno aveva mai sentito parlare di bonus di produttività, i papi avevano modalità piuttosto lunghe e farraginose per elevare i candidati agli altari. I metodi di produzione non erano così snelliti ed organizzati, si richiedeva un sacco di lavoro burocratico, di timbri e scartoffie, tutta una pletora di prove inutili per convincere il Vaticano della genuinità del miracolo. Questo era chiaramente un pesante disincentivo alla cultura d’impresa e spiega come mai così pochi siano stati quelli, tra i tanti aspiranti, che hanno conquistato la santità.


Poi è arrivato Karol Wojtyla: un uomo del suo tempo, senza fronzoli, energico, dinamico, con il senso degli affari, assolutamente allineato con la cultura d’impresa del XXI secolo. L’ultimo papa ha fatto piazza pulita della burocrazia, dei lacci e lacciuoli che questa comportava, liberalizzando ed aprendo il mercato. Perciò i miracoli cominciarono ad essere riconosciuti in blocco ed il numero di santi è schizzato verso l’alto a più riprese, mentre gli scettici e gli oppositori sono stati ridotti al silenzio.


Madre Teresa, come tutti sanno, era una sorella spirituale di Giovanni Paolo II: entrambi provenienti dall’Europa orientale (lei albanese, lui polacco), entrambi feroci anticomunisti, entrambi con intime relazioni con i politici più reazionari di Washington, entrambi ferventi sostenitori dei settori più conservatori della chiesa cattolica, fanaticamente contrari al controllo delle nascite ed all’aborto.


In proposito, madre Teresa amava ripetere: "se una madre può uccidere il suo bambino nel suo stesso grembo, che cosa può impedire a me e a te di ucciderci a vicenda?”. Dimenticava, probabilmente, che a tutt’oggi in India milioni di bambini vengono messi al mondo in una condizione d’indicibile povertà, ignoranza, fame, squallore e malattia che li porterà a una morte prematura. Anche questo è uccidere: ed il feroce assassino è il sistema capitalista, sistema che lei ed il suo amico Wojtyla hanno sempre sostenuto lealmente.


In realtà, sappiamo bene come non ci sarebbe alcun bisogno di ricorrere all’aborto se le condizioni sociali che implicano la fame e la miseria della maggior parte della popolazione mondiale fossero abolite. Allo stesso modo, non ve ne sarebbe bisogno se i metodi contraccettivi fossero disponibili a tutti. Al contrario, proprio opponendosi alla contraccezione, l’establishment cattolico crea le condizioni che costringono le donne più in difficoltà a ricorrere all’aborto. Va tenuto presente che l’aborto non è uguale per tutte: c’è quello che è sempre stato possibile per le donne di buona famiglia che avessero avuto un “incidente”, e quello per le donne povere, figlie di operai e di contadini. Le prime hanno sempre avuto a disposizione cliniche pulite, ben tenute e ben attrezzate, le seconde ambienti squallidi di quartieri miserabili in cui vecchie praticone svelte con aghi lerci “aiutavano” le ragazze infliggendo, in molti casi, dolore ed invalidità permanenti a migliaia di sventurate, in India come in altri posti del mondo.


I marxisti lottano per i diritti dei poveri e degli oppressi in ogni angolo del mondo. Uno di questi, fondamentale, è il diritto della donna all’autodeterminazione del suo corpo. L’utilizzo consapevole della contraccezione ed una corretta educazione sessuale per i giovani, scevra dal ciarpame religioso, dalle ipocrisie e dai pregiudizi, è condizione necessaria per un approccio civile alle relazioni di genere, per la liberazione e l’uguaglianza tra i sessi. Chi si oppone a questo e nega il diritto alla contraccezione si pone in netto contrasto con gli interessi delle donne, a maggior ragione contro i settori sociali più poveri e svantaggiati. Atteggiamenti reazionari del genere contribuiscono al perpetuarsi della miseria, alla schiavitù del sesso femminile ed alla diffusione dell’aids, con tutte le orribili conseguenze che questo comporta. Il tutto è ancor più grave in contesti disagiati quali quello indiano, in cui un tale atteggiamento va considerato non meno che criminale.


Secondo la mitologia assiduamente propagata dai media, madre Teresa era una vera e propria santa sulla Terra, una santa che accoglieva i malati, confortava i moribondi e si prendeva cura dei più poveri. Tutto questo in quell’agghiacciante oceano di miseria umana e degrado che è Calcutta.


Il mito nasce da un documentario della BBC del ’68, “Madre Teresa di Calcutta”, il primo esempio di “miracolo” filmato che la storia ricordi. Principale responsabile ne fu l’anziano Malcom Muggeridge, un reazionario ultraconservatore, fanatico cattolico, ben noto in Gran Bretagna. Si capisce bene, dunque, quanto grande fosse il suo intento di diffondere il mito della “santa” di Calcutta. Il taglio del documentario era improntato alla più assoluta e superstiziosa credulità, non senza abbondante untuoso servilismo. Del resto queste erano note caratteristiche dell’uomo, considerato da sempre come l’esempio vivente del giornalismo spazzatura con delle pretese da filosofo da strapazzo.


Non è da escludersi che Muggeridge credesse davvero a tutte queste fandonie. Del resto se si va Calcutta con l’obiettivo dichiarato di cercare dei santi, è ben probabile che uno o due, alla fine, se ne trovino. Allo stesso modo non si può escludere che sia stato trascinato nelle conclusioni proposte, spietatamente manipolato dalla protagonista del documentario. Non dimentichiamo, infatti, che dopo tutto madre Teresa era una capace donna d’affari ed un vecchio fessacchiotto reazionario, venuto dalla lontana Londra, è ben disposto ad abboccare a più o meno tutto quello che gli si dice. In ogni caso, le verità raccontate nel suo primo documentario furono seriamente messe in discussione da successive indagini più accurate.


Uno di questi casi riguarda Norman Imms, uno schizofrenico paranoide del nordest dell’Inghilterra che sostiene di essere guarito dalla malattia mentale in seguito ad una apparizione di madre Teresa. Ricordiamo che i miracoli riguardanti persone con disturbi mentali sono sempre stati considerati con sospetto dallo stesso Vaticano, per ovvie ragioni, pertanto questo non è da considerarsi come un caso di “vero” (la formula è “bona fide”) miracolo.


Rimane, dunque, il caso di Monika Besra, una giovane indiana che nel 1997 era molto malata, tanto da costringere la sua famiglia a vendere le terre perchè avevano speso tutto per le sue cure. In punto di morte, la donna fu accolta in un ospedale locale, aveva una cisti grossa come un melone nello stomaco, i dottori le diagnosticarono una meningite tubercolare che sembrava resistere ad ogni cura. Le sorelle, però, ne trovarono una più efficace: con un laccio nero le legarono una medaglietta di madre Teresa allo stomaco e pregarono. La mattina successiva, sostengono Monika Besra e le sue sorelle, la cisti era scomparsa.


Come si può ben immaginare, i dottori erano increduli. Un tumore del genere non sparisce nel volgere di una nottata, ed erano anche scettici sulle parole della donna, nella misura in cui questa non aveva mai mostrato grande fede, né verso le sorella, né verso le medagliette, le preghiere e quant’altro: infatti continuava a prendere le medicine. I dottori, dunque, si convinsero che era tutta una macchinazione, e che la donna e le sorelle non stessero dicendo la verità.


Ma perché si dovrebbe mentire su una cosa del genere? Beh, intanto, ci sono in ballo un sacco di soldi nel business dei miracoli, basti pensare a Lourdes! Un miracolo può fare… ehm… miracoli, dal punto di vista degli affari. Moltissima gente verrà per una speranza di cura per ogni tipo di malanno, e questo porta con sé tutto un giro d’affari di vendite, donazioni, investimenti. In altri termini, visto il denaro che portano, un miracolo o due non faranno certo male a nessuno!


O è il contrario? Noi riteniamo di sì: è estremamente dannoso predicare a gente povera, di scarsa cultura ed istruzione, che quello di cui hanno bisogno non sono i farmaci moderni, che le ditte farmaceutiche occidentali potrebbero produrre a costi minimi, ma miracoli e preghiere. Questa propaganda non li aiuta certo a sottrarsi alla miseria e al disagio, ma al contrario li costringe ad una più forte schiavitù, fisica e mentale.


Sumita Kumar, la portavoce di madre Teresa, comparendo su Channel Four a parlare del miracolo, non sembrava certo vivere in povertà, almeno a giudicare dall’appartamento a Nuova Delhi, piuttosto lussuoso, in cui vive. Certo lei non ha avuto bisogno di miracoli per risolvere i suoi problemi, le sarà bastata una capatina in banca. Per queste persone, ben abbienti, le prediche ed i “miracoli” di madre Teresa sono molto convenienti, nella misura in cui, ad esempio, evitano che si aumentino le tasse in modo che lo stato abbia più risorse per l’assistenza ai poveri.


Tuttavia, altri hanno opinioni ben diverse su madre Teresa. Nel ’94, un documentario trasmesso da Channel Four smascherò completamente la mitologia introdotta da Muggeridge, denunciando come madre Teresa non era affatto interessata ad alleviare le sofferenze degli ammalati quanto, piuttosto, a salvare le loro anime. Pertanto, nonostante l’abbondanza di analgesici disponibili in commercio ai moribondi erano lasciate intatte le loro sofferenze ed i loro dolori.


Una delle persone intervistate nel programma, una donna inglese, raccontava di essere stata una fervida ammiratrice di madre Teresa, finché non aveva visto con i suoi occhi come conduceva la sua attività. “Fui scioccata”, diceva, “dal fatto che i malati erano considerati come anime, non come corpi”. I malcapitati erano totalmente privati di ogni terapia che alleviasse il dolore, presumibilmente perché si riteneva che questo fosse un bene per le loro anime o, quanto meno, si riteneva l’alleviamento del dolore una questione del tutto secondaria.


Il ruolo della religione nella storia del colonialismo è anch’esso, tristemente, ben noto. In ogni angolo del modo la conquista dei popoli colonizzati è stata preparata ed agevolata dalla religione. L’uomo bianco è sempre approdato, in Africa, in India, nell’America Latina, con la bibbia sottobraccio: prendeva terra e oro dagli indigeni e lasciava in cambio bibbie. Non si direbbe esattamente un buon affare per i malcapitati nativi.


Tuttavia, la penetrazione del cristianesimo tra queste popolazioni aveva il compito preciso di trasformarle in masse obbedienti e sottomesse, che accettassero di buon grado le razzie dei bianchi. L’oppressione imperialista perpetua oggi questo tipo di relazioni, e madre Teresa e le sue sorelle continuano ad inculcare questa mentalità ai poveri ed ai diseredati dell’India.


Sorella Nirmala, successa a madre Teresa al vertice dell’ordine, sostiene che “la povertà esisterà sempre: quello che noi facciamo è fare in modo che questa venga vista nel modo giusto, che venga accettata, e che il signore iddio ci penserà”. E’ chiaro che se anche i lavoratori ragionassero in questo modo che non lotterebbero mai contro i loro padroni, né si organizzerebbero in un sindacato od in un partito politico. Pertanto, mentre si presentano come paladine dei poveri, in realtà non fanno altro che mantenerli nella prigionia di sfruttamento ed oppressione che questo sistema capitalista impone loro.


La tragedia di Bhopal ne è un altro esempio: nel 1983, l’impianto della Union Carbide ivi dislocato esplode, uccidendo migliaia di persone e infliggendo invalidità permanenti ad innumerevoli altre. Le responsabilità della ditta erano chiaramente ascrivibili alla sua politica di tagli estremi ai costi della sicurezza, ma il commento di madre Teresa fu “è un incidente, un incendio che sarebbe potuto divampare in qualsiasi altro posto. Ecco perché è importante perdonare: il perdono ci offre un cuore limpido, tutti staranno cento volte meglio dopo che avranno perdonato”. In sostanza invece di organizzare le vittime della tragedia contro la Union Carbide non si prodigò per altro che non fosse far loro accettare il peso della “disgrazia”, con l’ovvia conseguenza di salvaguardare i profitti della ditta e tenerne padroni e manager fuori da ogni responsabilità. Naturalmente le vittime furono ben felici di avere in dono le medagliette di alluminio con l’effigie della Madonna che madre Teresa donò loro.


Va da sé che ognuno ha il diritto di professare la religione che preferisce, o nessuna, ma questo non giustifica che ai poveri si dica che possono essere curati con i miracoli, con le preghiere e con le medagliette allacciate sull’addome. Ancora meno si giustifica la propaganda, oggettivamente pericolosa, che la contraccezione sia un peccato, tanto più in paesi dove decine di milioni di persone vivono nella fame e nella miseria, con la minaccia dell’aids sempre incombente. Idee del genere sono reazione pura, non contengono nemmeno un atomo di nozione del progresso, sono in stridente contrasto con gli interessi dei poveri e dei settori della società più vulnerabili.


Tuttavia, perfino prescindendo da questo tipo di considerazioni, l’essenza reazionaria di madre Teresa e dei suoi accoliti si riassume nel fatto che propone una visione della vita che esorta da un lato a mantenere immutata la società attuale, in cui banchieri, latifondisti, capitalisti ed oppressori si tengono ben stretti i loro privilegi, e dall’altro a pensare al proprio benessere ultraterreno, alla felicità dell’oltretomba.


La natura reazionaria della filosofia di madre Teresa, e delle sue opere, le ha guadagnato il sostegno entusiasta delle classi dominanti di tutto il mondo, specialmente dei suoi rappresentati più abbietti. Non è un mistero che intrattenesse relazioni di stretta amicizia con i peggiori dittatori e reazionari vari. Non solo Ronald Reagan e Robert Maxwell, ma anche “Papa Doc” Duvalier, il sanguinario dittatore di Haiti. Che importa se sono dittatori, squali della finanza, assassini, l’importante è che siano ricchi!


Questo vale anche per il suo buon amico Karol Wojtyla, che nella sua vita ha combattuto per ogni sorta di causa reazionaria, guadagnandosi, così, il plauso e la simpatia di tutti i ricchi ed i potenti del mondo. Un motivo in più, per un incallito reazionario, per continuare a promuovere santi e miracoli.


La superstizione è sempre stata presente negli anfratti dell’animo umano, dall’età della pietra ad oggi. Purtroppo tutte le meravigliose conquiste della scienza e della tecnica non sono riuscire a fare piazza pulita del ciarpame di pregiudizi inveterati nella psiche umana. Non solo nei bassifondi di Calcutta, ma anche nei bei salotti borghesi di Londra o della California, e perfino nelle aule universitarie, la religione ed il misticismo sono vivi e vegeti, ancora nel XXI secolo.


E’ un fatto, tuttavia, che la religiosità “organizzata” è, in qualche misura, in difficoltà negli ultimi tempi: sempre meno gente va in chiesa; anche in paesi cattolici come la Spagna è difficile trovare nuove leve di sacerdoti; in Francia il numero degli astrologi supera di gran lunga quello dei preti; negli USA la chiesa è, da qualche anno, sconvolta da continui scandali sessuali. Inoltre, il problema non si limita alla sola chiesa cattolica: anche la quella anglicana, infatti, ha avuto il suo bel daffare, negli USA, con la nomina di un vescovo omosessuale dichiarato.


Come nella fase di decadenza dell’impero romano, non molti credono ai vecchi dei, mentre le sette orientaleggianti sono in crescita e mostrano una certa vitalità, che manca, al contrario, alla cristianità moderna occidentale. Il loro misticismo esercita un certo fascino per i palati raffinati di tutta una serie di persone che non soffrono di privazioni materiali, ma ritengono vuote e prive di senso le loro vite, in una bolla di vacuità culturale e spirituale.


L’alienazione, ed una forma di pernicioso individualismo, hanno trasformato le moderne società ”civilizzate” occidentali in un incubo di violenza, crimine ed insicurezza, nel quale le persone sono continuamente portate a mettere in discussione il valore della loro stessa vita. Nel far questo, però, si rivolgono sempre meno alle forme di religiosità tradizionale, in cerca di una ancora di salvezza. In paesi come la Gran Bretagna, ad esempio, la religiosità organizzata è ai minimi termini e l’atteggiamento della gente nei confronti degli scandali che squassano le fila delle gerarchie ecclesiastiche ricorda quello di chi nel XIV secolo assisteva agli scandali di allora: un misto di cinismo, disprezzo ed indifferenza.


In tutto questo, Wojtyla, da buon reazionario religioso militante, non ha avuto nessuna intenzione di cedere senza combattere. Suo malgrado aveva meno mezzi a disposizione dei suoi predecessori, non aveva roghi, gogne e tutto l’armamentario dei mezzi di persuasione del passato, ma la superstizione resta sempre una delle armi più potenti. Questo spiega la caparbia determinazione con la quale l’ultimo papa ha portato avanti il business della produzione di santi.


E non si pensi che sia solo una questione di quantità! Niente affatto, papa Giovanni Paolo II si è sempre curato molto della qualità dei santi che è andato proclamando, non è certo tutto buono per la santità! Il papa ha sempre esaminato la lista dei candidati con cura certosina, depennando impietosamente chi non avesse le caratteristiche adeguate. I canonizzandi dovevano tutti avere impeccabili referenze di destra. L’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, un progressista, barbaramente trucidato da uno squadrone della morte proprio mentre officiava una funzione religiosa, il cui nome è stato ripetutamente proposto da numerosi cattolici centroamericani è sempre stato seccamente respinto. I santi moderni debbono essere di destra, chiunque sia sospettabile di simpatie a sinistra non si presenti nemmeno!


Al contrario, per Papa Pio XII, amico di Hitler e Mussolini, che sempre mantenne un silenzio complice sull’Olocausto, di cui era ben informato, che aiutò numerosi criminali nazisti a rifugiarsi in Sudamerica, non ci sono stati problemi. Idem dicasi per Escrivà de Balaguer, fondatore della mafia dell’estrema destra cattolica, l’Opus Dei, attivo collaboratore del dittatore fascista spagnolo Francisco Franco.


L’agenda segreta del papa è fin troppo chiara: il suo obiettivo è quello di rafforzare la reazione ovunque sia possibile, concedendo la santità ai campioni di turno, e non abbiamo dubbi che lui stesso sarà presto in pole position per la canonizzazione.


Tuttavia c’è un altro motivo molto importante per spiegare la smania produttiva di santi di questo ultimo papa. Il declino delle religioni organizzate, in occidente, gioca lo stesso ruolo che, nei mercati mondiali, spetta alle crisi di sovrapproduzione. Infatti, come a fronte di un calo del potere d’acquisto in un mercato il sistema si rivolge verso altri così la religione, data la crisi del mercato europeo, va a caccia di mercati emergenti!


Nella fattispecie detti mercati esistono e sono i paesi poveri dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, aree del mondo i cui popoli sono allo stremo. Proprio lì il messaggio della chiesa, che promette ai poveri su questo mondo un’estrema ricchezza in quell’altro, e la benedizione della vita eterna, è come una potentissima droga, tanto più attraente perché costa molto meno delle altre sul mercato, è ampiamente disponibile e, soprattutto, nella massima parte dei casi, non è illegale.


Nei paesi che, per un motivo o per un altro, vengono definiti “in via di sviluppo”, la cristianità ha lo stesso fascino esotico che in Europa ed in America hanno le religioni orientali. Notiamo come anche in questo caso si applichino le solite regole dell’interscambio commerciale tra “primo” e “terzo” mondo, solitamente a scapito di quest’ultimo. L’importazione in occidente di culti strani colpiscono, principalmente, solo lo stato mentale di pochi eccentrici, mentre l’importazione della cristianità in Asia, in Africa ed America Latina ha scaraventato nella rovina interi popoli, saccheggiati delle loro risorse, spogliati di ogni ricchezza e delle loro stesse terre e non solo, alla fine calpestati anche nelle loro anime, nelle loro culture e tradizioni.


Il papa, ottimo uomo d’affari, ha mantenuto lo sguardo sempre vigile su questi mercati emergenti per assicurarsi che la chiesa di Roma mantenesse la sua quota di mercato (perché, tra l’altro, c’è una bella concorrenza con i musulmani ed i protestanti), perciò ha spinto al massimo la produzione di santi originari proprio di questi paesi.


La procedura si riassume più o meno così: il papa decide una visita in un paese, prima di partire il suo servizio d’informazioni della burocrazia vaticana gli passa il dossier su quelli che, in quel paese, sono in possesso dei criteri per la canonizzazione (dicevamo: di destra, reazionario, antiaborista, …), giunto lì, o poco prima di partire annuncia ad una folla rapita che il tale o il tal’altro sono in lizza per l’elevazione agli altari. In questo modo fa sì che milioni di poveri guardino alla chiesa cattolica. Il punto è, dunque, che non si tratta del fatto che il numero di santi sia aumentato per qualche motivo, ma che l’ala più reazionaria del vaticano, di cui Wojtyla è il principale esponente, è costantemente preoccupata di coinvolgere quanta più gente possibile nella chiesa e, contemporaneamente, di incoraggiare e sostenere le ideologie più reazionarie.


La natura di questo manovrio è spietatamente coerente, altrimenti non si spiegherebbe che in poco più di vent’anni si siano fatti più santi che nei duemila precedenti mentre difficilmente si potrebbe sostenere che il mondo sia “più santo” di venti o trenta anni fa. Piuttosto diremmo il contrario: gli standard di vita delle masse popolari si sono ridotti, la miseria nel mondo è senz’altro aumentata, mentre le guerre si susseguono una dopo l’altra. Le ragioni della catastrofe che l’umanità sta vivendo sono da ricercarsi nella crisi strutturale del sistema capitalista, lo stesso sistema che il papa difende a spada tratta.


Il fondatore della cristianità dicono vivesse ed operasse tra i poveri, ed i suoi seguaci erano tenuti a spogliarsi di ogni ricchezza per unirsi al suo movimento. Oggi, moltissimi cattolici, in America Latina, nel CentroAmerica, nelle Filippine, lottano contro l’ingiustizia e l’oppressione, per difendere gl’interessi dei lavoratori. Ad essi va tutta la nostra simpatia, ma i prìncipi della chiesa, non solo quella cattolica, hanno abbandonato secoli fa il messaggio dei primi cristiani passando nettamente dalla parte dei ricchi e dei potenti, vendendo la chiesa agli stessi mercanti che Cristo, dicono, cacciò dal tempio.


Essi predicano ai poveri l’obbedienza e la sottomissione per mantenere in piedi questo tremendo sistema di sfruttamento ed oppressione e la “consolazione” che offrono alle vittime del sistema non si potrà ottenere se non dopo la morte, essi tirano pietre a chi gli chiede il pane. Noi lottiamo per l’unione dei popoli contro lo sfruttamento e l’oppressione. Noi lottiamo perchè la classe lavoratrice prenda il potere e ponga finalmente termine al dominio dei padroni, materiali e spirituali. Noi lottiamo per il paradiso, su questa terra.

 

3 novembre 2003
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