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Il terzo documento è stato presentato in modo pressoché inaspettato nel cpn del 23-24 settembre. Inaspettato dal punto di vista politico, poiché a differenza degli altri (e degli emendamenti al primo documento), la sua origine non è tracciabile direttamente nel dibattito degli scorsi due anni.

 

Si tratta in effetti di un documento sorto “di risulta”, ossia come risultato della esplosione della ex mozione 3 del congresso di Chianciano. Tale mozione ha prodotto una frammentazione raramente vista in passato.

- una parte è uscita dal Prc per confluire nel Pdci (Giannini);

- una parte si è collocata stabilmente nella maggioranza del Prc senza alcun distinguo rispetto alla linea di Ferrero (Pegolo);

- altri sono confluiti nell’area Essere comunisti e per questa via nell’attuale documento unitario (Masella)

- una parte ha deciso fin da luglio di aprire un confronto con la nostra area, confronto che ha portato infine alla sottoscrizione comune del documento “Per il partito di classe” (Area controcorrente, rappresentata in Direzione da Marco Veruggio).

- restano infine i firmatari del testo “Comunisti/e per l’opposizione di classe e l’alternativa di sistema."

Dei sei firmatari, solo due si sono presentati al Cpn, gli altri hanno mandato adesioni via mail; una adesione respinta dal collegio di garanzia in quanto era stata inviata da un compagno già dimessosi in precedenza dal Cpn è stata sostituita in extremis con la firma del compagno Vincenzo Simoni, che ha deciso all’ultimo minuto di rinnovare la tessera via mail per permettere alla mozione 3 di raggiungere la soglia delle 6 firme. Il tutto dimostra che il nostro è un partito straordinariamente democratico…

attendiamo con ansia che i compagni della 3 ci vengano a chiedere perché non esiste una unica mozione di opposizione alla segreteria!

Il testo proposto rappresenta più una serie di “stati d’animo” che una proposta politica compiuta. Parte delle critiche alla linea di maggioranza sono a quelle che avanza il nostro documento: no al Fronte democratico col centrosinistra, no alla Federazione della sinistra. Tuttavia è sulla proposta che il vuoto è totale. In effetti il testo contiente frammenti di tre proposte diverse. Si parla di “riprendere il percorso della rifondazione di un partito comunista (…) sviluppando il confronto (…) con tutte le realtà disponibili a un processo di riaggregazione di forze comuniste”. Altrove si parla di “percorso della rifondazione-ricostruzione di un partito comunista”.

Parrebbe una nuova versione dei vari appelli alla “unità comunista” che da tre anni circolano in Italia, tuttavia ciò viene esplicitamente negato quando si dice che “non può bastare un nuovo generico appello alla “unità dei comunisti”. Infine si critica la scelta dell’area Ernesto di confluire nel Pdci. E dunque, cosa resta? Il nulla: non si capisce se si debba costruire un nuovo partito (come? con chi? attraverso quali percorsi? quali ne sono le condizioni?), se si debba rilanciare Rifondazione oppure cos’altro ancora.

Sulla questione sindacale il testo è ancora più vago. Criticare la segreteria Camusso in Cgil è cosa abbastanza scontata, ma sul da farsi, cosa si propone? “È necessario che in tutti i luoghi di lavoro si apra un ampio dibattito, andando oltre le appartenenze” e si propone “un bilancio critico e autocritico del lavoro politico svolto nella Cgil e nel sindacalismo di base negli ultimi 20 anni”. Non una parola sul recente congresso della Cgil, per l’ottimo motivo che una delle aree che promuove il documento storicamente si è collocata a fianco di Lavoro e Società e di conseguenza proprio nella maggioranza che ha sostenuto prima Epifani e poi Camusso.

Il testo reitera la opposizione ad accordi col centrosinistra, ma l’unica proposta che avanza è quella di lottare per il proporzionale “riprendendo l’impianto della Costituzione del 1948”. Siamo sicuri che sia una proposta strategica convincente?

Il testo infine contiene numerosi richiami alla coerenza tra parole e fatti, alla critica dell’istituzionalismo, della doppiezza, ecc. Tutto questo stride fortemente però con alcune delle firme apposte in calce.

Ci sfugge la coerenza di un segretario regionale che proprio in queste settimane sta gestendo una alleanza in vista delle elezioni regionali, con un centrosinistra dei peggiori come è il caso del Molise. Quando il candidato è il presidente di Unioncamere ex esponente di Forza Italia passato nel centrosinistra, quando una parte significativa dei compagni di base si oppone a questa deriva scellerata, cosa fa il compagno Manocchio? Si accoda, si accomoda, gestisce e… apre lo scontro per entrare in lista!

Pensiamo che questo genere di “coerenza” non abbia nulla a che spartire con quei compagni che stanno considerando di votare il terzo documento come modo per esprimere la loro critica alla segreteria nazionale.

Non è nostro costume fare appelli elettoralistici nei congressi di partito, pensiamo che i compagni e le compagne non siano bambini da guidare ma siano perfettamente in grado di decidere con la loro testa. Tuttavia ci permettiamo di ricordare a tutti che di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno.

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