Breadcrumbs

La guerra in Libano è stata forse breve per durata (33 giorni), ma le sue implicazioni sono di vasta portata e solo attraverso una analisi generale del conflitto mediorientale è possibile orientarsi tra le cortine fumogene della propaganda e tentare di comprendere gli avvenimenti e soprattutto i nostri compiti.

 La guerra e l’illusione del "cessate il fuoco"

Dopo oltre un mese di combattimenti feroci, che hanno prodotto più di mille morti fra i civili libanesi e circa 120 fra i soldati israeliani, una tregua è stata raggiunta in Libano. Quanto questa "pace" possa durare però è tutto da scoprire.

Il cosiddetto “trasferimento di poteri” all’Iraq ha dato al popolo di un paese devastato e immerso nel sangue - e, in verità, a tutti i popoli del mondo - una nuova lezione sulla tragica realtà della “democrazia” imperialista. Non meno del precedente “ad interim”, questo è un governo di paglia composto da traditori e criminali, incaricato solo di aiutare l’imperialismo USA nel saccheggio e nella repressione ai danni del popolo iracheno.

Il Medio Oriente è in preda ad una delle crisi politiche ed economiche più profonde della storia. La tragedia palestinese e la guerra all'Iraq agiscono in questa crisi come due potenti catalizzatori. Il Presidente dell'Egitto Mubarak ha lanciato un avvertimento alla Casa Bianca: "In caso di guerra all'Iraq nessuno potrà tenere le masse arabe". In questa frase non c'è un briciolo di esagerazione. Mubarak nel 1991 giocò un ruolo chiave nel far aderire il numero maggiore di paesi arabi alla coalizione che attaccò l'Iraq. Oggi, invece, può solo giocare il ruolo di una Cassandra impotente. La storia ha una propria logica. Tutti i regimi arabi, per anni fedeli servitori dell'imperialismo straniero, oggi implorano gli Usa: "Non attaccate l'Iraq! Vi abbiamo servito per anni, ma ormai la rabbia delle nostre popolazioni è troppo forte, non siamo più in grado di tenerle". Se potesse esprimersi con franchezza l'estabilishment della Casa Bianca risponderebbe: "Lo sappiamo! E' proprio per  questo che stiamo per occupare l'Iraq".

All’indomani dell’11 settembre lo scopo dichiarato dell’imperialismo statunitense era quello di sconfiggere il “terrorismo internazionale”. Per questo motivo, la longa manus degli Stati Uniti sul Medio Oriente ha iniziato a farsi sempre più pesante, con interventi militari e pressioni economiche e diplomatiche sempre più scoperte. Questa era la strategia attraverso cui l’imperialismo yankee pensava di ribadire al mondo intero la propria supremazia politica. Ma qual è oggi la situazione nella regione mediorientale?

Un milione in piazza contro l'imperialismo Usa

L'8 marzo scorso centinaia di migliaia di libanesi, in maggioranza musulmani sciiti, hanno manifestato a Beirut in sostegno alla Siria. La manifestazione è stata organizzata dal movimento sciita libanese Hezbollah assieme ad altri 17 gruppi filosiriani minori.

Gli slogan sui cartelli trasmettevano un messaggio chiaro: "Grazie alla Siria di Assad", "No agli Usa", "Tutti i nostri disastri vengono dagli Usa", "No a Israele", "No alla 1559" (il riferimento è alla risoluzione Onu che intima alla Siria di ritirare le truppe), "No all'ingerenza straniera" e così via.

Joomla SEF URLs by Artio

E' on line!

rivoluzione sito set2015

Grecia

oxi banner small

Il nuovo quindicinale!

 

RIV 7 small

Abbonati

abbonamenti rivoluzione

Radio Fabbrica

Radio Fabbrica

Il sito di Sempreinlotta

I nostri video