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Crisi di un assetto

La precipitosa ritirata dell’esercito israeliano dal Libano meridionale e il fallimento dei colloqui di Camp David tra Barak ed Arafat stanno segnando la crisi della "pax americana" nel Medio Oriente, inaugurata con gli accordi di Oslo del 1993 e la nascita dell’Autorità Palestinese (Anp).

Già all’epoca delle trattative di Oslo avevamo spiegato che l’eventuale nascita di uno Stato palestinese non avrebbe risolto nessuno dei problemi vitali delle masse palestinesi. L’illusione che una separazione da Israele su basi capitaliste avrebbe assicurato un futuro di pace e prosperità, o perlomeno di maggiore libertà al popolo palestinese, si sarebbe scontrata con la dipendenza economica da Israele. I frutti avvelenati della politica dell’imperialismo stanno mettendo a dura prova l’autorità di Arafat mentre hanno scoperchiato il vaso di Pandora della società israeliana. La contrapposizione violenta fra sostenitori di un accordo con Arafat e chi l’avversa sta esasperando la tensione ai livelli del periodo dell’assassinio di Rabin.

L’assetto mediorientale è scosso da cima a fondo da una crisi che pare improvvisa, ma che viene da lontano e ha radici profonde, sia interne, sia internazionali.

Quale risposta alla crisi della strategia guerrigliera?

A più di un anno dall’arresto di Ocalan in Kenia e dopo la condanna a morte di Apo, la questione kurda sembra essere relegata ai margini del dibattito politico. Ma in questi mesi sono avvenuti degli eventi molto importanti, e all’interno del movimento di lotta per la liberazione del Kurdistan si è aperto un corposo dibattito sull’"inizio di una nuova fase". Dopo quindici anni di guerriglia il Pkk sembra intenzionato ad avviare un processo di pace e cercare nella mediazione internazionale lo strumento per per risolvere la questione kurda.

Dopo 22 anni di occupazione del Libano del sud, il crollo catastrofico dell’occupazione israeliana segna un cambiamento qualitativo nella situazione del Medio oriente, dalle conseguenze potenzialmente esplosive. L’elezione del laburista Ehud Barak alla carica di primo ministro israeliano era stata accolta dai commentatori internazionali come un’accelerazione decisiva del processo di pacificazione del Medio oriente. Ancora una volta i calcoli dell’imperialismo si sono dimostrati lontani dalla realtà.

Asilo politico per Ocalan
solidarietà con il popolo curdo

L’arresto il 12 novembre scorso Abdullah Ocalan leader del Partito dei lavoratori curdi (Pkk) ha aperto una crisi internazionale che mentre scriviamo non è ancora risolta.

Innanzitutto vediamo quali sono le ragioni di Ocalan e del Pkk, in seguito le ragioni della crisi.

Chi semina vento raccoglie tempesta

 dal sito "In defence of Marxism"


La scorsa settimana una mobilitazione crescente si è sviluppata in tutto il Medio Oriente in reazione alla pubblicazione di alcune vignette raffiguranti una caricatura del profeta Maometto. Come un terremoto le proteste si sono estese dal Medio Oriente, dove decine di migliaia di manifestanti arrabbiati sono scesi in piazza, a paesi asiatici come l’Afghanistan, dove le proteste si sono fatte violente e diverse persone sono state uccise, e l’India, dove la polizia antisommossa ha sparato gas lacrimogeni per disperdere centinaia di studenti che avevano bruciato per protesta una bandiera danese. In Kashmir c’è persino stato uno sciopero generale di un giorno per protestare contro le vignette ed anche in Indonesia la polizia ha dovuto fermati i manifestanti che volevano irrompere nell’ambasciata danese. Non ci sono riusciti invece a Beirut, dove i manifestanti hanno dato fuoco all’ambasciata. Persino a Londra ci sono state manifestazioni infuocate dove i fondamentalisti islamici gridavano slogan reazionari esaltando gli attentati del 7 luglio scorso.

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