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Nove sono indagati per mafia, altri nove per voto di scambio, altri per truffa alla legge 488/92 e reati comuni. Questi numeri la dicono lunga sul livello di corruzione delle istituzioni borghesi nella nostra regione.

 

I consiglieri regionali indagati sono trasversali ai due schieramenti di centro-sinistra e centro-destra e rappresentano la maggioranza assoluta del consiglio regionale (27 consiglieri su 50).

L’aspetto sicuramente più preoccupante è la scelta del Prc di entrare nel governo della regione assumendo la responsabilità di un assessorato importante come è quello al lavoro ed alle politiche sociali.

La vittoria del centrosinistra al governo della regione aveva suscitato enormi speranze nella popolazione calabrese, era vista come alternativa alle politiche clientelari e speculative della precedente giunta di centrodestra. A quasi due anni dal voto, tuttavia, l’attuale maggioranza di centrosinistra è sempre più percepita dalla popolazione come lontana dai bisogni collettivi ed incapace di risolvere anche una piccola parte dei mille problemi che attanagliano la nostra regione.

Nelle ultime settimane i precari Lsu-Lpu hanno occupato gli uffici dell’assessorato al lavoro, rivendicando dopo oltre un decennio di precariato la stabilizzazione promessa in campagna elettorale. Addirittura i lavoratori precari sono stati caricati dalla polizia mentre i dirigenti e gli eletti del nostro partito stavano chiusi nei loro uffici. Ricordiamo che all’interno della giunta regionale il Prc esprime proprio l’assessore al lavoro!

Sempre in queste settimane si è articolata la lotta esemplare dei lavoratori portuali di Gioia Tauro, i quali nell’indifferenza delle istituzioni hanno bloccato il porto per diversi giorni e costretto l’azienda ad aprire un tavolo di trattative. Nell’università della Calabria si sta protraendo la lotta disperata dei lavoratori della Bocoge (società edile) i quali, nell’indifferenza generale, si sono barricati sui tetti dell’ateneo. In questi giorni si gioca la partita dei fondi comunitari per il settennio 2007-2013, per la Calabria si tratta di 18 miliardi di euro (trentacinquemila miliardi delle vecchie lire) sui quali si concentrano gli interessi di molti, compresi quelli della ‘ndrangheta.

Mentre i lavoratori cercano di difendere i propri diritti, Rifondazione Comunista è irretita nel governo della regione. Il Partito non può intervenire in una sola delle tante vertenze aperte ed è incapace di dare risposte concrete alla classe di cui vuole essere rappresentanza politica.

Una linea politica che logora il Partito riducendolo ad un mero comitato elettorale, pronto a mobilitarsi solo durante le elezioni. Assistiamo ad un calo vertiginoso del livello di militanza degli attivisti e al tentativo di mortificare il dibattito democratico al suo interno. Le scelte nazionali si ripercuotono pesantemente a livello territoriale e vedono i dirigenti di Rifondazione stringere accordi capestro per il governo dei comuni e delle province. Ci si allea con i peggiori esponenti del centro, con affaristi e personaggi senza scrupoli, in assenza di programmi rivolti a salvaguardare gli interessi dei più deboli.

Per questi motivi crediamo che il Partito debba ripensare la sua scelta di amministrare la regione con il centrosinistra, che l’unica strada percorribile sia quella di un’uscita immediata dall’attuale giunta regionale.

Solo così potremo diventare punto di riferimento per i lavoratori, per i precari e i disoccupati, stando al loro fianco nelle lotte che si apriranno nella nostra regione e prospettando la possibilità di un cambiamento radicale della società.

 

14/03/2007 

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