Caserta - Difendere il trasporto pubblico - Falcemartello

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La storia dell’Acms (l’Azienda Casertana Mobilità e Servizi) è l’ennesima cronaca di un fallimento annunciato: stipendi arretrati, ricapitalizzazioni mai avvenute, linee tagliate.


E dire che l’Acms sorgeva dalle ceneri della vecchia Cptc, il consorzio pubblico del trasporto in provincia di Caserta, perché si credeva che con una gestione basata su un consiglio d’amministrazione e sostanzialmente privatistica sarebbe stato possibile rilanciare il trasporto locale in Terra di Lavoro.

Invece l’azienda ha accumulato 15 milioni di crediti verso i soci (provincia e comuni) e ben 40 milioni di debiti di cui 30 riguardano i lavoratori: 11 di mancati versamenti all’Inps e all’erario, 16 di Tfr e 3 di salari mai pagati.

La giunta provinciale di centrosinistra presieduta da Sandro De Franciscis non sembra però avere intenzione di invertire la rotta, ovvero di garantire il rilancio del trasporto pubblico in provincia di Caserta, ma soltanto di continuare a ragionare tramite bandi, privatizzazioni, consigli d’amministrazione e nient’altro.

Negli ultimi mesi la privatizzazione del trasporto a Caserta è diventata la questione centrale del dibattito, con grandi battaglie a mezzo stampa e in consiglio provinciale, con un centrodestra scopertosi improvvisamente dal lato dei lavoratori e un Prc che timidamente prova a dare qualche cenno di dissenso. Dissenso che però resta soltanto in qualche dichiarazione di principio, come la nota di Giosuè Bove (segretario Prc della Federazione di Caserta) che iniziava così: “Una cosa è riconoscere che l’Acms è un malato terminale, una cosa è pensare che l’unica soluzione possibile sia la privatizzazione”. Giusto, ma dopo questa nota, niente è stato fatto di concreto per impedire la privatizzazione, né si è mai parlato di una mobilitazione in difesa dell’Acms: soltanto lievi distinguo, e la proposta di una holding regionale, con la partecipazione di enti e aziende sia pubbliche che miste, una sorta di pasticcio che ogni volta si ripropone come soluzione ad ogni crisi, che si tratti del polo elettronico o dei trasporti.

La soluzione non può essere quella di affidarsi all’Ente Autonomo Volturno (come chiede in un comunicato la segreteria provinciale del Prc), che già controlla Alifana, Circumvesuviana e Sepsa, con l’illusione che un ente gestito in modo aziendale possa essere davvero efficace e non si tramuti in realtà in un’altra torta da spartire tra varie cordate.

Nemmeno le dimissioni dei membri del Collegio dei Liquidatori sembrano poter fermare la liquidazione dell’Acms, né le ipocrite dichiarazioni del centrodestra che soltanto ora si ricorda delle condizioni del trasporto pubblico casertano, dopo avergli compiuto enormi tagli nel corso di un decennio.

È necessario lanciare una battaglia per la difesa e il rilancio del trasporto pubblico in una provincia in cui di autobus se ne vedono pochi, dove spesso se non si ha un’automobile è impossibile raggiungere Caserta o Napoli. Una battaglia che passa anche per riportare sotto il controllo pubblico le tratte già cedute a privati, come nella Valle di Suessola o nell’Alto Casertano, e che possa garantire l’accesso ai trasporti a tutti i cittadini.

Il Prc deve impegnarsi a fondo per la difesa dell’Acms, abbandonando il ruolo subalterno di “partito del presidente”, con una campagna di mobilitazione popolare attraverso petizioni, iniziative pubbliche e assemblee, e non cercando soluzioni di compromesso che in realtà servono soltanto a tutelare l’immagine di una Unione assai poco solidale, ma molto interessata alle spartizioni.

 

07/02/2007