Caserta: no all’ennesima discarica - Falcemartello

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Da alcuni mesi a questa parte si sta sviluppando a Caserta una lotta contro l’apertura di una nuova, ennesima discarica in località Lo Uttaro.

Questo sito è posto al centro di quattro comuni (Caserta, S. Nicola la Strada, San Marco, Maddaloni) che raggruppano una popolazione di circa duecentomila abitanti ed è posto a duecento metri da altre due discariche, una ancora oggi a cielo aperto e un’altra che è stata ricoperta da un telo nero in attesa di bonifica, e che vanta di avere al suo interno tutto ciò che la camorra napoletana e casertana negli anni ha voluto scaricarvi. È chiaro che l’individuazione di questo sito da parte di Bertolaso (commissario straordinario emergenza rifiuti)  Petteruti e De Franciscis (rispettivamente sindaco di Caserta e presidente della provincia) rientra in un quadro ben più grande, che comprende gli errori ormai ventennali sulla gestione dello “smaltimento” dei rifiuti.

Bertolaso ha posto, in un protocollo d’intesa firmato con il sindaco di Caserta, la discarica in località Lo Uttaro come primo atto ufficiale per una provincializzazione del ciclo dei rifiuti. Una misura tuttavia che rimane sulla carta, posto che oggi in Campania solo Caserta ha accettato un protocollo simile, mentre a Salerno si è sviluppata la lotta popolare di Serre e negli altri capoluoghi non si è arrivati ancora a nulla. Dunque con la Campania in emergenza l’apertura di un nuovo sito a Caserta servirà da buco nero in cui sversare tutto e subito.

Nei fatti la provincializzazione cosi come è stata presentata è inattuabile. Come si può pensare che la provincia di Napoli che produce circa il 60 per cento dei rifiuti totali in un territorio densissimo di popolazione e privo di spazi disabitati, possa contenere una simile produzione? È chiaro a tutti come il signor Bertolaso continuerà a riempire di frottole le sue parole fino a quando non se ne andrà senza render conto a nessuno.

L’area Lo Uttaro, oltre ad avere le discariche praticamente a 800 metri dalla prima casa del centro urbano, è soggetta altresì alla deindustrializzazione selvaggia del territorio gia fortemente colpito. Sul territorio si sono sviluppati comitati, in cui ha partecipato anche Rifondazione, ma la lotta purtroppo ha finora avuto una debolezza di fondo, e cioè la partecipazione popolare. Se la destra ha fondato i suoi imperi sull’immondizia, il Prc non ha avuto una prospettiva chiara su come orientare la lotta. È naturale che se ci si affida alle logiche istituzionali, quando la popolazione si sente tradita dal sindaco, fischia lui e tutta la sua giunta. È normale che la gente non abbia ben chiara la linea politica del nostro partito, che in alcuni momenti si è trovato in difficoltà nell’interloquire con la popolazione. Il partito e noi Giovani comunisti stiamo provando a coinvolgere la popolazione con un presidio permanente.

La provincializzazione del ciclo deve avvenire su basi concrete e non su teoremi astratti fondati sul campanilismo. In più rivendichiamo una raccolta differenziata che sia realmente attiva.

L’unico modo per tutta la popolazione campana per uscire dal degrado, per non camminare per strada con tonnellate di immondizia sui marciapiedi, per evitare il rischio di malattie infettive, per non far speculare sulla nostra pelle, è quella di intraprendere una lotta generalizzata che deve avere come rivendicazione cardine quella della gestione sotto il controllo dei lavoratori e dei cittadini. Solo in questo modo possiamo sottrarre alla camorra un affare milionario, avendone noi stessi la gestione, con la popolazione stessa diretta responsabile, con il pieno controllo del ciclo e individuando di volta in volta i nostri responsabili che renderanno partecipe e consapevole tutta la popolazione, perchè capitalisti e camorristi non guardano nient’altro che ai loro guadagni.

 

23/04/07