Famiglie italiane soffocate dai debiti - Falcemartello

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Mentre la Banca centrale europea alza per la settima volta in quindici mesi il costo del denaro, si parla di “famiglie più ottimiste”, di “onda lunga della ripresina”, di calo di inflazione, ma anche di crisi dei mercati, crollo delle Borse, perdita di potere d’acquisto, stagnazione dei salari. È difficile barcamenarsi in questo bombardamento mediatico di ottimismo economico, troppo facilmente smentito dai dati rilevati dai vari centri di ricerca, ma ancor di più dalle condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati, dei ceti meno abbienti che – e questo è il dato certo – non stanno beneficiando di alcuna ripresa. Anzi!

Dal punto di vista della borghesia italiana, tutto sta andando a gonfie vele, i dati del 2006 sono soddisfacenti e, per dirla con Il Sole 24 ore, “nel 2007 la corsa continuerà”. Ritornano a crescere fatturato ed ordinativi (nell’industria, rispettivamente del 8,3% e 10,7%, nel settore autoveicoli del 24,5% e del 13,8%), si registrano a fine 2006 oltre 73mila imprese in più nel territorio nazionale.

Anche il mercato dei mutui “è in piena salute”. Nei primi nove mesi del 2006 il valore delle erogazioni è cresciuto del 17,2% rispetto allo stesso periodo del 2006. Ad aumentare non sono tanto il numero di contratti, ma gli importi erogati, con conseguente allungamento da parte delle famiglie della durata dei finanziamenti, di solito superiori ai 25 anni.

Se da una parte le imprese stanno registrando profitti record a due cifre, dall’altra i lavoratori percepiscono un aumento salariale – secondo i dati Istat diffusi di recente – di circa il 3%.  

Anche il calo dell’inflazione, stando sempre allo stesso istituto, avrebbe prodotto un aumento dei prezzi dell’1,7%, registrando così una diminuzione rispetto all’1,9% tendenziale di dicembre. “Stime edulcorate che nemmeno lontanamente si avvicinano alla realtà dei prezzi”, secondo Codacons, perché non si tiene conto dei principali beni e servizi di largo consumo, come acqua, elettricità, combustibili aumentati del 4,2%, carne e pesce del 4,3%, trasporti ferroviari +4,6% (e nuovi aumenti sono in programma), tabacchi +4,6%. In generale i prezzi per abitazione ed acqua rincarano del 3,9%, mentre quelli per alimentari del 2,6%. A diminuire sono i prezzi per apparecchi telefonici (-20%) e attrezzatura fotografica (-6.4%). Ma di solito chi deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese, difficilmente starà al passo con le ultime novità tecnologiche. È più probabile che si concentrerà sull’acquisto di beni primari e che quindi subirà in pieno il rincaro dei prezzi. Non si comprende quindi il grande entusiasmo per un aumento dei salari che in realtà viene totalmente assorbito dal rincaro dei prezzi, se non con una chiara volontà di mascherare l’enorme divario sociale che continua a crescere nel paese.


Allarme indebitamento


L’allarme degli ultimi giorni circa il boom di indebitamento delle famiglie, lanciato da associazioni e sindacati, è fondatissimo. Nel corso del 2006, l’esposizione media è cresciuta del 10,85%, che corrisponde, per ogni famiglia, ad un indebitamento medio di 17.854 euro contro i 15.916 del 2005. Gli aumenti maggiori si sono registrati nelle zone più povere del sud, come Napoli (+17.61%) o Caserta (+16.48%) e in zone dove sono in corso processi di deindustrializzazione, come Genova (+16.43%) o Reggio Emilia (+16.43%). Ma la cosa ancora più preoccupante è che oltre a richiedere mutui per l’acquisto di abitazioni, vengono contratti finanziamenti anche per affrontare spese in passato coperte dal risparmio familiare: acquisto di elettrodomestici, ristrutturazioni, viaggi, corsi di ripetizione, visite mediche specialistiche.

In fin dei conti richiedere un finanziamento oggi è molto semplice, anche i lavoratori atipici potranno farlo, grazie allo stanziamento di 20 milioni di euro a titolo di “Fondo di garanzia per il credito al consumo dei lavoratori atipici non subordinati”. Peccato però che, aldilà di quanto ci vogliano far credere, i rischi ci sono e sono parecchi. L’Adiconsum, per esempio, rispetto alle carte revolving (carte di credito che prevedono il pagamento rateale), per le quali il credito erogato è basso, ma si può accedere a più carte contemporaneamente, avverte che contraendo nuovi debiti per poter pagare le rate di quelli già in essere, si crea un circolo vizioso dal quale diventa quasi impossibile uscire, cadendo così nel tranello del prestito usuraio.

La stessa associazione rileva che il sovraindebitamento riguarda ormai il 20% delle famiglie italiane individuabili soprattutto tra le fasce più deboli. La questione salariale allora non può più essere rimandata, ma va messa al centro della discussione nella Cgil, in vista dei prossimi rinnovi contrattuali, per quelle che sono le reali condizioni in cui versano milioni di lavoratori. Quello che occorre non è una carta di credito in più, ma un salario dignitoso!

 

14/03/2007