La Campania tra rifiuti e repressione - Falcemartello

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Dopo pochi mesi l’emergenza rifiuti riprende da dove si era interrotta. È questa la costante dell’emergenza: ogni tre mesi si ripresenta uguale alla volta precedente, perché il tempo trascorso viene impiegato a perseguire un’irrealizzabile ed insostenibile ciclo integrato, tralasciando tutte le altre vie di soluzione, specialmente quelle maggiormente ecocompatibili.

 Le strade della Campania sono nuovamente invase dai rifiuti, un milione di tonnellate, a cui se ne aggiungono ogni giorno 7200. La gravità della situazione è servita al commissario straordinario  Bertolaso per giustificare l’inprocrastinabilità del provvedimento di apertura di nuove discariche. Nei mesi scorsi il commissario aveva sostenuto la necessità di aprire tali discariche a causa  dell’impossibilità di sversare altri rifiuti nelle discariche già in uso, in particolare quella di Villaricca, in provincia di Napoli. Questa discarica è salita alla ribalta della cronaca nazionale quando sono state mostrate le immagini del percolato, la sostanza liquida altamente inquinante prodotta dalla macerazione dei rifiuti, che non veniva raccolto in nessun contenitore, finendo nel terreno circostante il sito. Sono questi disastri ambientali, prodotti da una gestione scellerata dei siti di conferimento dei rifiuti, a essere alla base del moltiplicarsi di lotte a difesa del proprio territorio, non un localismo spinto all’eccesso, come accusano coloro che questi scempi li hanno prodotti e vogliono continuare a produrli.

La chiusura dei vecchi impianti ha fatto sì che Bertolaso dovesse individuare nuovi siti e, con un’abilità che i vari commissari hanno dimostrato di possedere in egual misura, ha individuato i luoghi peggiori possibili. In particolare i siti individuati per le provincie di Napoli e Salerno destano scalpore. In provincia di Salerno era stato individuato il sito di Serre, dove è ubicato un parco ambientale del Wwf, mentre lo sversatoio della provincia di Napoli dovrebbe essere Terzigno, nel parco naturale del Vesuvio. Entrambe le aree, dunque, si trovano a ridosso di territori dove i vincoli ambientali sono tali che non è possibile edificare, procedere a lavori che modifichino anche minimamente l’assetto ambientale, dove, in pratica, nessuno poteva toccare una pianta. Tutto ciò è stato giustificato con le necessità imposte dall’emergenza, ma questo è falso.

Inoltre il presidente della provincia di Salerno aveva indicato 5 siti alternativi, peraltro approntabili in tempi minori, ma Bertolaso non ne ha voluto sapere, ed ha impugnato il decreto legge da poco firmato dal governo, in cui si individuano come siti di stoccaggio quelli da lui proposti.


La risposta di Serre


La risposta dei cittadini di Serre non si è fatta attendere, visto che da mesi erano sul piede di guerra per impedire che un’oasi ecologica, simbolo di quel riscatto economico che si doveva legare al turismo, si trasformasse nell’ennesima promessa non mantenuta. Gli abitanti hanno mantenuto il presidio che era stato messo in piedi da alcuni mesi, con l’obiettivo di impedire la partenza dei lavori. Anche in questo caso la risposta del commissariato non si è fatta attendere. Bertolaso, forte dell’appoggio di Prodi e Napolitano, ha inviato a Serre 500 agenti in tenuta antisommossa e ha appaltato i lavori al genio militare, alla faccia del dialogo con le popolazioni che avrebbe dovuto distinguere il governo di centrosinistra da quello precedente. Sabato 12 maggio la polizia ha rimosso con la forza il blocco pacifico dei cittadini di Serre davanti al sito della futura discarica. Anche a Terzigno il commissariato ha voluto mettere subito le cose in chiaro, e se a Serre la risposta è stata militare, a Terzigno è stata poliziesca. Nel paesino vesuviano sono stati inviati agenti di polizia con lo scopo di intimidire la popolazione fermando indiscriminatamente tutti coloro che si avvicinavano al sito della futura discarica e minacciando rappresaglie su questi nel caso di eventuali rivolte.


Una lotta unitaria


Nel giorno di sabato, mentre a Serre la polizia imponeva con la forza la volontà di procedere alla costruzione della discarica, dall’altra parte d’Italia, in Val di Susa, veniva portato avanti un blocco ferroviario sulla linea Torino-Modane in solidarietà con la lotta campana. Questo atto segna un importante passo in avanti rispetto al passato. Tutte le lotte ambientali degli ultimi anni, da Scanzano ad Acerra, passando per la Val di Susa, hanno avuto il limite di essere circoscritte geograficamente, di vedere al massimo un coinvolgimento emotivo da parte delle persone estranee al problema. La solidarietà attiva messa in campo dal comitato No-Tav segnala la possibilità concreta che tutti gli scempi ambientali perpetrati dai vari governi e giunte locali in ogni angolo del paese possano avere una risposta unica sul piano della mobilitazione e del’elaborazione di un programma comune per sviluppare un’unica lotta che ponga la questione della salute pubblica e della gestione del territorio su una base più avanzata, che sappia individuare nella ricchezza dei pochi la causa dei disastri ambientali che colpiscono intere popolazioni.

È questa la ricerca che ha spinto migliaia di persone a scendere in piazza a Napoli il 19 maggio in una manifestazione combattiva sotto la parola d’ordine “rifiuti zero”.

 

23/05/07