La Chiesa, stampella ideologica del potere dominante - Falcemartello

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Recentemente la Chiesa cattolica sta intervenendo pesantemente nelle vicende politiche. Qualsiasi timida riflessione su una legislazione che tuteli diritti individuali viene fatta oggetto della furia vaticana. Di fronte a questa furia poderosa i timidi ovviamente soccombono.

Ecco quanto il Papa ha sostenuto nei giorni scorsi: non si possono “trasformare in diritti” quelli che sono “interessi privati o che stridono con la legge naturale” (…) “La famiglia ha la sua stabilità per l’ordinamento

divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall’arbitrio. Nessuna legge può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale.” E ancora, non si possono ignorare “norme inderogabili e cogenti che non dipendono dalla volontà del legislatore o dal consenso degli Stati, ma precedono la legge umana e per questo non ammettono deroghe da parte di nessuno” (La Repubblica, 13 febbraio).

A XXI secolo inoltrato la Chiesa non solo rivendica la superiorità del Creatore, ma conduce la sua battaglia nel Parlamento italiano con tanto di minaccia di scomunica ai cattolici che non si adeguano alle sue indicazioni.

In un certo senso, la Chiesa non ha torto nel rivendicare il suo diritto, perché nei Patti lateranensi stipulati nel febbraio del 1929 fra la Santa Sede e Mussolini viene stabilita una doppia sovranità sull’Italia dello Stato e della Chiesa, in ambiti formalmente separati, ma pur sempre contigui.

In quei patti per la prima volta la Chiesa cattolica riconosceva l’esistenza dello Stato italiano, in cambio riceveva la piena sovranità sul terreno della guida spirituale dei cittadini italiani, in quanto unica religione di Stato, privilegi fiscali e un congruo risarcimento per la perdita del potere temporale.

Prima di quella data i rapporti fra Stato e Chiesa erano ben diversi.


I rapporti Chiesa e Stato


Lo Stato Pontificio era nella seconda metà del XIX secolo fra i più arretrati economicamente, sordo ad ogni riforma, rappresentava il baluardo dell’aristocrazia e della proprietà fondiaria che difendeva i propri privilegi contro l’onda montante dello sviluppo industriale borghese e del relativo movimento repubblicano.

Dopo il 1861 (unità d’Italia) il Papa rimase arroccato a Roma. La nuova classe dominante italiana si trovò costretta ad un conflitto con la Chiesa, pur non avendo la forza militare e morale di combatterla fino in fondo. La linea di Cavour “libera Chiesa in libero Stato”, era una linea sostanzialmente inapplicabile, tanto che Roma fu conquistata militarmente solo nel 1870, la famosa breccia di Porta Pia.

È noto che da quel momento il Papa Pio IX si rinchiude nelle stanze vaticane e si dichiara “prigioniero” e non riconosce lo Stato italiano.

Tutto lasciava pensare che la Chiesa cattolica andasse esaurendo il suo ruolo dominante nella cultura italiana. Ma questo non si affermò proprio a causa dalla stessa borghesia italiana.


Il concordato del 1929


Dopo la Prima guerra mondiale, un’ondata rivoluzionaria mostrò la forza della classe operaia italiana e la simpatia che essa riscuoteva in tutti gli strati sociali oppressi. Non è questa la sede di un’analisi dettagliata tuttavia va detto che dalla sconfitta tragica del movimento rivoluzionario delle occupazione delle fabbriche nel settembre 1920 trassero forza le squadracce fasciste che giungeranno al potere nel ‘22.

La borghesia italiana aveva corso seriamente il rischio di perdere il potere, la classe operaia l’aveva sfidata e aveva dimostrato nel “Biennio rosso” il suo ruolo di nuova classe dirigente che doveva necessariamente

spodestarla. La borghesia si lasciò salvare dal fascismo, ma aveva bisogno del sostegno di tutta la classe dominante per riportare l’ordine e riaffermare il suo dominio. La Chiesa non poteva non concorrere a questo nobile progetto, quindi Mussolini sottoscrisse il concordato, permettendo al Papa di “uscire di prigione” e giocare il suo ruolo.

Come sostenne Gramsci commentando il concordato del ‘29 Mussolini ottiene che: “la Chiesa non intralci l’esercizio del potere, ma anzi lo favorisca e lo sostenga, così come una stampella sostiene un invalido. La Chiesa cioè si impegna verso una determinata forma di governo (che è determinata dall’esterno, come documenta lo stesso concordato) di promuovere quel consenso di una parte di governati che lo Stato esplicitamente riconosce di non poter ottenere con mezzi propri: ecco in che consiste la capitolazione dello Stato, perché esso accetta la tutela di una sovranità esteriore di cui praticamente riconosce la superiorità”.


La Chiesa e la lotta di classe


Il buon servizio fornito dalla Chiesa nel ventennio fascista viene ribadito nell’articolo 7 della Costituzione italiana anche grazie ai voti del Partito comunista, che voleva mostrarsi alleato affidabile.

Ancora una volta la Chiesa cattolica nel dopoguerra dette il suo contributo per riportare l’ordine in Italia. E fu così ancora dopo lo spavento borghese delle lotte degli anni ’60 e ’70, la cui sconfitta viene coronata dal rinnovo del Concordato nel 1984 dove la Chiesa riafferma il suo ruolo, si avvia a recuperare il terreno perduto e per questo servizio riceve in dote il diritto all’8 per mille sulle dichiarazioni dei redditi oltre ad aprire la scuola materna all’insegnamento della religione.

L’oscurantiscmo clericale è stato battuto ogni volta che le masse sono diventate protagoniste della scena politica e hanno preso in mano il loro destino.

Il voto alle donne è stato conquistato come risultato della guerra partigiana dove le donne con i loro mariti, padri e fratelli sono state le principali protagoniste nello scontro con i fascisti e la classe dominante; le battaglie per il diritto al divorzio (1974) e all’aborto (legge 194 del 1978) sono state vinte perché le lotte del movimento operaio avevano messo in ginocchio il potere della classe dominante. Questa è la strada da seguire.

La Chiesa ha accusato i colpi della mobilitazione operaia. Grave è stato il pensare che quelle conquiste fossero acquisite per sempre.

La realtà è che nella misura in cui ha mantenuto intatto il suo potere, ha lavorato in collaborazione con i governi della repubblica per affossare i diritti conquistati: lauti finanziamenti per le sue scuole a scapito di quelle pubbliche; finanziamenti alle associazioni cattoliche per convincere le donne a non abortire, mentre i consultori pubblici vengono smantellati; l’approvazione di una legge sulla procreazione assistita che conferisce all’embrione personalità giuridica, grimaldello per abolire la 194, e infine una timidissima legge sulle coppie di fatto viene tolta dal programma di governo.


Sinistra svegliati!


Su tutto questo i partiti della sinistra non solo hanno subito le incursioni clericali, ma hanno fatto propri quei valori. Come ha ben detto Rossanda, la maggioranza dei Ds “assume da Giorgio Napolitano la complementarietà dei valori che si darebbero fra la chiesa e la repubblica, e qui davvero il novello Partito democratico si colloca alquanto più indietro del 1789” (Il Manifesto, 10 marzo). E non si può dire che la cosiddetta sinistra radicale di Rifondazione vada meglio quando si è incensato per anni il supposto pacifismo di Wojtyla e nelle parole di Ferrero ci si interroga “se l’interventismo molto forte della Chiesa cattolica non vada oltre i limiti del Concordato”, salvo poi lavarsi la coscienza con il referendum sulla legge 40 e qualche articolo femminista.

L’azione della Chiesa è complementare agli interessi della classe dominante. Confindustria rivuole le pensioni e il diritto a licenziare, la Chiesa addormenta le coscienze mentre si smantellano diritti e conquiste sociali.

Engels, riferendosi alla borghesia inglese e al suo bigottismo, aveva pienamente colto questa complementarità “La religione era stata il vessillo sotto il quale avevano combattuto il re ed il signore; non gli occorse molto per scoprire i vantaggi che si potevano trarre da questa stessa religione per agire sullo spirito dei suoi inferiori naturali, e per renderli docili agli ordini dei padroni che all’imperscrutabile volere di dio era piaciuto di porre sopra di loro. In una parola, la borghesia inglese doveva prendere ora la sua parte nell’oppressione dei “ceti inferiori” della grande massa produttrice del popolo, e uno dei mezzi usati a questo scopo di oppressione fu l’influenza della religione” (Engels, Prefazione all’edizione inglese del 1892 a Il socialismo dall’utopia alla scienza).

Dalla crisi verticale della società sul piano sociale economico e morale, grandi e potenti saranno i rivolgimenti del futuro. Chi è abituato, come la Chiesa, a concepirsi come la detentrice del monopolio del sapere, vede il futuro incerto della società moderna e schiera le proprie pedine per l’inevitabile scontro che verrà.

Altrettanto dobbiamo fare noi.

 

14/03/2007