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S. Maria Capua Vetere

Il 22 ottobre scorso un gruppo di dieci famiglie senza tetto occupava un edificio pubblico vicino Caserta, un ospizio per anziani, mai aperto e abbandonato da vent’anni. Ad oltre tre mesi da quella occupazione, per lo più passati senza luce né acqua e con un presidio di polizia perennemente ai cancelli, proprio quando la situazione sembrava volgere al meglio per questa lotta cominciano ad arrivare le prime denunce e le richieste di “risarcimento danni” da parte dell’amministrazione comunale di Curti, il comune proprietario dell’edificio.

Le istituzioni, la politica e il malaffare dalle nostre parti rispondono sempre e col pugno di ferro ai bisogni sociali che si esprimono con la dignità della lotta, ed usano invece il guanto di velluto solo quando serve a costruire clientele. E questo non è l’unico insegnamento di questa esperienza.

Siamo stati e siamo fin dal primo giorno a fianco degli occupanti e dei compagni del Centro sociale Spartaco di S. Maria Capua Vetere in questa vertenza cercando di allargarne l’orizzonte, e di fare dell’occupazione di Curti un punto di riferimento per il disagio abitativo nella nostra provincia. Denunciavamo, dati alla mano, l’esplosione dei canoni di affitto e la conseguente crescita degli sfratti per morosità, lo sfruttamento che i proprietari di case fanno di studenti fuori sede ed immigrati. L’occupazione in atto a Curti, dicevamo, poteva essere il punto di partenza per la generalizzazione della lotta per la casa in provincia.

Oggi i fatti ci danno ragione. Dopo una fase iniziale nella quale il primo gruppo si era ridotto a tre famiglie, quelle che non avevano alternative allo stare senza luce né acqua, siamo nella condizione di non saper dove mettere le decine di persone che vengono a chiedere posto, ospitalità, a volte indirizzate a noi in via ufficiosa persino dagli stessi servizi sociali dei comuni limitrofi. Stiamo ripristinando lo sportello con il quale fu avvicinato il primo gruppo di occupanti proprio per organizzare ed allargare il fronte della lotta, ma non è sempre facile. Per questo fin da subito abbiamo lavorato a coinvolgere attorno a questa prospettiva politica sia il Prc che la Cgil, proponendo un ordine del giorno, peraltro approvato all’unanimità, al Comitato politico provinciale del partito, e stabilendo contatti con il Sunia. Mentre da quest’ultimo però abbiamo ricevuto una chiara, quanto scandalosa, disapprovazione dello strumento dell’occupazione, il partito ci ha dimostrato ancora una volta tutti i suoi limiti di questa fase. Il 2 dicembre abbiamo organizzato una manifestazione provinciale per il diritto alla casa, alla quale il partito, firmatario dell’appello, ha partecipato con non più di dieci militanti su oltre mille iscritti! Inoltre fin quando si è trattato di esprimere solidarietà, anche attiva ma “a gratis”, tutto bene, almeno sulla carta. Quando però il movimento cominciava a puntare verso l’amministrazione provinciale di Caserta, dove il partito esprime due consiglieri e un assessore, ecco le cose cambiare, fino al punto di ritenere lecito fare un comunicato stampa di sostegno agli occupanti, ma inutile e strumentale utilizzare la presenza nell’istituzione provinciale per ingaggiare una battaglia vera sul diritto alla casa.

Così mentre il presidente della provincia organizzava conferenze stampa per presentare i tecnici che redigeranno il nuovo “piano territoriale provinciale”, neppure una voce dal partito si levava per chiedere che quello strumento urbanistico prevedesse un piano di edilizia economica e popolare. Questa sarebbe la presenza istituzionale che sviluppa i movimenti!

Dal canto nostro in questi mesi siamo andati avanti, pur tra mille difficoltà e incomprensioni, e oggi crediamo di aver intrapreso la strada giusta. Stiamo provando a dare regolarità e serietà alle assemblee di gestione dell’occupazione, e anche concretezza alle decisioni che lì si prendono. Tra gli occupanti un po’ alla volta, passando anche per errori e discussioni accese, comincia lentamente a farsi strada il metodo democratico e collegiale di gestione, che è l’unico modo per risolvere sia i problemi che la lotta pone, sia i quotidiani problemi di convivenza. Stiamo cominciando a ragionare insieme sull’uso da fare dell’edificio, al di là di quello di casa per gli occupanti, e continuiamo poco per volta a renderlo più pulito e a migliorarlo. Gli occupanti si sono svenati e sfiancati per ripulire il giardino circostante, le stanze e le scale da erbacce e rampicanti alte metri, per sistemare le finestre e l’impianto idrico, per cercare di rendere funzionante quello elettrico esistente. E c’è chi vorrebbe da loro i danni!

Abbiamo manifestato contro il Comune di Curti che ha interrotto la fornitura d’acqua a un gruppo di famiglie per costringerle ad abbandonare il palazzo dove vivono, pagando regolarmente l’affitto, per permetterne l’abbattimento e l’allargamento della sede stradale. In questa direzione crediamo debba continuare a muoversi l’occupazione: fare dell’edificio di Curti un punto di riferimento esemplare per chi lotta per la casa, costruire attorno all’occupazione una rete di solidarietà e di legami con i lavoratori e le loro organizzazioni, aprire spazi sociali nello stabile da restituire ai proletari. Questo è l’unico modo per difendere l’occupazione e gli occupanti dalla repressione e dallo sgombero.

 

07/02/2007 

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