Le dimissioni di Petrella dall’Acquedotto Pugliese - Falcemartello

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La gestione dell’acqua deve essere pubblica!


L’elezione di Vendola, primo presidente di una regione di Rifondazione Comunista, ha rappresentato non solo per i pugliesi, ma per tutti gli attivisti di sinistra una grande speranza di cambiamento. Il suo programma si basava su due principi inderogabili: la sanità e il mantenimento del carattere pubblico dell’Acquedotto Pugliese: “il mio acquedotto nasce con la bandiera della ripubblicizzazione”.

In linea con questo programma venne nominato Presidente dell’Acquedotto Pugliese, una SpA (AQP) a capitale interamente pubblico, Riccardo Petrella, esponente della Sinistra Europea e soprattutto fondatore nel 1997 del “Comitato internazionale per il Contratto mondiale dell’Acqua”.

Ma alle buone intenzioni non sono seguiti i fatti. Con una lettera al Manifesto il 9 dicembre Petrella spiega le ragioni che lo hanno portato a dimettersi dalla carica.

In primo luogo, l’indisponibilità da parte della Regione Puglia di trasformare la gestione privatistica dell’Acquedotto in soggetto di natura giuridica pubblica. Se per Vendola questo rappresentava una “fissazione” di Petrella, in realtà era invece un punto di partenza importante per sottrarre la gestione dell’acqua alle logiche speculative. Rendere pubblica la gestione del servizio e non solo la proprietà,  significava quindi impedire che un bene fondamentale, qual è l’acqua, diventasse uno strumento su cui fare profitti: “se la gestione è in mano a una realtà privata, questa dovrà poi rendere conto agli azionisti che a fine anno vogliono vedere gli utili” (intervista Altraeconomia, 20/01/06).

Secondo l’ex Presidente dell’Acquedotto Pugliese tra i partiti della maggioranza regionale prevale una “preferenza in favore di una concezione privatista efficentista, aperta al capitale finanziario privato ed alla concorrenza sui mercati nazionali, europei e internazionali”, tanto da considerare l’acqua come una proprietà della Regione, quindi una merce soggetta alle logiche di mercato.

Tra le preoccupazioni di Petrella c’è poi il ricorso di AQP a prestiti finanziari da capitale privato, l’ultimo nel 2004 di 250 milioni di euro. E’ abbastanza evidente che chi finanzia gli investimenti può anche condizionare la linea politica dell’azienda!

La AQP SpA può tranquillamente acquistare o vendere partecipazioni in altre imprese nazionali o estere, anche al di fuori del campo dell’acqua. Si sprecano in tal senso gli esempi di gruppi multinazionali di solito impegnati su più fronti: oltre ai servizi idrici anche smaltimento rifiuti, energia, trasporti. Come la francese Veolia Environment che con 24,7 miliardi di euro di fatturato, controlla, tra l’altro, i servizi idrici della città di Shenzen in Cina o le ferrovie nel nord della Germania.

La risposta del Presidente della Regione Puglia non è tardata: “caro Petrella, in Puglia hai sbagliato tutto”, titolava un’intervista fatta dal Manifesto a Nichi Vendola, il 10 dicembre scorso. Vendola si è aggrappato al luogo comune del ‘settore pubblico fannullone e clientelare’ per accusare l’ex Presidente di dogmatismo, “schematismi ideologici” e “radicalismo astratto”. Rispetto alle accuse che gli vengono mosse, la risposta è che trova “molto più rivoluzionario” far partire subito l’appalto per la ricerca delle perdite tecniche dovute a infrastrutture obsolete e morosità, mentre “abbassare le tariffe”, uno dei propositi di Petrella, “è un obiettivo completamente astratto”.

Oggi Vendola, nella sua veste istituzionale, appare più che mai intrappolato nelle logiche del mercato. Per il Prc e per la cosiddetta sinistra radicale, queste dimissioni rappresentano un grave colpo, principalmente per le ripercussioni che ci saranno nella base del partito e delle associazioni. Esiste un grande vuoto di direzione come traspare, per esempio, in una lettera aperta firmata da esponenti di primo piano del Prc e delle associazioni (Sentinellli, Folena, Sullo, Musacchio, Molinari ed altri) in cui oltre a rimarcare i buoni propositi per ‘un altro mondo possibile’, lasciano di fatto carta bianca a Vendola di scegliere i migliori mezzi per raggiungere lo scopo, anche se questo dovesse tradursi poi nella necessità di allearsi con quel settore di capitalisti, affaristi e speculatori ben presenti nella giunta regionale: “E’ più decisiva la dichiarazione dell’acqua come diritto (da richiedere all’ONU dopo che finora si è parlato di acqua come bisogno), la gestione ecologica, la fuoriuscita dalla forma Spa, l’affidamento ‘in house’, la gestione partecipata? Difficile dirlo.” (IlManifesto, 12/12/06)…

Utilizzando il mandato conferitogli da tanti lavoratori, per Vendola è giunto il momento di operare un taglio netto nei confronti degli interessi della borghesia. Solo in questo modo sarà possibile riconquistare la fiducia del proprio elettorato e divenire un modello di cambiamento reale per tutto il paese. 

15 dicembre 2006