Mani private sull’acqua di Napoli - Falcemartello

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Il rischio privatizzazione torna a minacciare i cittadini di Napoli e Caserta, proprio mentre il Prc si sta spendendo in una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che sancisca la ripubblicizzazione delle risorse idriche in tutta Italia.

 

 Nonostante il ritiro della delibera (datata 23 novembre 2004 – vedi Falcemartello n° 183) con cui si bandiva la gara per assegnare ai privati la gestione del servizio idrico, questa vittoria rischia di diventare la più classica delle vittorie di Pirro. Infatti, mentre continuano le manovre per far rientrare dalla finestra il progetto di privatizzazione, un ulteriore passaggio per fare profitti su questo bene indispensabile è stato compiuto.

Il Comune, unico azionista dell’Arin (Azienda risorse idriche napoletane), ha infatti deciso di far cassa proprio su questo bene fondamentale. Primo in Italia, il Comune ha stabilito una convezione per la riscossione delle bollette non pagate con la concessionaria privata Gestline, già tristemente nota ai cittadini campani. Già 5mila gli avvisi di pagamento recapitati, ma si prevede che diventino circa 20mila entro giugno. Questa convenzione, alla quale Rifondazione comunista non si è opposta come avrebbe dovuto, come testimonia il voto al favore del provvedimento da parte dell’assessore Giulio Riccio, oltre a legittimare la chiusura dei rubinetti per gli utenti considerati morosi, è un attacco durissimo alla gestione pubblica delle risorse idriche. Ancora una volta con la scusa di offrire servizi migliori ed abbattere i costi, si dà ai privati la possibilità di lucrare su un bene primario.

Un’altra delibera comunale del 29 dicembre scorso stabilisce che a partire da marzo cambierà la bolletta dell’acqua: il fitto dei contatori verrà aumentato e verrà abolito il canone, si pagherà tutto quello che si consumerà (abolendo quindi i vigenti 50 litri gratis a testa) con una nuova tariffa aumentata dell’8%. Morale della favola, l’acqua a Napoli diventerebbe la più cara d’Europa, arrivando a costare 1,33 euro a metro cubo con un aumento di 89 euro annui per ogni famiglia e con la “chicca” finale di un provvedimento retroattivo al 2001 che aggraverebbe il debito dei napoletani con l’Arin a 445 euro.

A rendere ancor più preoccupante la vicenda vi è anche lo scorporo dall’Ato2, che comprendeva quasi tutta la provincia di Napoli e l’intera provincia di Caserta, dell’Ato5, che sembra lanciare un nuovo violento attacco alle risorse idriche del casertano. Mentre i militanti dei circoli del Prc sono impegnati generosamente nel chiedere che “la gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico” (Articolo 5 punto 3 della proposta di legge di iniziativa popolare), spesso sono proprio i rappresentanti del Prc a non voler disturbare troppo il manovratore.

Il Prc deve rompere la sua subalternità al centrosinistra e farsi promotore di una battaglia a tutto campo a partire dagli stessi lavoratori dell’Arin per sconfiggere il piano di privatizzazione. Dobbiamo chiedere a gran voce che l’intero ciclo delle risorse idriche dalla gestione degli acquedotti fino ai rubinetti di casa nostra sia solo ed esclusivamente pubblica.

 

14/03/2007