Napoli - A Casalnuovo dalla parte dei lavoratori - Falcemartello

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Il nostro circolo a Casalnuovo di Napoli è stato fondato nel giugno del 2004. Lo abbiamo voluto intitolare a un compagno che per noi è stato un esempio, prima di tutto come comunista e poi come militante dell’antimafia: Peppino Impastato.

La storia della nostra città, per molti versi, è uguale a molte altre storie del nostro martoriato Sud. Negli anni 70 era nota come “La piccola Svizzera”, per le tante aziende artigianali presenti sul territorio (sartoriali, tessili, calzaturiere, etc) e le varie aziende metalmeccaniche e alimentari. Nel 1975 in città erano impiegati, fra le varie industrie, 10mila addetti, un enormità se si pensa che nelle città confinanti - Pomigliano, Acerra, Afragola e Casoria - sono presenti le industrie italiane più importanti (Fiat, Alenia, Avio, Magneti Marelli e indotto).

Ovviamente, gli anni Ottanta, le crisi, l’incapacità del Pci e dei sindacati portarono alla chiusura dei siti produttivi, ai licenziamenti di massa e come conseguenza alla devastazione sociale, culturale e politica della città e la lunga mano degli interessi mafiosi e affaristici presero il sopravvento. Niente accade senza una ragione e soprattutto senza quel profitto che la borghesia industriale e parassitaria chiama sviluppo. Un dato: Casalnuovo di Napoli passa da 15mila abitanti di fine anni 70 agli attuali censiti 46mila (cifra molto discutibile, crediamo invece che la vera cifra si assesti poco sotto i 60mila) su 7 Km quadrati, con una densità abitativa fra le più alte in Europa. Come si può intuire, i cosiddetti assi dello sviluppo passano dalla produzione di beni di consumo, a beni di investimento, cioè il grande sacco di milioni e milioni di cemento armato (in tutti i sensi) che viene calato sul nostro territorio. I morti per omicidio sono tanti, gli interessi vanno di pari passo.

La nuova camorra organizzata degli anni Ottanta si scontrò violentemente con i nuovi clan emergenti della zona di Nola (Alfieri), quelli di Volla. Ovviamente, i sindaci succeduti in questi anni erano, e sono ancora purtroppo, i veri padroni della politica e delle cosiddette istituzioni locali. Nel dicembre 2007 il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. La maggioranza era composta da tutto il centrodestra di allora più esponenti di liste civiche, una maggioranza schiacciante di 25 consiglieri a 5, la sinistra non era rappresentata. In quella fase ricoprivo la carica di segretario cittadino e durante la campagna elettorale, subito dopo la sconfitta elettorale, denunciammo agli organi di informazione il clima mafioso e di minaccia che circondava la nostra città. Io stesso e altri compagni di partito e del Pd fummo oggetto di minacce velate e avvertimenti: volevano farci tacere, ma non ci riuscirono. Né ci riusciranno mai. Il nostro Comune è stato sciolto grazie alla battaglia politica sul territorio, a dire il vero molto pericolosa per noi stessi, ma abbiamo vinto. Il Comune è stato, come detto sopra, sciolto grazie anche alla scoperta di 75 palazzi abusivi, 197 pratiche di condono edilizio false, un’enorme quantità di professionisti, imprenditori edili e politici locali che secondo la relazione del Prefetto erano una sola cosa con gli interessi dei clan locali e della famiglia Sarno di Ponticelli (Napoli), dei Veneruso (Volla), alcuni esponenti dei clan dei Casalesi e rifugio di latitanti delle cosche di Secondigliano.

A fine novembre si torna a votare, senza che sostanzialmente sia cambiato nulla: gli stessi personaggi, gli stessi protagonisti di sempre e in più quattro diffide fatte al nostro blog di partito, perché abbiamo scritto nomi e cognomi e pubblicato articoli di giornali sui fatti del nostro territorio. Un partito che vuole ricostruirsi e uscire dalla sua crisi non può che dare un sostegno deciso e incondizionato a una battaglia come la nostra e su questo misureremo i gruppi dirigenti nazionali e locali. Noi con molto coraggio andiamo da soli alle elezioni, in completo antagonismo con il Pd e il centrosinistra nel suo complesso, con una lista unitaria dei comunisti per riaccendere una luce di speranza, di lotta per il lavoro, contro quella borghesia mafiosa che saccheggia il nostro territorio e ci vuole ridurre al rango moderni schiavi.

Una speranza che non può essere un sentimento, ma una nostra capacità di costruire una alternativa. Fra le sirene di vittoria di un centrosinistra filo padronale e la camorra affaristica, i militanti comunisti di Casalnuovo di Napoli hanno scelto i lavoratori e le lavoratrici e la lotta alla camorra.

* Segretario circolo “Peppino Impastato”

(Articolo pubblicato su Liberazione del 17/11/2009)