Scandalo sanità in Calabria - Falcemartello

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Ammontano a 2 miliardi e 200 milioni i debiti accertati della sanità calabrese che il Presidente Loiero ed il governo regionale di centro sinistra vorrebbero risanare con la proposta di legge “Ripiano del disavanzo di esercizio per l’anno 2008 ed accordo con lo Stato per il rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale” approvata con Delibera di Giunta n. 374 del 31 marzo 2009, con il voto favorevole dell’assessore al turismo del Prc e divenuta legge nella seduta del Consiglio regionale del 30 aprile.

La legge è passata a maggioranza con il sostegno dell’assessore Guagliardi del Prc e l’uscita dall’aula del consigliere, nonché segretario regionale del Prc, Nino De Gaetano, che ha immediatamente rassicurato il presidente Loiero dichiarando alla stampa che “Rifondazione non solo non è uscita dalla maggioranza di centro-sinistra ma non ha neppure intenzione di farlo”.

Il prezzo da pagare è alto, ed ancora una volta a pagarlo saranno solo i lavoratori calabresi e questo a causa di una gestione politico-clientelare e degli enormi interessi della ‘ndrangheta nella sanità calabrese (la prima azienda regionale!). “Onorata sanità” si chiama, infatti, l’inchiesta che riguarda i presunti intrecci tra politica e ‘Ndrangheta nella gestione del settore sanitario. Intreccio che ha portato nell’ottobre 2005 all’assassinio del vice presidente del consiglio regionale Fortugno.

In una regione come la Calabria dove gli accreditamenti ai privati incidono per il 30% in più rispetto alla media nazionale, dove un Drg medio (modalità di liquidazione delle prestazioni sanitarie erogate) in una struttura pubblica vale 2.100 euro, mentre lo stesso Drg medio nelle strutture private costa alla regione più di 3.000 euro, dove i servizi collaterali (cucine, pulizie, trasporto dei malati, laboratori di analisi, ecc.) sono erogati attraverso strutture esterne, dove le aziende ospedaliere vengono commissariate per infiltrazioni mafiose, dove 36 strutture ospedaliere su 39 risultano essere irregolari, dove una Fondazione di diritto privato come la “Tommaso Campanella” riceve in tre anni 50 milioni di euro per fare ricerca di cui non si ha traccia, a tirare la cinghia e ripianare il debito devono essere i lavoratori calabresi.

Il piano di risanamento del debito approvato dalla Regione, infatti, prevede la copertura del deficit attraverso misure inique quali la reintroduzione del ticket sanitario, la chiusura di presidi ospedalieri in una regione in cui 1/3 della popolazione vive in 324 piccoli comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, l’incremento fino al massimo consentito dell’addizionale Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e Irap (Imposta regionale sulle attività produttive).

Ancora una volta, agitando lo spauracchio del commissariamento da parte del governo Berlusconi, il Presidente Loiero ed il centrosinistra calabrese, con l’avallo del gruppo dirigente del Prc sferra un fortissimo attacco al sistema pubblico sanitario.

Questo attacco alle condizioni di vita dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati calabresi mostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, la natura antipopolare del governo di centro sinistra e quanto sia stata miope la scelta della maggioranza del gruppo dirigente di Rifondazione di rientrare nella giunta regionale.

Il nostro partito in un momento come questo dovrebbe avanzare una piattaforma alternativa che veda al centro la necessità di rafforzare la sanità pubblica, attraverso il potenziamento dei presidi territoriali, di strutture poliambulatoriali efficienti e ricollocando sul territorio una rete diffusa di farmacie pubbliche.

Per fare questo sarebbe necessario portare avanti una forte battaglia contro le politiche di tagli alla sanità operate dal governo nazionale e regionale, mentre al contrario ne diventiamo esecutori.

Per questi motivi è necessario che il nostro partito si collochi immediatamente all’opposizione e che torni a diventare promotore delle lotte per l’emancipazione delle classi subalterne calabresi.


* Comitato politico nazionale Prc