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Il caso è scoppiato lo scorso ottobre, ma le conseguenze potrebbero avere degli strascichi molto più profondi. Stiamo parlando di quello che viene definito “il più grosso dissesto finanziario di un ente locale dal fallimento della Napoli dei viceré degli Anni Ottanta” (Repubblica 14/10/2006)!



E' la storia di un sindaco, Rossana Di Bello (FI), che si è dimesso per scandali. La sua amministrazione ha ben rappresentato gli interessi della borghesia, facendosi portavoce del più becero populismo in piena continuità con le amministrazioni che a Taranto si sono succedute da più di venti anni a questa parte.

A titolo di propaganda politica, per abbellire la città, si erano acquistati immobili fatiscenti a prezzi esorbitanti con un enorme lucro per i proprietari privati, amici degli amministratori o addirittura amministratori. Un abuso di stipendi d’oro, eventi, appalti di ogni tipo, assunzioni clientelari, consulenze e incarichi che hanno creato un buco di oltre 350 milioni di euro il tutto inserito in un contesto già di degrado, disoccupazione e precarietà. Nella stessa Ilva, il più grande polo siderurgico d’Europa, con i suoi circa 16.000 addetti, si rileva che “il pericolo d’infortuni è costante ovunque e potenzialmente riguarda i due terzi del personale”. Secondo un delegato Fiom, “in nome del profitto, la direzione arriva a fare qualsiasi cosa. (…) Le condizioni di lavoro sono peggiorate, non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche per i ritmi sempre più intensi. A fine anno batteremo il record di produzione, malgrado siano stati ridotti all’osso organici e postazioni di lavoro”.

Come è ben facile immaginare, anche la periferia tarantina è caduta in un drammatico degrado. Qui però abita la maggior parte dei cittadini, che non si sente tarantina, ma di Paolo IV, di Taranto vecchia, dei Tamburi, della Salinella, e che vive nel suo quartiere senza mai andare in centro perché a volte distante più di un’ora di bus dalla città. Nel quartiere Paolo VI i 23 mila abitanti dispongono di due sole linee di bus; isolati, senza servizi, senza uffici comunali, senza verde pubblico vivono fra terreni incolti e discariche a cielo aperto. Qui la vendita di eroina per le strade, le rapine, il degrado sociale sono all’ordine del giorno. Il quartiere Tamburi, invece, si trova a duecento metri dall’Ilva, dove la qualità della vita è veramente molto bassa.

Dopo il crac finanziario i primi a fermarsi sono stati i camion della spazzatura e gli autobus. Diverse strade sono rimaste al buio perché la manutenzione è stata sospesa. I servizi cimiteriali sono stati interrotti, mentre gli studenti disabili non potranno più godere del servizio di trasporto.

Circa un migliaio sono i lavoratori a tempo determinato, impiegati all’interno di aziende cui l’amministrazione comunale aveva affidato la gestione di alcuni servizi – dalla pulizia ai trasporti - che oggi rischiano di perdere il posto di lavoro. Anche per i 2.250 dipendenti comunali a tempo indeterminato non si prospetta un roseo avvenire. Si pensa di collocarli “in disponibilità” (leggi esubero) mentre il loro salario è già a rischio. Il massimo che lo stesso Vendola è riuscito ad assicurargli è “il pagamento delle retribuzioni relative agli ultimi due mesi dell’anno”.

Per fare un po’ di economia, da gennaio i servizi pubblici saranno tagliati del 60%. I liquidatori scelti dal ministro dell’Interno prevedono di saldare i debiti e risanare la crisi economica svendendo beni del patrimonio cittadino e aumentando le tasse comunali, Ici, Tarsu in primis, che saranno portate all’aliquota massima. Sarà così che le spese per i fasti di un manipolo di borghesi verranno ancora una volta addossate sulle spalle dei lavoratori e del proletariato!

Rifondazione comunista in questo contesto potrebbe svolgere un ruolo rilevante. Esiste un malcontento generalizzato. Oggi più che mai la popolazione tarantina, i giovani, i lavoratori, i disoccupati stanno chiedendo a gran voce una netta rottura col passato. Lo dimostrano le ultime mobilitazioni a partire dai cortei contro il rigassificatore, dagli scioperi contro le morti bianche e i crescenti infortuni all’Ilva, fino agli avvenimenti degli ultimi mesi che hanno registrato un’alta partecipazione anche di studenti e gente comune.

“Non si tratta solo di scegliere meglio gli uomini, dobbiamo controllare”: Mo avaste! (Adesso basta!) è lo slogan del comitato “I dissestati”, organizzato da antagonisti dei quartieri più degradati e unica forza attiva nella città. Ma per lottare e vincere, oltre alle buone intenzioni dei militanti, bisogna armarsi di idee, di programmi e di organizzazione, di marciare compatti e organizzati! Questo dovrà essere l’obiettivo del Prc nei prossimi cruciali mesi che decideranno la sorte dei lavoratori coinvolti e di tutti i tarantini.

18/12/2006

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