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occupazione autosoleGli operai della acciaieria Ast di Terni, occupando oggi la A1, bloccando il traffico per ore, ed ottenendo così un nuovo incontro per domani, hanno dimostrato per l'ennesima volta quale forza e capacità di lotta possiedono. Tuttavia è inutile nascondersi, perchè sarebbe il segreto di Pulcinella, che stamattina durante l'assemblea i lavoratori sono stati "dirottati" verso l'occupazione della A1 per non affrontare l'altra occupazione che era stata posta sul piatto della discussione... quella della fabbrica.


Più passano i giorni e più lo sviluppo di questa vertenza mi riporta con la memoria a Termini Imerese nel dicembre del 2002, dove insieme ad altri compagni di Falcemartello sono andato a portare la nostra solidarietà e intervenire politicamente. Allora gli operai della Fiat con coraggio e con una combattività esemplare rovesciarono il paese lottando contro la chiusura dello stabilimento siculo. Una sera in particolare di quel dicembre, dopo l'ultimo incontro andato a vuoto al ministero, si fece un'assemblea di tutti i lavoratori davanti alla fabbrica. Il clima si tagliava con il coltello e si avvertiva che l'unica indicazione che ci si aspettava erano le parole "occupiamo la fabbrica". Sarebbe stato sufficiente che chiunque, uno qualsiasi dei delegati, dei lavoratori o dei funzionari lo dicesse perchè una marea umana impetuosa si muovesse verso la fabbrica e varcasse i cancelli (solo a titolo di aneddoto dico che io quella sera ci provai. Salii sul palco spinto da alcuni lavoratori ma esattamente in quel momento staccarono i microfoni e non potei intervenire. Io ero solo un rsu venuto a portare la solidarietà della Ferrari di Maranello e di altre fabbriche del modenese quindi non credo che la mia parola avrebbe fatto la differenza, non avevo la sufficiente autorevolezza agli occhi di quei lavoratori, ma forse avrebbe aiutato a imporre quella discussione che nessuna organizzazione nè politica nè sindacale volle porre perchè tutti, tranne gli operai stessi, temevano).

Se allora si fosse compiuto quell'atto così tecnicamente semplice, ma così politicamente difficile, il destino dello stabilimento palermitano della Fiat sarebbe stato profondamente diverso. Ma ahimè la storia è impietosa e non ammette repliche. L'aver perso quell'attimo ha portato alla desolante fine che conosciamo uno dei siti industriali più importanti del paese.

Oggi la Ast di Terni mi pare sia di fronte allo stesso bivio. Di incontri ne concederanno ancora migliaia, ma il dato vero ed inequivocabile è che i vertici Thyssen hanno già deciso e non torneranno indietro, perciò ogni trattativa su queste basi è un bluff e una perdita di tempo. Un vero piano industriale alternativo, che prevedesse il mantenimento dello stabilimento così com'è con le produzioni sia caldo che freddo, Thyssen dovrebbe impiegare mesi per prepararlo e dovrebbe partire non dalla mobilità volontaria di 290 operai ma dall'assunzione di 150 in sostituzione di quelli che hanno già accettato di andarsene e la conferma di tutti i precari. Così non è e non sarà. Per questo l'alternativa, come a Termini Imerese 12 anni fa, è una sola. Occupare la Fabbrica e partire con una nuova lotta con altre forme ed altri obbiettivi: quelli della dimostrazione che gli operai sono gli unici capaci di gestire davvero la fabbrica e quelli, per questa ragione, dell'esproprio senza indennizzo e della nazionalizzazione dell'azienda.

Ogni altra ipotesi di incontro e/o di trattativa estenuante ha il solo scopo di allungare il brodo e , come si dice in sindacalese, portare a spasso i lavoratori, facendo perdere loro tempo e fiducia in se stessi e nella lotta con lo scopo di far prevalere la rassegnazione e la sfiducia.

Gli operai della Fiat di Termini Imerese purtroppo non hanno più siti produttivi dentro cui lottare e per cui lottare. Gli operai della Ast ancora ce l'hanno eccome. Per questo, compagni operai di Terni, la lotta non è finita e per questo il tempo più lungo e difficile della partita è ancora tutto da giocare. Ma bisogna giocarlo, e per giocarlo bisogna occupare la fabbrica.
Lo dico soprattutto a chi oggi possiede la responsabilità più grande e cioè la Fiom, organizzazione di cui anche io faccio parte da ormai 17anni. Il segretario generale ha parlato giustamente di occupare le fabbriche. Ora dalle parole si deve passare ai fatti. Sia la Fiom ad assumersi la responsabilità morale, politica e strategica di questa battaglia campale per il lavoro e la dignità! Altrimenti, purtroppo, anche in questo caso la storia sarà impietosa e ricadrà sulla pelle di 2700 coraggiosi lavoratori e di tutta una città oltre che sull'intero patrimonio industriale di questo paese.
Non permettiamolo!

 

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