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La lotta, che vede protagonisti i metalmeccanici dei cantieri navali “Palumbo” di Messina, si pone ad emblema della ripresa del conflitto di classe mai cessato, nonostante le fantasiose analisi degli “opinionisti” della sinistra radical-chic. Chi afferma che le classi non esistono più solitamente fa leva sull’assenza di movimenti di massa dei lavoratori; personalmente attribuisco tale fenomeno negativo alla mancanza di partiti che hanno come obiettivo la loro difesa intransigente.

 

L’eterno conflitto, fisiologico, fra proletari e padroni, non è mai venuto meno ma sono le organizzazioni del movimento operaio ad avere direzioni politiche scorrette.

 

Nell’immaginario collettivo, pilotato dai mezzi di comunicazione gestiti dalla classe dominante, le vittime sono gli imprenditori tartassati e raggirati da lavoratori fannulloni a cui bisogna comprimere diritti e salari per affrontare la crisi e rilanciare l’economia.

Palumbo, titolare di concessione ventennale dei cantieri navali messinesi “di pubblica proprietà”, recita perfettamente il ruolo del padrone: sfrutta la crisi per consolidare i rapporti di forza, applaudito dall’opinione pubblica che nel profondo sud è fomentata da reazionari, forieri di lotta tra poveri.

Giunto a Messina sull’onda di una propaganda mediatica tendenziosa che lo spacciava per “salvatore del cantiere”, non ha perso tempo a scoraggiare la lotta sindacale e mettere in discussione anche i minimi diritti acquisiti. Delle 220 assunzioni a tempo indeterminato, previste nel contratto di concessione del cantiere, ne ha effettuate solo una cinquantina; invece, con la precedente gestione, lavoravano circa 1.500 operai, fra diretto e indotto. L’impresa si è adoperata instancabilmente per isolare e licenziare i rappresentanti sindacali e Rsu più combattivi, con motivazioni infamanti, spalleggiata dalla stampa cittadina. Oggi si contano 12 licenziati che, in maggioranza, si distinguevano per professionalità e correttezza nelle relazioni industriali con la precedente gestione: con Palumbo Spa si trasformano in fannulloni e pericolosi estorsori! Nonostante sentenze favorevoli agli operai, l’azienda non ne consente il rientro in cantiere. La lotta, che i lavoratori (rappresentati da Orsa-Mdb ed Flmu-Cub) conducono contro la gestione “autoritaria” del prezioso cantiere, si articola su più fronti: respingere l’attacco diretto e stimolare le istituzioni che non reagiscono alla conclamata violazione del contratto di concessione. L’Ente Autonomo Portuale e l’Autorità Portuale, sottoscrittori della concessione, non pretendono le assunzioni e gli investimenti previsti nel capitolato d’appalto. Nonostante la denuncia sindacale, da oltre un anno l’Ispettorato del lavoro non produce un verbale di valutazione sulla liceità delle telecamere installate (evidente strumento intimidatorio).

Dei tre cantieri della Palumbo Spa (Napoli, Messina, Malta), si discrimina quello di Messina con operai e rappresentanti sindacali coscienti, più volte collocati in cassa integrazione, a spese della collettività, nonostante l’alta produzione dichiarata dalla stessa Palumbo.

Il cantiere diretto da altra impresa, o meglio dagli stessi operai, diventerebbe un pericoloso concorrente per l’azienda.

Se i lavoratori non si piegano al diktat padronale, la produzione va delocalizzata in siti più “collaborativi” e le sentenze dei tribunali non hanno alcun effetto: Palumbo come Marchionne.

La piccola realtà operaia messinese non si distingue dal resto d’Italia: Palumbo tenta l’eliminazione delle soggettività sindacali più avanzate e le istituzioni, asservite ai potentati locali, tendono a risolvere la crisi puntando il dito contro i lavoratori, mentre la stampa esalta anche i licenziamenti discriminatori effettuati nonostante l’art.18.

• Riassunzione dei 12 licenziati politici!

• Rispetto del capitolato d’appalto: 220 assunzioni a tempo indeterminato.

• No alla repressione: via le telecamere nel cantiere e sanzione da parte dell’ispettorato del lavoro.

• No alla guerra tra poveri: la produzione sia distribuita equamente tra i vari cantieri.

Attraverso queste rivendicazioni, si cerca di riorganizzare una classe lavoratrice che paga i dolorosi arretramenti degli ultimi anni. L’obiettivo è la nazionalizzazione dei mezzi di produzione sotto il controllo operaio, non certo un “compromesso storico” post-datato regalato ai padroni che non perdono tempo per guadagnare terreno con ogni mezzo.

Coscienti che occorra resistere un minuto più del padrone, i metalmeccanici della Palumbo stanno rispondendo colpo su colpo. Le ore di sciopero si contano a centinaia e, se la linea padronale non cambia, si concretizzeranno azioni di lotta sempre più incisive.

Sono orgoglioso di stare al loro fianco e godono della mia sincera stima: sono la punta avanzata della lotta sindacale in città! Non fanno un passo indietro e sul loro esempio altri lavoratori messinesi cominciano a reagire. Il compito è oneroso ma, conoscendoli personalmente, sono certo che ne usciranno a testa alta.

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