Breadcrumbs

Il 19 maggio 2010, dopo una trattativa durata circa 20 ore presso la Confindustria di Carpi, si è raggiunta un’ipotesi di accordo fra Ferrari Auto S.p.A., Rsu Ferrari e sindacati che sancisce, in sostanza, il ritorno a relazioni sindacali paritarie fra Rsu ed azienda.

La vertenza ha inizio dopo le elezioni delle Rsu, avvenute il 7 e 8 aprile 2010. L'azienda ha fatto di tutto per ottenere un sostanziale ridimensionamento della Fiom, e poter così mantenere un livello di conflittualità basso ed un sistema di relazioni sindacali basati sulla “complicità”. Nonostante tutto la Fiom ha riscontrato una certa tenuta, con la perdita di 1 solo delegato, cui però si è sommata una significativa avanzata della Uilm, specie tra gli impiegati. L'avanzamento di un sindacato moderato e complice come la Uilm ha fatto credere all'azienda di essere più forte che in passato, inducendola a tentar di imporre alla Rsu la linea unilaterale del fatto compiuto. Ha rinviato un incontro sull’organizzazione industriale programmato per la metà di aprile e ne ha rifiutato un altro in cui discutere del saldo del Premio di Risultato Aziendale (Pdr) del 2009. La dirigenza ha tentato di forzare la mano per imporre anche in Ferrari il piano lacrime e sangue di Marchionne.

Infatti il 30 aprile, quando i lavoratori avrebbero dovuto ricevere il saldo del Pdr, alle Rsu è pervenuta una lettera da parte della direzione aziendale in cui veniva fissato un incontro per la discussione del Pdr per il 10 di maggio. Il ricatto dell'azienda era chiaro: scambiare l'aumento salariale con licenziamenti ed esternalizzazioni. Una proposta inaccettabile, cui Rsu e lavoratori hanno risposto con un pacchetto di scioperi di 2 ore con assemblea per la giornata di lunedì 3 maggio e successivamente di un’ora al giorno per tutti i turni fino all'incontro fissato per il 10 maggio. Inoltre è stato proclamato il blocco degli straordinari e dell’autocertificazione, strumento quest’ultimo cui l’azienda tiene particolarmente sia perchè garantisce “l'artigianalità” del prodotto e sia perchè scarica le responsabilità della qualità sui lavoratori. Fin dall'inizio l'adesione dei lavoratori agli scioperi è stata altissima con punte del 100%.

L’incontro del 10 maggio ha sancito quello che Rsu e sindacati avevano preventivato: 270 esuberi fra i lavoratori a tempo indeterminato, l’indisponibilità alla riconferma dei lavoratori precari, un piano di cessioni di rami d’azienda ed il ricatto che se non si fosse accettato tutto ciò il saldo del Pdr sarebbe stato pari a 0. Una posizione inaccettabile che è stata contrastata con 4 ore di sciopero con presidio davanti ai cancelli il giorno successivo alla trattativa e la proroga della sospensione dell’autocertificazione e degli straordinari.

In quella giornata i dirigenti aziendali sono venuti a sfidare i lavoratori in picchetto con le loro automobili, ricevendo una risposta chiara da tutti: vogliamo i soldi ed i nostri diritti. Una nota dolente della lotta è stato il ferimento, da parte degli occupanti di un pullman per visitatori, di un lavoratore, segno evidente della tensione che l'azienda, con i suoi comportamenti, aveva contribuito a creare ed alimentare. Quando pure lo sciopero di 2 ore con picchetto dei lavoratori della gestione sportiva (reparto corse) indetto il 12 maggio ha visto l'adesione di oltre il 75% dei lavoratori, l'azienda ha cominciato a far marcia indietro lasciando intendere ai sindacati che in realtà c'era stato un equivoco, che in trattativa non ci si era capiti bene!! (sic!).

Infatti l’azienda sfruttando un incontro per giovedì 13 maggio, a sciopero ancora in corso, convocato per informare della cassa integrazione della settimana successiva ha fissato un incontro per il 18. Le Rsu hanno quindi deciso in assemblea di mantenere lo sciopero dell’autocertificazione sospendendo l’astensione dal lavoro ma proclamando il presidio dei cassintegrati per la settimana in cui si sarebbe svolto l’incontro.

La trattativa ha avuto inizio alle 9 e 30 della mattina del 18 maggio e si è conclusa alle 5 e 30 del giorno successivo. L'azienda fino all'ultimo ha tentato di imporre anche in Ferrari la logica della flessibilità e dell'ipersfruttamento che la Fiat vuole imporre a Pomigliano e nel resto del Gruppo Fiat con l'introduzione di 18 turni e di forme di flessibilità inaccettabili. Alla fine, grazie alle lotte, si è rifiutata questa impostazione respingendo ogni forma di turnazione e flessibilità che non fosse presente nei contratti aziendale e nazionale e si sono respinti i 270 licenziamenti. Al contrario l’accordo prevede da un lato il pagamento di 1200 euro di premio, il riavvio del percorso del rinnovo del contratto aziendale (scaduto da 2 anni) sulla piattaforma presentata in marzo del 2009, un piano di esternalizzazioni tramite accordi sindacali, una mobilità esclusivamente volontaria ed incentivata e soprattutto la stabilizzazione di oltre 80 lavoratori precari. L'affondo di Fiat-Ferrari è stato così respinto grazie alla forza e alla determinazione dei lavoratori.

Solo la lotta paga, questo hanno imparato gli operai Ferrari. Un primo passo è stato fatto ma il livello di coscienza dei lavoratori deve essere coltivato nel prossimo periodo. Se questa volta abbiamo resistito all'offensiva padronale, domani potremo aprire scenari rivoluzionari all’interno di una fabbrica simbolo del capitalismo.


* Rsu-Fiom Ferrari Auto e membro del direttivo provinciale Fiom-Cgil

Joomla SEF URLs by Artio