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La scelta della Fiat di disdettare i contratti, nazionale ed aziendali, applicati nei propri stabilimenti a partire dal 1 gennaio 2012 e sostituirli con l'estensione a tutti i dipendenti dell'accordo di Pomigliano ha una portata epocale. Con questa decisione, come più volte spiegato negli scorsi mesi, non solo si peggiorano pesantemente le condizioni di lavoro, ma vengono cancellati diritti fondamentali come quello di sciopero e di libera iscrizione al sindacato.

Dal primo gennaio 2012, la Fiom, assieme a tutti i sindacati che non hanno firmato quell'accordo, non potrà più essere rappresentata in FIAT. Non ci saranno più delegati sindacali, non ci saranno più agibilità (permessi sindacali ecc), saranno cancellate le iscrizioni (11mila 500 per la sola Fiom) e le relative trattenute sindacali.

 

Data la velocità con cui si stanno susseguendo gli avvenimenti è probabile che alla fine dell'anno prossimo non ci troveremo con due contratti nazionali, quello del gruppo Fiat e quello del resto dei metalmeccanici.  Ci troveremo con la più grande multinazionale italiana che imporrà il nuovo contratto nazionale a tutta la categoria e, di conseguenza, a tutto il mondo del lavoro. Non a caso sta prendendo piede l'ipotesi che l'accordo Fiat duri solo fino a fine 2012, data di scadenza anche del contratto nazionale separato di Fim e Uilm. Le ultime dichiarazioni di elogio alle scelte operate dalla Fiat da parte di Bombassei, vice presidente di Confindustria, stanno ad indicare che quello è l'obiettivo. Deve passare ovunque il concetto che o sei un sindacato filo-aziendalista o non hai diritto di esistere ed essere riconosciuto.


È necessaria una discussione approfondita in Fiom


La Fiom si trova ora in una situazione senza precedenti. Dal dopoguerra, nemmeno negli anni più difficili, come dopo la sconfitta alle elezioni per le commissioni interne a Mirafiori del 1955, il sindacato più forte e rappresentativo delle tute blu era stato escluso fisicamente dal Lingotto. Questo contesto pone non solo noi della Fiom, ma il movimento operaio tutto, di fronte all'interrogativo storicamente più complicato: "Che fare?".

Se da un lato non ci sono dubbi che la linea generale del "No all'accordo di Pomigliano" deve essere confermata e rafforzata, dall'altro le nuove condizioni in cui ci troveremo impongono una discussione complessiva per capire come declinare concretamente la nostra battaglia.

Gli ultimi due Comitati Centrali della Fiom hanno visto un abbozzo iniziale di questa discussione che ci si è presi l'impegno di fare in maniera più organica nei primi mesi dell'anno prossimo.

La sola posizione già cristallizzata è quella della Cgil e dalla minoranza interna Fiom del compagno Fausto Durante, che brandisce il 28 giugno come strumento per proporre alla multinazionale di Torino e a Fim e Uilm una soluzione allo scontro a cui da tempo assistiamo. Una soluzione che assicura la non esclusione della Fiom dagli stabilimenti, ma garantisce in cambio il rispetto delle clausole di responsabilità previste nel 28 Giugno.  Dunque una soluzione assolutamente inaccettabile.

Nel resto della Fiom l'unico elemento su cui nessuno ha dubbi è che da un lato non possiamo accettare il ricatto impostoci da Fiat, ovvero lo scambio tra rappresentanza e governabilità, cioè limitazione al diritto di sciopero. Il punto ora è capire “che fare?”.


Organizziamo la nostra lotta partigiana!


Se, come rilevato da alcuni compagni, attualmente la combattività operaia nel gruppo Fiat non è quella che servirebbe. Se ad oggi l'appoggio ottenuto dalla Fiom si è limitato, per lo più (ma con eccezioni e controtendenze come gli scioperi di questi giorni alla Ferrari), ad un sostegno passivo, ad un “consenso” che non si è tradotto in una sufficiente capacità di lotta, allora proprio questo deve essere il fulcro, non più eludibile, della nostra discussione. Come costruiamo i rapporti di forza negli stabilimenti per battere Marchionne?

Siamo consapevoli che tra i lavoratori Fiat in questa fase, assieme alla rabbia, convivono paura e disorientamento. Questo è vero sia negli stabilimenti in crisi e afflitti dalla cassa integrazione, sia in quelli che lavorano a pieno regime. Tuttavia crediamo si debbano tener presente anche le contraddizioni che l'accordo Fiat creerà. Il peggioramento devastante delle condizioni di vita e di lavoro porteranno la situazione a divenire intollerabile nel giro di non molto tempo, generando un contesto di rabbia diffusa ed esplosiva. A questo si deve aggiungere che anche la situazione sociale complessiva del nostro paese, ben sintetizzata dal successo enorme della manifestazione del 15 ottobre, necessariamente avrà un impatto sui lavoratori Fiat.

Per questo la discussione da fare non è solo nel gruppo dirigente, ma soprattutto con i nostri delegati e militanti, che vivono quotidianamente e conoscono nel profondo la realtà delle proprie fabbriche.

È centrale, innanzitutto, che il coordinamento nazionale del Gruppo Fiat assuma caratteristiche più strutturate e periodiche. Un luogo in cui la nostra base contribuisca fin dalla fase di elaborazione alla costruzione della nostra controffensiva. Coordinamenti di uguale natura dovrebbero costituirsi in tutti quei territori in cui sono presenti più stabilimenti del gruppo. Da questo punto di vista la campagna “Io voglio la Fiom in Fiat” lanciata all'ultimo Comitato Centrale per raccogliere sottoscrizioni in sostegno delle lotte da fare può senz'altro rappresentare una prima occasione per coinvolgere i tanti militanti, giovani, studenti, scesi in piazza fin dal 16 ottobre del 2010 contro la Fiat.

Per parte nostra, in queste poche righe, vorremmo dare il nostro modesto contributo alla discussione avanzando alcune proposte. Due ci paiono i piani su cui è necessario strutturare l'azione della Fiom.

Per prima cosa riteniamo non più rinviabile l'elaborazione di una linea strategica complessiva sul futuro dell'industria dell'auto e della Fiat (Auto e Industrial) nel nostro paese. Una proposta da utilizzare come strumento per creare coscienza, dibattito, consapevolezza tra i lavoratori ma anche nel resto della società. Una proposta che veda nella difesa senza quartiere, fino all'occupazione, degli stabilimenti dalla minaccia di delocalizzazione e che contrapponga all'idea del “lavorare di più in di meno” avanzata da Marchionne quella del “lavorare meno, lavorare tutti”. Una proposta che all'agonizzare senza futuro e prospettive della maggior parte degli stabilimenti (a partire da Maserati, ma anche Pomigliano, Mirafiori ecc.) contrapponga l'esproprio e la nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori come unica via per far prevalere le ragioni dei lavoratori e della collettività a quelle del mercato.

In secondo luogo dobbiamo portar avanti l'iniziativa politico-sindacale diretta, quotidiana. A tal fine riteniamo necessario coinvolgere tutti i lavoratori e militanti disponibili fin da ora. Organizzare l'iniziativa della Fiom, dentro e fuori la fabbrica, attraverso la costituzione dei comitati degli iscritti e simpatizzanti, e/o dei cassintegrati. Puntare a costruire iniziative in fabbrica (di lotta, di propaganda, ecc. a seconda delle condizioni concrete) là dove si lavora e costruire iniziative più di impatto e visibilità generale là dove per lo più si è in cassa integrazione. In poche parole, utilizzare tutti gli strumenti e percorrere tutte le strade che si ritengono opportune per tenere il più alto possibile la tensione e la conflittualità in Fiat: in ogni stabilimento, in ogni territorio. Dobbiamo basarci sulla nostra forza e risorsa più grande, la militanza attiva e diretta dei nostri compagni di base. Coscienti del fatto che dal primo gennaio non avremo più le RSU, non ci saranno più permessi sindacali né agibilità che consentano un rapporto diretto ed immediato con i lavoratori sulle linee.  Consapevoli che, proprio per questo, i nostri compagni saranno costretti a svolgere una attività per lo più “clandestina”. Per questo, con una buona dose di sfrontatezza, ci permettiamo di parlare di “lotta partigiana”. Quella medesima voglia di libertà e giustizia che mosse allora i nostri nonni  deve oggi farci portare avanti con forza e determinazione questa nostra battaglia campale.

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