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L'Ima di Bologna è una tipica azienda emiliana di macchine automatiche. Con oltre l'80% della produzione affidata alla subfornitura, almeno 3 lavoratori su 4 degli oltre 1300 dipendenti sono impiegati.

In Ima il 2009 è stato vissuto “solo” come un periodo di forte calo produttivo che ha richiesto il “sacrificio” delle ferie residue degli anni precedenti e la “rinuncia” agli straordinari. In una situazione del genere non deve meravigliare se un settore di lavoratori si possa sentire come su una nave che comunque riesce a navigare in mezzo alla tempesta mentre c'è chi affonda nella cassa integrazione o nella mobilità. Se si tratta di un familiare, allora portare a casa uno stipendio pieno assume una particolare importanza.

Questo effetto della crisi non ha comunque fatto mancare la partecipazione della maggioranza dei lavoratori Ima alle mobilitazioni contro l'accordo separato sul contratto nazionale dei metalmeccanici. Abbiamo anche avuto il privilegio – in momenti diversi s'intende – di fare assemblee molto partecipate prima con Gianni Rinaldini a spiegare le ragioni del No della Fiom all'accordo sottoscritto da Federmeccanica, Fim e Uilm. Poi, una bella mattina, la sorpresa: alle 8 e alle 10, il segretario generale della Fim, Farina, viene in assemblea con i suoi dirigenti locali a raccontarci come norme e leggi gli consentano di firmare per conto e sulla testa di tutti i metalmeccanici del paese. Dopo non aver risposto alle obiezioni dei lavoratori, è stato contestato e l'assemblea è andata deserta.

In questo clima si è svolto anche il rinnovo della Rsu nelle giornate del 17, 18 e 21 dicembre. A seguito dell'accordo separato sul contratto nazionale, la Fiom ha rotto il patto di solidarietà che dal 1993 aveva garantito almeno due delegati per Fim e Uilm anche quando quest'ultima raccolse solamente 3 voti su 671 nelle elezioni del 2001.

Di fronte a questa decisione, i funzionari di Fim e Uilm hanno minacciato di voler eleggere 4 Rsu diverse, tante quante sono le società in cui è suddivisa Ima. Anche in presenza di un accordo che prevede un unico ambito di confronto sindacale, questo sarebbe stata una crepa in cui l'azienda potrebbe inserirsi per mettere fine alla Rsu di gruppo e creare divisioni tra i lavoratori.

Anche i delegati di Fim e Uilm  si sono opposti ai propri funzionari, probabilmente capendo che per quanto fosse diffusa la rabbia sul contratto nazionale firmato dai loro sindacati, creare dei problemi a livello aziendale poteva rappresentare un ostacolo nel contattare e convincere i settori più moderati dei lavoratori a votare contro la  radicalizzazione dello scontro che la Fiom ha giustamente portato avanti nella campagna elettorale, distribuendo un volantino dal titolo significativo “I sindacati (per fortuna) non sono tutti uguali!!!”.

Sebbene nelle liste della Fiom si siano candidati lavoratrici e lavoratori  che negli interventi alle assemblee o nelle passate esperienze in Rsu si sono costruiti una certa credibilità e autorità, Fim e Uilm sono cresciute nel numero di voti raccolti eleggendo così  rispettivamente 3 e 1 delegato contro i 21 della Fiom che ha comunque conquistato 2 delegati rispetto al 2006.

Tra i delegati Fiom c'è chi considera il risultato positivo anche perché sarà più facile la gestione dei rapporti con i lavoratori e l'azienda, con la presenza di tutti e tre i sindacati nella Rsu. Altri, come chi scrive, vedono nella crescita di consenso di Fim e Uilm un segnale negativo soprattutto mentre la Fiom è impegnata contro l'accordo separato sul CCNL e il modello contrattuale del 22 gennaio 2009. Questo risultato in una delle più importanti aziende metalmeccaniche di Bologna porta acqua al mulino di chi in Cgil vuole tornare all'unità sindacale di vertice e ha nostalgia della concertazione. Non credo sia casuale che nel congresso Cgil i delegati che mettono l'accento su questi diversi aspetti del rinnovo Rsu appoggeranno documenti diversi: i primi al seguito di Epifani; i secondi, la maggioranza dei delegati Fiom, a fianco di Rinaldini.

 

* Rsu gruppo Ima, a titolo personale

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