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Era da un bel po’ che uno sciopero in uno stabilimento del gruppo Fiat, adesso Fca, non provocava tanto interesse. È stato uno sciopero che sicuramente ha spiazzato tutti, ma soprattutto ha colto di sorpresa la dirigenza Fiat, col grande rammarico ed imbarazzo del signor Marchionne che su quel sito produttivo ha puntato molto, sia come immagine a livello internazionale che come efficienza produttiva in vista di lauti profitti.

Il 4 giugno la Fiat-Fca ha comunicato alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto separato di aver intenzione di avviare i 12 turni lavorativi per rispondere all’incremento dei volumi produttivi e di far rientrare al contempo dalla cassa integrazione circa 500 lavoratori della carrozzeria di Mirafiori, integrandoli nell’organico dello stabilimento di Grugliasco. Ciò che ha reso subito perplessi i compagni della Fiom di Grugliasco è stata la richiesta di implementare i 12 turni senza chiarire le modalità con cui sarebbero stati espletati. Un esempio su tutti: come veniva strutturato il riposo settimanale? Ovvero, si sarebbe mantenuto il sabato oppure si sarebbe introdotta la logica del “riposo a scorrimento”? Inoltre, si apriva anche il problema delle due settimane di ferie, avanzate in modo unilaterale dall’azienda, contro le tre richieste dalla maggior parte dei lavoratori.
È bene chiarire che il sito produttivo di Grugliasco è uno stabilimento a pieno regime, in cui i ritmi e i carichi di lavoro stanno conoscendo in modo progressivo indici di saturazione lavorativa estremi: in altre parole, la rabbia dei lavoratori trova sempre di più terreno fertile per potersi sviluppare concretizzandosi in momenti di proteste e mobilitazioni come quelle avutasi pochi giorni fa. Tuttavia, la prevedibile rottura sulla trattativa del rinnovo del Ccsl da parte delle altre organizzazioni sindacali, ha alimentato ancor di più quella rabbia che tra i lavoratori covava già da tempo e mettendo in crisi lo stesso contratto la cui efficacia e validità sono pari a zero. È utile ricordare che la trattativa si è arenata sull’ammontare dell’una tantum per il 2014: l’azienda proponeva 200 miseri euro lordi, contro gli altrettanti miseri 300 euro lordi richiesti dai sindacati firmatari. La Fiat dice che per gli operai non ci sono soldi, mentre allo stesso tempo Marchionne decide di elargire un premio di 2mila euro a circa 12mila quadri o comunque alla fascia del personale “di più alta professionalità”.
In un contesto del genere, lo sciopero di Grugliasco ha rappresentato sicuramente una prima risposta ad una serie di attacchi ai diritti e alle condizioni difficili di lavoro. Il risultato dello sciopero è stato oggettivamente positivo, ma anche singolare. Ha scioperato il 30 per cento dei lavoratori (risultato più che buono dato il clima pesante che si respira nei luoghi di lavoro) e si è raggiunto il grande obiettivo di poter fare un’assemblea fuori dai cancelli, mentre quelle interne ci vengono continuamente negate dalla Fiat. Ma quello che ha più preoccupato l’azienda è la dimostrazione che “c’è ancora qualcuno” che non ha mai abbassato la testa e, se qualche lavoratore dimostra di avere ancora paura oggi, non significa che tutti provano la stessa paura! Anzi!
Quell’“esigua minoranza” di cui Marchionne parla (lettera aperta indirizzata a tutti i dipendenti Fiat il giorno dopo lo sciopero) può determinare una breccia molto pericolosa, rompendo quell’“equilibrio necessario per essere competitivi in campo mondiale”.
Marchionne con quella “famosa” lettera e con il “famoso blitz” (dopo lo sciopero è andato personalmente allo stabilimento di Grugliasco per capire che aria tirava) ha dimostrato la sua debolezza, indicandoci qual è la strada giusta da seguire in questa fase particolare. Ai delegati Fiom la Fiat nega di fare le assemblee in fabbrica. Occorre riprenderci quegli spazi puntando a fare assemblee con sciopero fuori dai cancelli. È un modo giusto per ricostruire i rapporti di forza all’interno dei luoghi di lavoro nelle aziende del gruppo Fiat.

 

* Fiom Cgil Maserati - Modena

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