Breadcrumbs

Giovedì 15 ottobre, Fim Uilm e Federmeccanica hanno siglato l’accordo separato per il contratto dei metalmeccanici. Con questa firma non siamo di fronte ad un “semplice” accordo separato come i due cui assistemmo nel 2001 e nel 2003.

Questa volta siamo di fronte al cambiamento completo del ruolo e del significato delle relazioni sindacali, della funzione del sindacato stesso e soprattutto siamo di fronte alla demolizione del contratto nazionale di lavoro.  Il tutto naturalmente senza alcuna possibilità da parte dei diretti interessati, i lavoratori, di poter decidere alcunché.

I contenuti dell’accordo

Il primo aspetto fondamentale dell’accordo siglato è il recepimento totale dei contenuti dell’accordo confederale separato firmato il 22 gennaio ed il 15 aprile 2009.

Ciò significa, innanzitutto, che da un punto di vista salariale d’ora in avanti si vorrà applicare l’indice IPCA per calcolare i futuri aumenti salariali. Cosa significa nel concreto? Che per i prossimi 3 anni i metalmeccanici di terzo livello prenderanno in tutto la strabiliante cifra di 56 euro netti!! Che mentre nell’ultimo contratto unitario un 5°livello prendeva, lordi, 127 euro di aumenti, con questo ne prenderà 68! Che viene cancellato il cosiddetto valore punto, quantificato ad oggi in 18,82 euro ed ora abbassato a 17,2€. In questo modo, dal momento che, qualora vi fossero differenze tra aumento IPCA ed inflazione reale, dovrà essere una commissione interconfederale (paritetica!!) a valutare se vi siano le ragioni per ulteriori aggiustamenti, sostanzialmente il ruolo del sindacato sarà ridotto a quello di semplice notaio.

Per quanto riguarda la parte normativa vengono delineati alcuni tratti generali i cui dettagli applicativi sono demandati ad una commissione che si riunirà nel corso del prossimo anno (sic!..). Tuttavia i concetti fondamentali sono, in primo luogo, che non solo si distrugge il contratto nazionale (ccnl) ma si vanifica completamente il ruolo della contrattazione aziendale. Infatti il contratto aziendale d’ora in poi potrà essere non più “migliorativo” del ccnl, bensì “esclusivo o concorrente”. Ovvero, attraverso i contratti aziendali, si potrà derogare (cioè non rispettare) in peggio il contratto nazionale. Inoltre in azienda potrà essere contrattato solo salario esclusivamente variabile e legato alla produttività…insomma, se ti tiri il collo guadagni 2 lire in più se non ce la fai o c’è crisi, muori di fame.

Nell’accordo si prevede l’introduzione, tramite un ente bilaterale, del fondo “di sostegno al reddito”. Per chi aderirà a tale fondo ogni azienda verserà 2 euro nel 2010e2011 e il dipendente 1€. Il fondo partirà nel 2012 e il suo vero obbiettivo è quello di fare da apripista per la privatizzazione degli ammortizzatori sociali. In sostanza l’obbiettivo è quello di dire “ se sei iscritto al fondo o al sindacato firmatario dell’accordo (cioè se paghi), avrai la cassa integrazione, altrimenti no.”

Per quanto poi riguarda la precarietà, la nuova intesa sancisce il superamento dei vincoli di 36-44 mesi dopo cui i tempi determinati erano obbligatoriamente tramutati in contratti a tempo indeterminato. Infatti con  una deroga aziendale che sancisce una stagionalità di durata fino a 6 mesi, si consente praticamente ai padroni di assumere per 6 mesi all'anno un lavoratore e tenerlo precario a vita. Anche per il part-time si rompono i vincoli in merito all'orario ed al consenso che il lavoratore deve dare ad una sua modifica. In questo modo, come già succede in altri settori, come per esempio nei supermercati, si usa il part-time come forma selvaggia di flessibilità dell'orario.

Questo vero e proprio regime che si vuole instaurare ovviamente necessita di repressione ferrea. Ed infatti sono previste procedure di conciliazione ed arbitrato nonché un sistema sanzionatorio per quelle RSU e sindacati che non rispetteranno il contratto firmato!!

I lavoratori e la Fiom rispondono

Nel numero 221 di Falcemartello abbiamo avviato la discussione su quale strategia di medio-lungo periodo dovrebbe adottare la Fiom nell’affrontare questa vertenza per rendere inapplicabile il nuovo contratto separato. È una discussione centrale e che dovrà essere sviscerata nelle prossime settimane all'interno dell'organizzazione e tra i militanti e la base. Nell’immediato la reazione dei lavoratori non si è fatta attendere ed in diverse fabbriche, alla notizia dell’accordo, sono partiti scioperi spontanei di protesta.

Il Comitato Centrale della Fiom il 20 ottobre ha assunto le prime decisioni, alcune della quali molto importanti e senza precedenti. I meccanici della Cgil chiederanno formalmente a Fim e Uilm di poter svolgere un referendum tra tutti i lavoratori per decidere sul contratto separato. Se, come prevedibile, i due sindacati risponderanno picche, la Fiom, che ha convocato l’assemblea dei 5000 delegati per il 30 ottobre,  sancirà la rottura di tutte le relazioni unitarie a partire dalla disdetta del patto di solidarietà nella elezione delle RSU a livello nazionale. Questa scelta è naturalmente di importanza storica e avrà conseguenze e ricadute a livello confederale.

In secondo luogo si da avvio alla raccolta di firme contro l’accordo tra tutte le RSU a livello nazionale ripetendo quanto fatto durante la vertenza Fincantieri, dove la maggioranza delle RSU era contrario all’accordo aziendale separato e questo ha determinato sia un risultato politico inequivocabile, sia l’invalidazione dell’accordo siglato. A questo seguirà una campagna attraverso cui indurre i non iscritti a non versare la quota contratto di 30€ previsto dalla firma…Si perché Fim e Uilm, oltre a non voler far votare i lavoratori, hanno pure la faccia tosta di chieder loro soldi per il “bel” risultato raggiunto. Infine si è stabilito che nella settimana dal 9 al 13 novembre, in preparazione della manifestazione nazionale della Cgil, la Fiom organizzerà scioperi in tutto il paese le cui modalità saranno definite nell’assemblea dei 5000.

A tutto questo si aggiunge anche il percorso legale intrapreso dal sindacato per invalidare l’accordo separato. Non è sfuggito ai più, infatti, che l’intesa è pieni di rimandi ai lavori che dovrà svolgere una commissione paritetica. Questo non per caso, ma perché fortemente voluto da Federmeccanica. Infatti anche i legali dei padroni li hanno avvisati che, qualora la Fiom intentasse vie legali, è altissimo il rischio di perdere tutte le cause. Questo a riprova che la disdetta unilaterale di un contratto in vigore, anche da un punto di vista giuridico borghese, è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Naturalmente sarebbe davvero sciocco pensare di poter vincere una battaglia di questa portata nelle aule di tribunale. La giustizia borghese, le rare volte che viene in aiuto ai lavoratori, la si sfrutta, ma per impedire questo attacco al cuore ai diritti dei lavoratori ed al sindacato è necessaria una mobilitazione ed un coinvolgimento dal basso senza precedenti negli ultimi, almeno, 20 anni.

La crisi ovviamente crea un contesto tremendamente più difficile in cui agire, e non è un caso che i padroni abbiano proprio approfittato di essa per sferrare questo colpo. Tuttavia, il grande successo dello sciopero proclamato dalla sola Fiom il 9 di ottobre, le vertenze e le proteste che si stanno sviluppando un po’ ovunque contro chiusure e licenziamenti, stanno a dimostrare quale rabbia e quali potenzialità possano crearsi tra i lavoratori nel voler combattere questa battaglia campale e, per la prima volta da tempo, proclamare la riscossa della classe operaia di questo paese. Ancora una volta i metalmeccanici hanno il compito  di suonare la carica. 

Leggi anche:

 

Joomla SEF URLs by Artio