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Come se non bastassero gli attacchi subiti dagli operai metalmeccanici in questi anni, e in particolare l’accordo di Pomigliano, peggiorato con quello di Mirafiori e la disdetta del contratto nazionale del 2008 da parte di Confindustria, il ministro Sacconi, col convinto appoggio di Cisl e Uil, ha decretato il 13 agosto la cancellazione del contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori.

Già con l’accordo firmato anche dalla Cgil il 28 giugno, i contratti nazionali erano stati gravemente compromessi, grazie alle tante deroghe concesse nell’accordo. Ma ai padroni non bastava e così si è fatto un altro passo. Con il decreto Sacconi di fatto si rende retroattiva l’esigibilità di accordi come quello di Pomigliano e Mirafiori, estendendo a tutti quel vergognoso modello per legge. Cercano quindi di imporci contratti aziendali sostitutivi di quelli nazionali, dove le deroghe non sono più solo rispetto al contratto nazionale ma anche alle leggi dello Stato, si limita fortemente il diritto di sciopero, attraverso la cosiddetta esigibilità degli accordi e si concede ai padroni la libertà di licenziamento.

Per questo la piattaforma che i metalmeccanici della Fiom dovranno promuovere rappresenta un passaggio importante nel percorso per riconquistare contratti dignitosi nel prossimo periodo. Il 31 dicembre scade l’ultimo contratto nazionale firmato dalla Fiom. Nei primi mesi del 2012 i lavoratori metalmeccanici saranno chiamati alla mobilitazione non tanto per il rinnovo ma per la vera er propria riconquista del contratto non solo contro Federmeccanica, ma anche in contrapposizione alle altre organizzazioni confederali, Cisl e Uil che in questi mesi si sono prestati al vergognoso gioco di Confindustria. Cisl e Uil che va detto, con la convocazione dello sciopero del 6 settembre da parte della Cgil sono attraversate da forti contraddizioni al loro interno. Diversi infatti sono stati, in particolare tra i metalmeccanici della Cisl, i delegati e anche alcune federazioni sindacali che si sono smarcate dalle posizioni di Bonanni scendendo in piazza con la Fiom il 6 settembre.

Il 22 e 23 settembre a Cervia la Fiom discuterà e definirà la propria piattaforma. La scadenza era fissata dopo una discussione nelle fabbriche in estate che permettesse ai lavoratori di decidere le rivendicazioni più impellenti. Discussione che è avvenuta molto parzialmente anche per l’accavallarsi di diversi avvenimenti. Prima lo scellerato accordo del 28 giugno, di cui giustamente la Fiom e La Cgil che vogliamo chiedono l’immediato ritiro della firma della Cgil, poi la finanziaria e il famigerato decreto Sacconi.

Non mancheremo quindi di dare il nostro contributo all’assemblea nazionale con quelle che consideriamo le proposte prioritarie per la costruzione della piattaforma: una rivendicazione salariale adeguata che punti ad una reale redistribuzione della ricchezza e che sancisca la fine dell’epoca dei salari legati alla produttività.

Una lotta implacabile agli infortuni e morti sul lavoro dando a lavoratori piena titolarità decisionale in merito alla metrica ed alla organizzazione del lavoro.

Lotta alla repressione in fabbrica riscrivendo completamente la struttura che regola la disciplina sul luogo di lavoro: l’azienda non può essere avvocato di accusa e giudice contemporaneamente.

Lotta ai licenziamenti ed alla disoccupazione attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Rivendicazioni che ovviamente si inseriscono nel solco della mobilitazione contro i vergognosi attacchi a cui sono sottoposti i lavoratori in questo momento e alla quale dovrà essere affiancata al momento opportuno la discussione sulle forme di lotta più adeguate per poter vincere una battaglia quanto mai decisiva per tutti i lavoratori.

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