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Oltre mille lavoratori della Whirlpool oggi hanno marciato da Gavirate fino a Comerio (Varese) per contestare il piano di ristrutturazione che l'azienda vuole imporre.

Lavoratori di tutti gli stabilimenti presenti, Varese, None (Torino), Siena, i lavoratori di Albacina (Ancona) ma soprattutto gli operai della Whirlpool di Napoli e della ex Indesit di Caserta, partiti ieri sera alle 20.00 per Varese con 9 pullman.

Il corteo con alla testa i lavoratori della Campania, ovviamente i più arrabbiati e determinati, ha marciato spedito fino alla sede degli uffici centrali di Comerio dove alcuni delegati e i tre segretari generali di Fim, Fiom e Uilm hanno concluso la manifestazione con gli interventi dal palco improvvisato nel cortile della Whirlpool.

 

Gli interventi dei lavoratori hanno chiesto a gran voce al sindacato di non abbandonarli, di non dividersi e soprattutto non andare al tavolo di trattativa che si terrà mercoledì 17 giugno al ministero a Roma col cappello in mano. Forte infatti è la preoccupazione, e nella manifestazione si toccava con mano, che nella trattativa possa prevalere l'idea che garantendo, l'azienda, l'occupazione nella maggioranza degli stabilimenti, alla fine, quelli che più pagheranno la ristrutturazione, Carinaro (Ce) e None (To), verranno abbandonati a se stessi.

Non sarebbe la prima volta, l'abbiamo già visto in tante altre vertenze, la politica delle aziende è sempre stata questa, divide et impera.

Dopo due mesi di trattative rotte e poi riprese, di scioperi, occupazione dei cancelli e assemblee siamo arrivati al dunque.

I lavoratori hanno ampiamente dimostrato di essere disposti ad andare fino in fondo nella lotta, ma per vincere questo scontro serve fare un passo decisivo in più.

In primo luogo, contrariamente da quanto affermato dai segretari dal palco di Comerio non si può e non si deve chiedere che l'azienda riveda il piano industriale, quel piano va stracciato. Rivedere il piano significa comunque accettare che i lavoratori paghino un prezzo. Ma i lavoratori in questi anni hanno già pagato più volte il conto salato delle ristrutturazioni.

La parola d'ordine non può che essere difendere ogni posto di lavoro e ogni stabilimento.

L'unica vera carta che rimane da giocare per i lavoratori è l'occupazione degli stabilimenti, in particolare lo stabilimento di Carinaro, che nonostante sia altamente competitivo è destinato alla chiusura entro il 2018.

Per non lasciare soli i lavoratori di Carinaro e di None oggi più che mai è necessario costruire un coordinamento di delegati e di lavoratori in ogni stabilimento che sostenuto dai sindacati discuta come organizzare la lotta degli stabilimenti sotto attacco appoggiandoli con scioperi di sostegno e una cassa di resistenza. Questo significa rimanere tutti uniti in un momento in cui il padrone cerca di dividere il fronte dei lavoratori per portare a buon fine i propri infausti piani.

Bisogna sfatare la grande menzogna che sta promuovendo Whirlpool, pagare un prezzo con gli esuberi in cambio di 500 milioni di euro di investimenti e riportare in Italia alcune produzioni importanti per poter avere in Italia entro quattro o cinque anni uno dei poli d'eccellenza al mondo. 

Sotto il capitalismo, tanto più in una fase di recessione del mercato mondiale, non esistono piani di rilancio a lungo termine. Whirlpool è una multinazionale è come tutte le multinazionali cinicamente decide in base all'evoluzione del mercato dove e come produrre, cambiando in poche settimane qualsiasi decisioni presa, per l'interesse di un pugno di azionisti. L'esperienza dell'ultima vertenza Indesit è l'esempio più lampante.

Promesse di rilancio e di milioni di investimenti sono diventati nell'arco di poco tempo l'ennesimo accordo buttato nel cestino.

Oggi, soprattutto dopo questa manifestazione, la lotta va intensificata, se il 17 giugno Whirlpool non ritira il piano, e non lo farà, la lotta va intensificata.

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