Breadcrumbs

Si è svolta a Roma sabato 18 maggio la manifestazione nazionale della Fiom-Cgil contro la crisi. Manifestazione partecipata, almeno 30mila persone, tanti striscioni di aziende, metalmeccaniche e non solo, una nutrita platea di operai della Fiat sul palco a simboleggiare che la battaglia prosegue, molti militanti della sinistra diffusa accorsi in sostegno.

Un osservatore esterno avrebbe potuto quindi desumere che la manifestazione è stata un successo. Ma è proprio così? Il 16 ottobre 2010, sulla spinta della lotta di Pomigliano, la stessa Fiom riempì Piazza San Giovanni con una presenza di cinque o dieci volte superiore. Ancora più importante dei numeri era la determinazione di quella piazza che rispondeva alla sfida di Marchionne e di Federmeccanica.

Il documento approvato con 8 voti contrari, tra cui chi scrive, il 25 marzo scorso alla conclusione dell'ultimo Comitato Centrale, sintetizza bene la situazione di impasse in cui si trova attualmente la Fiom. Non c'è dubbio che la sconfitta elettorale del centro-sinistra oltre ad aver travolto il gruppo dirigente della Cgil ha in qualche modo investito anche quello dei meccanici che su tale scenario, pur con le sfumature e i distinguo del caso, aveva comunque puntato.

Si è svolto lunedì 11 febbraio nei cantieri navali di Castellammare di Stabia il referendum sull'accordo firmato nella notte di venerdì 1 febbraio tra Fincantieri, Fim, Fiom, Uilm e Ugl.
L'accordo prevede in cambio dell'impegno dell’azienda a dare continuità produttiva al cantiere, con l'acquisizione di due commesse e investimenti per 10 milioni di euro, una forte riduzione dell’organico e significativi peggioramenti delle condizioni di lavoro.

La battaglia della Fiom nei confronti della Fiat prosegue anche sul piano legale. L’ultimo atto di questa vertenza vede protagonisti ancora una volta i lavoratori di Pomigliano. I giudici hanno dato per l’ennesima volta torto all’azienda intimandole il rientro in Fip dei primi 19 operai iscritti alla Fiom, ingiustamente discriminati solo perché appartengono ad un sindacato che non si è piegato ai diktat di Marchionne.

Il 26 novembre l'ILVA ha annunciato la chiusura immediata del siderurgico di Taranto e quindi, a breve, anche quella degli stabilimenti che ne dipendono: Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. Stiamo parlando di 12mila posti di lavoro a rischio, che salgono a 20mila considerando anche l'indotto.

Joomla SEF URLs by Artio

E' on line!

rivoluzione sito set2015

Grecia

oxi banner small

Il nuovo quindicinale!

 

RIV 7 small

Abbonati

abbonamenti rivoluzione

Radio Fabbrica

Radio Fabbrica

Il sito di Sempreinlotta

I nostri video