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La scelta della Fiat di disdettare i contratti, nazionale ed aziendali, applicati nei propri stabilimenti a partire dal 1 gennaio 2012 e sostituirli con l'estensione a tutti i dipendenti dell'accordo di Pomigliano ha una portata epocale. Con questa decisione, come più volte spiegato negli scorsi mesi, non solo si peggiorano pesantemente le condizioni di lavoro, ma vengono cancellati diritti fondamentali come quello di sciopero e di libera iscrizione al sindacato.

Lunedì 21 novembre, come ampiamente annunciato dalla precedente uscita da Confindustria, la Fiat ha comunicato la disdetta di tutti i contratti, nazionale e aziendali applicati nei suoi stabilimenti italiani. Al loro posto l’azienda “torinese” intende applicare l’accordo di Pomigliano-Mirafiori-Grugliasco che diventerà così di primo livello sostituendo quello attuale.

L'Assemblea Nazionale dei 500 delegati Fiom, tenutasi a Cervia il 22 e 23 settembre, rischia di rappresentare qualcosa di più di una semplice battuta d'arresto.
Purtroppo, come spesso accade in questi casi, nel materiale prodotto in questa due giorni di assise non si troveranno che tracce molto labili di questi pericolosi segnali.

Come se non bastassero gli attacchi subiti dagli operai metalmeccanici in questi anni, e in particolare l’accordo di Pomigliano, peggiorato con quello di Mirafiori e la disdetta del contratto nazionale del 2008 da parte di Confindustria, il ministro Sacconi, col convinto appoggio di Cisl e Uil, ha decretato il 13 agosto la cancellazione del contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori.

Dal 23 maggio, giorno in cui l’amministratore delegato di Fincantieri Bono ha reso pubblico il piano di ristrutturazione per il gruppo, la mobilitazione dei lavoratori si è riaccesa in modo esplosivo, portando ad una prima vittoria da parte dei lavoratori, l’a.d. infatti è stato costretto, sulla spinta delle mobilitazioni operaie, a ritirare il piano.

Intervista ad Antonio Santorelli, responsabile Fiom cantieristica Castellamare di Stabia

Nell’ultima settimana la mobilitazione dei lavoratori di Fincantieri in risposta al piano di ristrutturazione presentato dal gruppo ha acceso i riflettori sulle prospettive di un settore che dovrebbe essere strategico, come quello della cantieristica navale.

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