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Val di Susa

  Non è servito militarizzare il territorio per fermare un popolo in lotta. Non sono serviti lo sgombero violento di due giorni fa, le menzogne dei media, gli allarmi costruiti ad arte dal governo. Oggi otto dicembre migliaia di persone sono scese nuovamente nelle strade della Valsusa e si sono riprese ciò che gli era stato tolto con la forza. Il campo di Venaus è stato riconquistato con un’autentica azione di massa. Le forze dello Stato sono state costrette a guardare. Quanto segue è la cronaca di una giornata memorabile, comunque finisca la lotta contro la TAV.

 

Chi era nelle strade

“I gravi incidenti registrati oggi in Val di Susa, durante la manifestazione di protesta contro la Tav, sono dovuti "esclusivamente a gruppi dell'estrema sinistra, dell'area antagonista e di quella anarco-insurrezionalista, giunti da varie città italiane con il deliberato proposito di creare disordini, aggredire le forze di polizia ed occupare illegalmente le aree espropriate e destinate ai cantieri". Lo afferma il Viminale, che stima in circa 1.000 i responsabili degli scontri.” (dal sito internet di “la Repubblica”)


Il corteo di giovedì scorso
Mi spiace, solerti funzionari del Ministero degli Interni, ma non è così. E voi lo sapete. Ciò che proviene da giorni dalle dichiarazioni del governo è solo propaganda, diffamazioni, falsificazioni della realtà utili per ripeterle nei tg della sera. Il corteo ha radunato oggi in Valsusa sessantamila persone. C’erano molti manifestanti arrivati da Torino (come chi scrive), da altre zone del Piemonte e anche da altre parti d’Italia. Ma c’era soprattutto un popolo, quello della Valsusa, di nuovo in marcia, compatto e per nulla intimorito. Lungo le strade della valle si vedevano giovani, anziani, donne di mezza età, intere famiglie con i figli al seguito. Tutto questo popolo ha affrontato un clima gelido, la neve, le strade di montagna, ed è giunto sino al sito di Venaus, il luogo deputato agli scavi dove due giorni fa è avvenuto lo sgombero della polizia, che già lo presidiava da una decina di giorni. Questo è quanto realmente preoccupa i nostri premurosi governanti, oltre agli ingenti profitti che rischiano di sfumare se l’opera non va in porto. Questa mobilitazione di popolo è l’esempio che in tutto il Paese dovremo imitare per le lotte future che affronteremo.

La cronaca

Il concentramento della manifestazione è a Susa: già alla partenza si fa fatica a muoversi e ad avanzare causa l’enorme afflusso di persone. Dopo non molta strada, il corteo è fermo. Giungono voci di prime cariche della polizia, la quale blocca la strada per Venaus nei pressi di un bivio (c.d. “bivio Passeggeri”). Infatti alcuni tafferugli avvengono realmente, e in questi rimane ferita dalle manganellate anche una compagna del partito, Nicoletta Dosio. Le forze dell’ordine credono che i manifestanti desistano dal raggiungere Venaus e che si limitino ad occupare l’autostrada. Ma non è così. Alcuni abitanti della valle si schierano lungo il percorso e indicano ai manifestanti diverse strade alternative, anche attraverso sentieri di montagna. Raggiungiamo il sito di Venaus da più direzioni. Le forze dell’ordine sono impotenti. Un gruppo di poliziotti è schierato nel campo in assetto anti-sommossa. Le recinzioni sono circondate da una folla sempre più ampia ma assolutamente calma. Le forze dell’ordine cercano di bloccarne l’afflusso con uno sbarramento lungo la strada, ma senza esito. Ad un certo punto, raggiunto un alto numero di persone, superiamo le recinzioni ed entriamo in massa nel campo. La polizia spara alcuni lacrimogeni in mezzo alla folla, inutilmente. Non scendono neanche le lacrime perché il vento li disperde. Alcuni lanciano pietre ed oggetti verso la polizia, ma vengono fermati dalla maggior parte dei manifestanti perché oggi non serve: oggi siamo più forti comunque. Il campo di Venaus è riconquistato e il popolo della Valsusa passeggia libero sulla sua terra.

Tutti a Torino sabato 17

“Il popolo unito mai sarà vinto!”: così dice una vecchia e quanto mai attuale canzone di lotta. Due giorni fa lo Stato borghese, tramite i suoi agenti armati, si appropriava con la forza del sito di Venaus. Oggi una massa di lavoratori, giovani, pensionati, lo ha ripreso, mostrando così la propria autentica forza. E lo Stato ha potuto solo guardare. Le stesse forze dell’ordine non sono quel blocco monolitico pronto ad obbedir tacendo che ci vogliono mostrare dai media. Si racconta di episodi di fraternizzazione, nei giorni scorsi, tra manifestanti e poliziotti. Pare che il reparto responsabile dell’ignobile sgombero del 6 dicembre provenisse da lontano, condotto in Valsusa la notte stessa. Anche oggi si potevano vedere facce sollevate fra le forze dell’ordine per la mancanza di duri scontri (perché, a differenza di quanto dicono i media, oggi non ci sono stati duri scontri).

Oggi il governo gioca la carta della trattativa, ma è più che altro uno stratagemma per prendere tempo e prenderci per stanchezza. Nessuno nel governo si è dichiarato disponibile a tornare indietro sulla Torino-Lione. Il movimento non si deve lasciare ingannare da questa falsa disponibilità al dialogo. Il corteo di sabato prossimo non deve essere cancellato, come suggerito in maniera infausta non solo dal governo ma anche da dirigenti dell’Unione. Solo attraverso l’allargamento della mobilitazione di massa, fino allo sciopero generale di tutte le categorie, in Piemonte e nel resto d’Italia, si può arrivare alla vittoria

La forza popolare messa in campo oggi mostra come il progetto Alta Velocità ferroviaria può essere sconfitto. La volontà di lottare in Valsusa non manca. E’ necessario appoggiarla con tutte le forze, in ogni scuola, luogo di lavoro, territorio. Oggi in Valsusa, domani ovunque!

  • No all’Alta Velocità in Valsusa.
  • No al profitto di pochi e al danno di molti.
  • Piano nazionale del trasporto pubblico gestito dai lavoratori, dalle popolazioni coinvolte, e nel loro interesse, in modo tale da non sperperare i fondi pubblici in opere inutili.
  • Sciopero generale di tutte le categorie!
  • Fuori il Prc dalle giunte locali pro-Tav.
  • Abbattiamo il governo dei padroni!

Torino, 9/12/2005

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