Bologna - Giù le mani dal welfare! - Falcemartello

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La scure dei tagli del governo agli enti locali sta ricadendo completamente sulle spalle dei lavoratori e non colpisce minimamente i poteri forti di Bologna.

A fronte di un taglio di 20 milioni di euro al comune di Bologna da parte del governo, la commissaria Cancellieri ha deciso di risparmiare 12 di questi direttamente dal personale e gli altri 8 ricadranno sui servizi. Soprattutto verranno colpiti i dipendenti degli asili nido (fiore all’occhiello del welfare bolognese) e delle scuole materne che in gran parte sono donne. Nel frattempo la commissaria ha rinnovato la convenzione con le scuole cattoliche, regalando così un milione e 55mila euro del comune di Bologna alla curia.

Le proposte “riorganizzative” sono pesantissime: blocco delle assunzioni, eliminazione delle supplenze da parte dei precari (saranno circa 400 quelli lasciati a casa) che dovranno ricadere sugli educatori di ruolo, blocco dei contratti sino al 2013 (quindi ulteriore proroga di un anno), aumento del rapporto adulto-bambino, riduzione degli orari di apertura con un aumento del costo delle rette, e privatizzazione di alcuni nidi.

Il 70% degli asili di Bologna sono gestiti dal comune. Con i tagli in atto alcuni di questi diventeranno a gestione partecipata quindi la gestione sarà affidata alle cooperative, con una manodopera a basso costo, ricattata e sfruttata. Con la riduzione dell’orario di apertura dei nidi da una parte verrà eliminato il lavoro su turni, con la conseguente perdita degli indennizzi, dall’altra si cercherà di integrare l’orario con una gestione esterna. Per non parlare di cosa comporterebbe per i servizi offerti: non a caso gli educatori contestano un ritorno al badantato.

Mentre si sta parlando di attaccare le condizioni dei lavoratori non si sta in nessun modo pensando di mettere in discussione le speculazioni economiche quali il Civis (un progetto di filobus impopolare da 182 milioni di euro), che proprio in questi giorni è al centro di un dibattito sulla sicurezza (le due torri sarebbero a rischio di crollo) e sul costo della manutenzione che nessuno sembra volersi accollare, oppure i costi della politica anti-degrado. Inoltre i nuovi, modernissimi, uffici comunali che stanno causando gravi malattie alle vie respiratorie ai dipendenti costeranno 7 milioni di euro di affitto all’anno.

In questo momento la Cgil non sta facendo nulla per frenare il commissario. Sta continuando a partecipare ai tavoli di trattativa (cosa ci sia da trattare non si capisce) assieme a Cisl e Uil, portando proposte di sacrifici che colpirebbero indiscriminatamente come l’aumento dell’addizionale Irpef e la rivalutazione degli estimi catastali. Per non parlare dei compagni di trattativa che invece chiedono di cedere le azioni delle aziende compartecipate.

Nelle settimane passate ci sono state due assemblee con circa 300 lavoratori ognuna, una indetta dalla Usb e l’altra dalla Cgil, Cisl e Uil. In queste assemblee è emersa una forte spinta all’unità sindacale da parte dei lavoratori che però non ha ancora trovato un riscontro pratico. D’altronde da un lato l’Usb si limita a chiedere ai sindacati confederali di partecipare alle manifestazioni che hanno indetto, dall’altro la Cgil si promette di dialogare con l’Usb per trovare dei punti in comune. Il problema è che in questo momento la Cgil sembra più propensa a trattare sulle proposte della commissaria che su quelle basate su un piano di lotta, che porterebbero ad uno scontro diretto con Cisl e Uil.

Mentre scriviamo sono state indette delle assemblee da parte dei genitori. Crediamo che sia un segnale positivo visto che negli ultimi anni l’utenza è stata sempre esclusa dal dibattito sul futuro del servizio. Questi tagli oltre a colpire duramente i lavoratori peggioreranno significativamente le condizioni educative e quindi anche la gestione domestica da parte delle famiglie.

Pensiamo che per far fronte a questo attacco non bastino delle proposte inconsistenti ai tavoli di trattative ma deve emergere un’indisponibilità totale alla concertazione. Per questo è ora che la Cgil rompa le trattative con il commissario e con Cisl e Uil e si metta a disposizione dei lavoratori, che non sono disposti in questo momento a cedere di un solo passo.

* Educatori precari degli asili nido comunali

15 ottobre 2010