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Sono passati quasi otto mesi da quando il Comitato dei garanti del Comune di Bologna ha accolto il quesito referendario proposto dal “Comitato art. 33” che si appellava alla Costituzione (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, art. 33) per dirottare anche i finanziamenti pubblici alle scuole d’infanzia private, in vigore dal 1994, verso le scuole pubbliche.

Il 26 maggio il referendum consultivo si farà. Votando “A” si è contrari ai finanziamenti alle scuole private. Nel frattempo la giunta di centro-sinistra a guida Merola continua i suoi attacchi alla scuola pubblica: come abbiamo già sostenuto nelle pagine di questo giornale (vedi Falcemartello n. 246) l’esternalizzazione di una parte dei servizi per l’infanzia all’Asp (azienda di servizi alla persona) sarebbe stato solo il cuneo con cui far avanzare la privatizzazione dell’intero settore. Oggi, infatti, la minaccia messa in campo dalla giunta è quella di cedere all’Asp tutto il settore dell’infanzia in gestione comunale, non più solo il personale precario ma anche quello di ruolo.

Da un lato si cede al ricatto del patto di stabilità e del fiscal compact per tagliare la spesa pubblica e dall’altro non si toccano i profitti e i lauti finanziamenti ai privati e alla Chiesa (c’è da ricordare che 9mila su 13.500 scuole paritarie in tutta Italia sono di ispirazione cattolica). Viene spontaneo affermare che anche in tempi di crisi a pagare sono sempre i soliti.

Il Pd locale e la giunta fanno appelli perché lo Stato si accolli l’intera gestione delle scuole d’infanzia per evitare i vincoli di bilancio ma è proprio il Pd che a livello nazionale ha approvato le leggi che impongono i tagli ai servizi in gestione del pubblico.

Con quasi 2,5 milioni di euro che le scuole d’infanzia paritarie di Bologna ricevono da Comune, Regione e Stato si potrebbero ricoprire interamente le richieste di iscrizione alle scuole pubbliche. A giugno 2012 la lista di attesa per le scuole pubbliche ha raggiunto il record con 423 richieste delle famiglie non soddisfatte, mentre in quelle private avanzavano 140 posti. Questi dati dimostrano che il processo di privatizzazione della scuola porta ad una deficienza nell’offerta del pubblico e ad un’abbondanza di offerta privata e confessionale che le famiglie vogliono evitare.

Il percorso per arrivare al referendum è stato tortuoso e i tentativi di boicottaggio da parte della giunta non sono mancati, da ultimo quello di predisporre l’esiguo numero di 199 seggi. La giunta, il Pd, la destra e la curia sono uniti nel lanciare una vera e propria campagna ideologica contro i referendari e per il mantenimento dei finanziamenti alle scuole private.

Il referendum rischia di essere un test per la tenuta della giunta comunale, con Sel che appoggia il referendum ma pensa bene di lasciare il suo assessore al suo posto. Dall’altra parte vediamo come in Cgil l’unanimità non regna: solo le categorie Flc e Fiom e l’area programmatica La Cgil che vogliamo hanno dato il sostegno al referendum mentre la maggioranza continua a fare da stampella ad una giunta sempre più in bilico.

Siamo consapevoli che un referendum non risolve di per sé il problema dello stato in cui versa la scuola pubblica, fatto ancora più evidente in questo contesto in cui gli strumenti della democrazia borghese stanno dimostrando tutta la loro impotenza di fronte ai poteri forti. Abbiamo visto come i referendum per l’acqua pubblica e contro il nucleare siano stati affossati senza colpo ferire nonostante la vittoria nelle urne.

Per questo non basta solo mettere una croce in una scheda e aspettare che le giunte si comportino secondo l’espressione democratica ma dobbiamo organizzarci in tutti i luoghi di studio e di lavoro e lottare per una vera scuola pubblica, gratuita e di qualità.

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