Breadcrumbs

Domenica 26 maggio si è svolto a Bologna il referendum consultivo sulla destinazione dei soldi comunali per le scuole d'infanzia. Hanno votato 86 mila elettori, pari al 28% degli aventi diritto, e il 59%, 50mila circa, si sono schierati a favore della scuola pubblica: una grande vittoria! Il referendum è stato promosso dal Comitato art. 33 che era a favore dei finanziamenti esclusivamente alle scuole pubbliche volendo così spostare circa 1 milione di euro dalle scuole private a quelle comunali.

Abbiamo visto come gli schieramenti politici hanno rispecchiato lo scenario nazionale con Pd, Pdl e Lega Nord uniti per i finanziamenti alle scuole private (che per il 98% sono cattoliche) mentre Sel, (che continua a rimanere nella maggioranza di centro-sinistra in città), e M5S,  a favore dei referendari, insieme a Rifondazione. Un giunta comunale che vacilla, spaccata al suo interno e che continua i suoi attacchi al mondo dell'istruzione: da ultimi i tentativi di esternalizzazione di tutto il settore infanzia all'Asp (Azienda per i servizi alla persona) e la repressione scatenata contro gli studenti nella zona universitaria che negli ultimi giorni ha avuto un carattere estremamente violento. Questa amministrazione comunale rimane in piedi solo grazie alla Cgil che ne fa da stampella e anche in questo referendum ha rinunciato a difendere gli interessi dei lavoratori.

Il risultato del referendum è importante e ci dice che c'è una disponibilità a difendere quel poco che rimane ancora in mano al pubblico, contrastando chi vuole svendere un patrimonio inestimabile come quello delle scuole materne. Da una parte giovani, lavoratori, pensionati e disoccupati mentre dall'altra tutti i rappresentanti dell'austerità pronti a difendere a tutti i costi i dettami della Bce.

la curva del Bologna vota "A"

Il giorno del referendum il Pd ha sostenuto di ritenere un quorum accettabile nel caso avessero votato 80 mila cittadini ma questa dichiarazione è stata smentita il giorno dopo quando lo scrutinio ha dimostrato che i votanti erano stati 86 mila. Le dichiarazioni del Pd locale dopo il voto non lasciano alcun dubbio su quali saranno le decisioni da parte della giunta: “non si torna indietro”, “ha votato una minoranza”, “il sistema delle paritarie non sarà messo in discussione” ecc.

L'affluenza al voto non è stata elevatissima ma viene subito da fare il paragone con il referendum consultivo comunale del '97 contro la privatizzazione delle farmacie al quale hanno votato il 37% degli aventi diritto al voto ma su 3 giorni e non su un solo giorno come in questo caso. Inoltre, il sindaco Merola aveva fatto di tutto per scongiurare questo referendum: prima con una forte campagna mediatica contro il Comitato art. 33, poi una volta che il referendum è stato approvato ha impedito l'accorpamento con le elezioni politiche e poi ha istituito solo 199 seggi in luoghi poco agevoli. La bassa affluenza, che tra l'altro emerge anche dalle elezioni amministrative di questi giorni, rispecchia in parte i limiti di una battaglia referendaria: abbiamo già visto come sono andati a finire i referendum sull'acqua e sul nucleare, e un nuovo scontro per dire Si o No oppure A o B non è stato visto da tutti come un passaggio decisivo, a maggior ragione se il voto non è vincolante.

Questo referendum ha dimostrato che si può organizzare la lotta per difendere la scuola pubblica: nelle ultime settimane non si contano i picchetti organizzati da educatrici ed educatori contro la giunta capeggiata da Merola. Questa è la forza che abbiamo, non serve più chiedere alle amministrazioni di fare gli interessi dei lavoratori e dei giovani perché sappiamo già la risposta. Il Comitato art. 33 oggi dovrebbe porsi come strumento di coordinamento di tutti quei soggetti che lottano contro la privatizzazione dell'istruzione, strutturato scuola per scuola e asilo per asilo, e con un programma rivendicativo per una scuola pubblica, gratuita e di qualità.

Joomla SEF URLs by Artio