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Sta succedendo anche a Pordenone quello che da qualche anno si è cominciato a vedere in altre parti del paese. Un progetto di ammodernamento dell'ospedale Santa Maria degli Angeli (situato nel centro cittadino), promosso e pagato svariati milioni di euro dalla vecchia giunta regionale Illy, viene abbandonato dalla nuova giunta regionale di centrodestra e sostituito con un progetto ultra-milionario di costruzione di un nuovo nosocomio situato fuori dal centro su un'area verde della periferia. Il progetto rimane fermo diversi anni in attesa delle nuove elezioni regionali, quindi rispolverato e presentato ai cittadini come “il nuovo” a cui non ci si può sottrarre. Il nuovo progetto però si basa su interessi inconciliabili con la sanità pubblica – appare subito ai primi approfondimenti un'operazione di speculazione finanziaria e immobiliare – nasce quindi il Comitato per la salute pubblica e si forma subito attorno ad esso una forte opposizione popolare.

Quest'opposizione ruota essenzialmente attorno a tre motivi: il primo è che il nuovo ospedale verrebbe situato fuori dal centro cittadino, su un'area difficilmente raggiungibile rispetto all'attuale; il secondo riguarda l'impatto ambientale, che sarebbe molto elevato dato che si tratta di una costruzione ex-novo su un terreno agricolo, quando ci sarebbe la possibilità di ampliare l'attuale nosocomio su un area limitrofa occupata attualmente da una caserma abbandonata; il terzo è forse quello più importante e riguarda gli aspetti finanziari dell'intera vicenda, per questo qui cercheremo di approfondire in particolare questo punto. Il costo complessivo dell'operazione è di 274 Milioni di Euro, e 124 verrebbero garantiti con l'ormai famoso meccanismo della finanza di progetto, mentre i rimanenti 150 verrebbero dalle casse della Regione. Sono tanti gli aspetti della vicenda che destano sospetto e che appaiono del tutto irrazionali, quest'ultimo è però quello che sovrasta le dinamiche locali e presenta aspetti di carattere nazionale.

La cosa migliore da fare, quando ci si trova di fronte ad una scelta che appare del tutto irrazionale, è quella di cercare la razionalità di fondo che – accade molto spesso in politica – in ultima istanza è  una ricerca degli interessi sottostanti di gruppi di potere. Allora è necessario chiedersi: cos'è la Finanza di progetto e a cosa/chi ci opponiamo quando protestiamo contro l'utilizzo di questo dispositivo nella realizzazione di un opera strutturale o infrastrutturale?

Il Project financing è volto ad incentivare l'intervento del capitale privato nel finanziamento di un progetto affidando poi ad un gruppo (privato) la realizzazione dell'opera e prevedendo che il corrispettivo per la società di progetto consista nel diritto alla gestione del servizio, quindi allo “sfruttamento” dell'opera realizzata, per un periodo di tempo sufficiente a remunerare il capitale investito. Questo strumento finanziario utilizzato nella realizzazione di opere di interesse pubblico vanta un'esperienza di ormai quasi 10 anni, in cui è stato perfezionato attraverso l'istituzione di meccanismi di copertura e ammortizzazione degli investimenti tali da avergli permesso un'ampia diffusione: la quota è passata dal 13,9% del 2003 al 42,3% del 2011, raggiungendo il 39,8% nel primo semestre 2012.

A muovere i primi passi in questa direzione sono stati senza dubbio i governi tecnici degli anni '90, attraverso la privatizzazione del sistema bancario italiano e la promozione dell'iniziativa privata (tramite le fondazioni) nel finanziamento di opere di interesse pubblico nei più disparati settori: infrastrutture, sanità, scuola e cultura, politiche sociali, ecc. Ma il governo che più di tutti si è speso per la riuscita di questa evoluzione è il Governo Berlusconi del 2001, che con la legge 166/2002 intitolata Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti all'art.7 inserisce “la realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità” fra i settori di intervento delle fondazioni.

La vera e propria accelerazione la da il ministro Tremonti (dello stesso governo) nel 2003 con la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti – trasformata in S.p.a. – facendo partecipare le fondazioni bancarie vendendo loro il 30% del capitale della nuova società sotto forma di azioni privilegiate, convertibili entro il 2010 in azioni ordinarie. La Cdp vanta una raccolta di circa 200 Miliardi di euro di deposito postale più circa 60 Miliardi di crediti allo Stato ed enti locali e ad un governo liberista non sfugge l'occasione di farne un'asse fondamentale nella “realizzazione di strutture ed infrastrutture di cui il paese ha bisogno” (F. Bassanini, presidente Cdp), il tutto al riparo dai vincoli europei sul deficit, dai quali la Cdp, in quanto azienda privata, è esclusa. Ecco quindi che, mentre i governi che si succedono tagliano la spesa pubblica (vincoli del patto di stabilità, spending review, ecc.) con ripercussioni enormi sui lavoratori e sui servizi, aumenta sempre di più la pressione che le fondazioni (e quindi anche la Cdp, offrendo crediti a lungo termine) esercitano nei confronti delle banche affinché investano nella realizzazione di opere quali strade, poli logistici, snodi intermodali, strutture scolastiche o sanitarie, ecc., per le quali lo Stato ormai se n'è lavato le mani. Le banche e i gruppi privati (in primo luogo immobiliari), soddisfatti di aver portato a casa questo meraviglioso risultato, chiedono ulteriori garanzie ai loro investimenti: ottengono i Project bond (ossia il vecchio sistema di un debito apparentemente privato ma garantito dallo Stato), lo sconto fiscale per le grandi infrastrutture (chi investe per un valore di almeno 500 Milioni avrà diritto al credito d'imposta per il 50% del valore dell'opera, cioè pagherà meno tasse per 250 Milioni di euro), garanzie di copertura del debito da parte dello Stato qualora l'investimento non si riveli remunerativo al punto da permettere al privato di ripagare il debito con le banche, ecc.

Chi presenta quindi i Project financing come un'opportunità per realizzare opere a costo zero per lo Stato sta mentendo spudoratamente! Oltre alle garanzie per i privati che abbiamo detto ci sono i meccanismi di privatizzazione dei servizi che si nascondono dietro la stipula dei contratti per la realizzazione dell'opera: il privato costruisce ed in seguito viene remunerato attraverso il versamento di un canone d'affitto annuo per circa 30 anni da parte dell'ente pubblico e gestisce determinati settori del servizio in questione (ad es. all'interno di un ospedale, parcheggi, mensa, bar e negozi, alcuni reparti molto remunerativi, ecc), ed il tutto porta nella direzione di un'enorme concentrazione di controllo e gestione dei servizi nelle mani di pochissimi ultra-milionari: quanti sono infatti quelli che dispongono di somme tali da poter realizzare opere di questa portata? In quanti si presenteranno ai bandi di gara (sempre che non vengano assegnati tramite trattativa privata, com'è avvenuto per il Tav) per prendere simili appalti? La corruzione politica sarà la prima conseguenza di questo sistema: c'è ben poco da meravigliarsi quando si viene a conoscenza dell'arresto per frode fiscale di Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, per aver lucrato su alcune opere in Project financing, tra cui l'ospedale di Mestre.

I servizi pubblici si vedranno sempre più svuotati di risorse che finiranno nelle tasche dei finanziatori dei Project financing e delle lobby immobiliari che faranno grandi affari sventrando nuove aree verdi fuori dei centri delle città. Vedremo sempre più gruppi privati investire qualche centinaio di milioni per vederne rientrare il triplo, il quadruplo o anche più: l'investimento per la costruzione in project financing dell'ospedale Santorso di Vicenza è stato di 140 Milioni di euro e renderà 30 milioni all'anno per 24 anni per un totale di 720 Milioni di euro!! Il nuovo comune di Bologna realizzato in project financing è costato 70 Milioni di euro e renderà ai privati 9,5 Milioni l'anno per 28 anni per un totale di  266 Milioni!!Questi sono solo due esempi ma si potrebbe stilare una lunga lista. Così finiranno i soldi pubblici che verrebbero altrimenti spesi per garantire la continuità del servizio pubblico e il suo costante miglioramento ed adeguamento alle esigenze.

Questo è esattamente quello che la giunta regionale di centrodestra e il sindaco Pedrotti vorrebbero fare qui a Pordenone: un'operazione di 274 Milioni di Euro (iniziali) di cui 124 in Project financing, quindi di investimento privato.  Si prevedono 3 modalità di remunerazione del capitale privato investito: la prima è il canone d'affitto che verrà versato dall'azienda sanitaria di circa 3 Milioni per 26 annualità (è importante notare che verrebbero altrimenti investiti sul servizio sanitario); la seconda è la concessione di tutti i servizi di albergaggio (pulizia, lavanderia, rifiuti, mensa) al vincitore per tutta la rete ospedaliera provinciale e per la durata del versamento del canone d'affitto; la terza deriva dalla gestione di attività commerciali sul sito (bar, negozi, pubblicità,ecc.).

Appare evidente che l'obiettivo è sacrificare la sanità provinciale – già in uno stato pietoso (con sedi dislocate, male attrezzate) e bisognosa quanto prima di lavori di manutenzione e ammodernamento – a vantaggio di lobby di costruttori e della finanza.

Chiediamo quindi che il comune di Pordenone rinunci a realizzare questa folle opera e si impegni a garantire il servizio sanitario pubblico ammodernando l'ospedale Santa Maria degli Angeli nel sito attuale.

Siamo però consapevoli che questa lotta non può risolvere da sola i problemi che abbiamo delineato, forse potrà vincere qui a Pordenone ma si ripresenterà domani in qualche altro comune oppure nello stesso sotto un'altra forma. Speriamo quindi di poter contribuire con questa lotta ad allargare il fronte di protesta contro le privatizzazioni dei servizi pubblici, che sono socialmente, ambientalmente ed economicamente insostenibili.

 

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