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Mimmo Loffredo

Buongiorno compagni, prima si partiva da una riflessione, 'da dove è iniziato tutto? Dove si è iniziato a rimettere insieme i pezzi?' Dalla fabbrica dove lavoro, dalla Fiat di Pomigliano, dove eravamo impreparati, abbandonati da tutti, contro una classe capitalistica che avanzava. Questo è un punto fondamentale, a Pomigliano si è voluto recuperare il protagonismo dei lavoratori, stanchi di decisioni sulla propria vita, della svendita dei diritti per pochi spiccioli. Noi abbiamo organizzato proteste, abbiamo espresso la volontà di spingere avanti tutti, su una strada ben delineata. Allora, noi non saremo una medaglia di questa o quella organizzazione per far vedere che ci sono le lotte, chiediamo di più e siamo impegnati su questo fronte, come siamo impegnati fuori dai cancelli della Irisbus, una lotta che va avanti da 80 giorni nell’indifferenza dei media a differenza di quello che è successo a Pomigliano. Questa lotta rappresenta una cosa molto importante, lavoratori autorganizzati hanno cacciato i funzionari sindacali che non volevano rispettare il mandato dei lavoratori che vogliono continuare a produrre pullman  con dignità senza cedere diritti.
C’è qualcosa che si muove, ci sono focolai di ribellione, però ci sono anche i pompieri che possono spegnere i focolai piccoli, che noi invece dobbiamo alimentare. Abbiamo bisogno di soffiare su queste fiamme.

Non pagare il debito oltrechè una rivendicazione è un’esigenza dei lavoratori, ma dobbiamo smetterla di parlare a noi stessi, perchè di riunioni (forse non grandi come questa) ce ne sono state tante, ma non riuscivamo a parlare alla società, a chi si sente solo. Nelle fabbriche, molti operai parlano di rivoluzione ma non hanno fiducia, gli dobbiamo dire che c’è un’alternativa in campo, guardare avanti. Dobbiamo lanciare una sfida a tutti i settori protagonisti delle lotte degli ultimi anni, a non guardare al passato e alle politiche concertative che è un problema del sindacato e di tutti i partiti. Letta ha detto che chi va al governo porta avanti il programma contenuto nella lettera di Trichet. Quello non è il nostro programma! La stagione del riformismo in questa fase non ha più spazi! Dobbiamo costruire l’alternativa non più nella vecchia gabbia del centrosinistra, occorre costruire un polo di classe che dia rappresentanza autonoma dei lavoratori, creare aggregazione, stare nella società e non parlare nello stretto delle nostre assemblee. Questo che dà il titolo all’assemblea per ora è solo uno slogan facciamolo diventare una lotta che infiammi questo paese.


Paolo Grassi


Innanzitutto è un onore intervenire dopo il compagno Gallori, che rappresenta un pezzo di storia del movimento operaio di questo paese. Venendo qui ho cercato di chiarirmi le idee su quello che si doveva dire perchè finora ho sentito buoni interventi con condivisibili liste delle cose da fare ma interventi fondamentalmente propagandistici mentre qui c’è un problema: come trasformiamo queste cose in realtà. Il 15 ottobre ci sarà una manifestazione che mi auguro possa mettere in campo la radicalità vista il 14 dicembre dello scorso anno. Secondo me però continua ad essere troppo poco presente, rispetto alla sua centralità, il ruolo della classe operaia. Mimmo Loffredo prima l’ha detto: ‘noi siamo finiti sotto i riflettori ma tante lotte radicali non c’arrivano in TV’ eppure queste lotte ci sono.

A Fincantieri, a Castellamare c’è stata una insurrezione, alla Irisbus, sentivo l’intervento della delegata all’attivo nazionale FIOM che diceva ‘dobbiamo camminare su Roma, prendere i politici e buttarli giù, è finito il tempo delle buone maniere’. Allora questo è il punto fondamentale: dobbiamo difendere il diritto alla fabbrica e al tessuto industriale, difendere col sangue tutte queste cose perchè adesso 2mila in crisi nella provincia di Avellino vuol dire come 70mila a Milano, una catastrofe. Allora lì è il punto decisivo, come puoi fare male ai padroni, dobbiamo parlare di questo!

Ringrazio Gallori che, con tanti altri, ha fatto il movimento degli autoconvocati, dei consigli di fabbrica, e ha messo in difficoltà strutture monolitiche come la Cgil che, sono d’accordo, ha fatto lo sciopero del 6 settembre per coprirsi a sinistra e impedire che si esprimesse qualcosa di più radicale che non poteva controllare. Allora dobbiamo ragionare come lo facciamo saltare questo tappo, perchè la Cgil è uno di questi tappi. Non dobbiamo solo riempirci la bocca di autoconvocazione, tutti i compagni devono essere autorevoli e fare le lotte nelle loro fabbriche e da qui, come successo negli anni ’80 e ’90, far nascere quei movimenti che possono scardinare le burocrazie o i partiti che pensano di poter giocare con il movimento come successo nel 2006 e anche nell’84.

C’è il rischio che questa sia una bella assemblea, che lascia spazio ad un intergruppo che poi prenderà le sue decisioni: allora qui non si debbono fare comizi per poi giocare su altri tavoli. Nel concreto non pagare il debito significa discutere con una operaia (una delegata della Irisbus ad esempio, perchè lì protagoniste della lotta sono state le donne perchè gli uomini dormivano), a me interessa questo.

Cremaschi ha detto che tutto è partito da Pomigliano, allora l’assemblea di dicembre diventi una grande assemblea operaia che discuta come portare avanti e sferrare un colpo a questo governo, al centrosinistra e alle burocrazie sindacali.

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