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Il 21 maggio si è tenuto a Bologna il terzo appuntamento del ciclo di assemblee con Alan Woods (tutte le foto dell'assemblea), riempiendo l’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia e offrendo uno stimolante dibattito.

A organizzare l’incontro sono stati, oltre a FalceMartello, i compagni del Collettivo Autunno Caldo, richiamando oltre 150 persone, molti studenti e una notevole percentuale di lavoratori, tra i quali diversi operai delle realtà in lotta nella zona (Bonfiglioli, Minarelli, Ferrari…).

Partendo dalla situazione internazionale, dagli eventi che hanno sconvolto il Medioriente, l’Europa e l’America negli ultimi due anni, Alan (e gli interventi che sono venuti dopo la sua introduzione) hanno provato a fornire alcuni spunti e a trarre le fila di un discorso che diventa oggi sempre più urgente: quale risposta dare ad un sistema marcio e quale contributo offre il marxismo alle istanze delle lotte che hanno rovesciato le classi dirigenti in molti paesi?

La presidenza dell'assemblea.

Come ha spiegato Alan (citando Trotskii) è un evento raro che le masse decidano autonomamente e repentinamente di partecipare alla vita politica e di prendere così in mano il proprio destino. Spesso sono casi estemporanei che scatenano questi avvenimenti (come i suicidi in Tunisia) ma altro non sono che il riflesso di processi dialetticamente complessi, cioè di esplosioni di tensioni sotterranee che trovano il loro punto critico.

Le rivoluzioni che hanno infiammato il Medioriente si sono però fermate ad un primo stadio, non hanno raggiunto il loro obiettivo: all’euforia del vedersi forti in piazza è seguita la percezione che nulla sia realmente cambiato e la morsa delle condizioni materiali invariate e della repressione hanno lasciato il movimento a se stesso.

Ma non è stato solo questo: se guardiamo alle loro conseguenze internazionali, capiamo quale input hanno dato alla rabbia che altrove stava covando, esercitando una forte influenza sulle mobilitazioni spagnole, inglesi, greche e americane, anche queste sintomatiche dello sviluppo di un sentimento antisistema, sulle quali Alan si è soffermato ampliamente.

Infatti oggi il vento della rivoluzione è arrivato anche in Europa, con gli scioperi di massa in Grecia e l'avanzata straordinaria a livello elettorale delle organizzazioni a sinistra del Pasok, in particolar modo Syriza. Un'avanzata della sinistra a cui abbaimo assuistito anche in Francia con Melenchon. Un processo che vedremo allargarsi ad altri paesi in Europa e dal quale l'Italia non potrà essere immune.

Un momento del dibattito.

Cosa è mancato e cosa manca oggi? Un’organizzazione di massa con una chiara prospettiva rivoluzionaria e determinata a combattere fino in fondo. Le idee del marxismo offrono allora dei punti di riferimento, essendo frutto di esperienze rivoluzionarie vittoriose che hanno dato sempre più forza al movimento organizzato dei lavoratori per conquistarsi una vita dignitosa.

Il dibattito, con circa 10 interventi, significativamente partecipato da ragazzi che hanno iniziato ad interessarsi alla politica negli ultimi due anni sull’onda delle mobilitazioni giovanili italiane, ha aperto alcune questioni di merito, tra le quali quella espressa da un ragazzo proveniente dall’esperienza degli indignados a Bologna ed in Spagna, sintetizzando alcuni altri ragionamenti emersi dalla discussione: come il marxismo parla a questa base di massa decisa a mobilitarsi e su cosa la sua tradizione è disposta a scendere a patti con istanze ancora embrionali di anticapitalismo?

Il discorso verte principalmente sulla situazione italiana, che alle ultime elezioni amministrative ha visto il fiorire dei partiti, o non partiti, che hanno fatto dell’antipolitica la loro bandiera, ma che esprimono comunque un potenziale antisistemico.

Fra gli intervenuti, significativo quello di Matteo Parlati (delegato della Rsu Ferrari di Modena) che ha spiegato come, solo attraverso la difesa quotidiana dei propri diritti (oggi calpestati da Marchionne nel gruppo Fiat), si può rendere credibile, agli occhi della massa dei lavoratori, una battaglia rivoluzionaria. E, per essere realmente credibili, questa lotta deve essere condotta all'interno delle organizzazioni che gli stessi lavoratori sentono come proprie, per trasformarle.

La platea dell'assemblea.

La necessità del dialogo con altre posizioni, ha concluso Alan, a patto che non siano dilettantesche o meramente populistiche, nasce dalla necessità di creare un legame tra questi movimenti e la classa operaia, l’unico soggetto in grado di svolgere un ruolo rivoluzionario e al cui interno le varie posizioni si confrontano costantemente per rispondere alle priorità del momento, trovare cioè le armi per la lotta di oggi ed il destino di domani.

In questo contesto, i comunisti non sono mai slegati dalla realtà, come spiega Alan citando il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, ma parte integrante del movimento operaio, portatori delle sue tradizioni migliori, il cui compito è quello di organizzare e porsi alla guida delle masse di sfruttati.

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