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Davanti a oltre 120 persone tra studenti e lavoratori, venerdì 18 maggio all'Università Statale  Alan Woods ha cominciato, e in maniera eccellente, il tour di presentazione dell'opuscolo “Marxismo e Occupy – ribellione o rivoluzione?”, recentemente pubblicato dalla tendenza marxista del Prc, FalceMartello.

 

Alan ha cominciato la propria relazione partendo dagli avvenimenti internazionali dell'ultimo anno e, soprattutto, da quel processo rivoluzionario scoppiato nel mondo arabo che ha scosso la coscienza internazionale. Non poteva esserci smentita migliore per tutti gli scettici nelle fila del movimento operaio, per le burocrazie nostalgiche di un passato che non tornerà e per una borghesia che cerca in tutti i modi di esorcizzare l'idea di essere entrata in un'epoca di rivoluzioni in tutto il globo.

Alan Woods si è soffermato sulla miopia del capitalismo internazionale, incapace di trovare una via d'uscita da una crisi probabilmente perfino peggiore di quella del 1929: un capitalismo che, dopo aver saccheggiato le finanze pubbliche per salvare il proprio sistema bancario, ha chiesto agli stati tagli massicci, aggravando ancor più i debiti stessi a causa delle minori entrate dovute ai tagli stessi che sarebbero dovuti servire per arginare i debiti.

Molto efficacemente si è spiegato come, quale che sia la strada intrapresa dalla borghesia europea, la situazione degli anelli più deboli del capitalismo del nostro continente  è destinata ad aggravarsi portando a una crisi generale del sistema bancario europeo.


“La borghesia è consapevole del baratro verso cui sta andando ad occhi bene aperti. Proprio per questa ragione non ha altra possibilità che innescare una vera e propria guerra di classe nei confronti delle conquiste che il movimento operaio ha guadagnato in due secoli di lotta di classe.” Ha affermato Alan nella sua introduzione. E proprio per la stessa ragione chiunque si porrà nel mezzo di questo conflitto sarà schiacciato nel lungo periodo, a partire dagli apparati sindacali e dei partiti tradizionali della sinistra che riflettono il passato e non il presente o il futuro.

Questo apre un'era convulsa dove verranno messi alla prova teorie, programmi e metodi a partire da quel movimento degli Indignados in Spagna e Occupy negli Usa, capaci di sollevare a una autentica ribellione giovanile contro il sistema ma arenatisi per la mancanza di una direzione e di un metodo democratico di gestione della lotta in grado di allargarla. Per questo è necessario rafforzare quelle tendenze marxiste che lottano perché i partiti del movimento operaio si riapproprino dei programmi e dei metodi per i quali sono nati: il programma e il metodo del marxismo, la punta di diamante dell'esperienza della classe operaia organizzata. Solo in questo modo sarà possibile costruire quel fattore soggettivo necessario non solo alla conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice organizzata, ma anche al mantenimento di tale potere.


Dopo la relazione di Alan Woods c'è stato un breve dibattito con interventi e domande. Il tema di fondo è stato: quale lezione possiamo trarre per l'Italia dalla situazione internazionale, Grecia in testa, e quale ruolo spetta  ai comunisti? Nello specifico è stato chiesto come sia possibile spiegare il ritardo italiano nella lotta di classe rispetto allo scenario europeo e di raccontare lo sviluppo del consenso e gli attuali compiti per Syriza, la formazione della sinistra greca che probabilmente diverrà primo partito alla ripetizione delle elezioni greche agli inizi di giugno.

Alessio Marconi, coordinatore nazionale del Csp, è entrato nel merito della presa di coscienza delle mobilitazioni giovanili e di come la crisi del capitalismo stesso abbia spazzato via molte delle astrattezze del movimento studentesco, ponendo la questione del  ruolo del movimento operaio.

Alessandro Giardiello, della direzione nazionale del Prc, si è soffermato sull'impatto avuto dal crollo dello stalinismo nel dilazionare la crisi aprendo mercati inediti e sul rapporto tra partito e coscienza del movimento operaio, entrando infine in una analisi sulle difficoltà in cui versa il Prc, dovute principalmente agli errori del passato, ancora vivi nella coscienza dei lavoratori, e di una progressiva demolizione del radicamento sindacale del partito.

Un appello speciale è stato fatto a favore della solidarietà ai marxisti di Syriza, organizzati attorno al giornale "Epanastasi" (rivoluzione) che portano avanti una battaglia rivoluzionaria fra i lavoratori e i giovani greci in una situazione economica molto pesante per le masse operaie e le loro famiglie. Appello che verrà ripetuto anche nelle assemblee dei prossimi giorni


Nelle conclusioni Alan Woods ha ricordato la necessità di non essere impazienti. La coscienza che accumula per 20 anni può avere un cambiamento qualitativo in 20 giorni. E' proprio quello che stiamo vedendo in Grecia: probabilmente Syriza diverrà primo partito e sarà messa alla prova dai lavoratori che la votano perché vogliono un cambiamento profondo.

La classe non capisce le piccole organizzazioni: prima di abbandonarle cercherà più e più volte di cambiare quelle che ha.

Questo vale anche per il Prc, che probabilmente ricostruirà parte del proprio consenso sulla base della crisi del governo Monti a patto di sapersi porre senza alcun compromesso dalla parte del movimento operaio.

La borghesia italiana ha una ricetta di lacrime e sangue pronta da dieci anni. I lavoratori italiani reagiranno come quelli greci. “L'italia sarà come la Grecia, come l'alba viene dopo la notte”, ha detto Alan Woods in conclusione, “dobbiamo costruire le forze del marxismo, e in Italia questo significa costruire FalceMartello. Dobbiamo essere pronti per il futuro che ci aspetta”.

Gli incontri pubblici con Alan proseguiranno sabato 19 maggio alle ore 16 a Genova, al Centro sociale Buridda, e poi la prossima settimana a Bologna, Roma e Napoli.

 

 

 

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