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Tra politica e business

A livello internazionale esistono non meno di 30mila Ong. Altre decine di migliaia esistono nei singoli paesi. A considerarle semplicemente dalle loro intenzioni non ci resterebbe altro che toglierci il cappello, mettere le mani sul portafoglio o comunque ringraziare sentitamente per il ruolo che vorrebbero svolgere: sviluppo economico dei paesi poveri che porti ad una graduale integrazione nel mercato mondiale, una lotta alla povertà, la promozione della democrazia e del "buon governo", l’affermazione del primato della legge, il rispetto dei diritti umani, ecc.

Non sempre però i fatti rispecchiano queste belle e apparentemente nobili intenzioni e molto spesso l’atteggiamento delle Ong ha mostrato non solo i limiti ormai evidenti da tempo ma anche esplicite politiche di totale negazione dei loro formali obiettivi.

È del tutto evidente che, se da una parte si denunciano i crimini e la mancanza del rispetto dei più elementari diritti umani in molti paesi ex coloniali, dall’altra si chiude un occhio se non entrambi, verso le potenze occidentali e non, che conducono una lotta contro i movimenti di liberazione nazionale appoggiando, finanziando e controllando le peggiori dittature mai esistite sulla faccia della terra. Ma il ruolo nefasto di queste organizzazioni va ben oltre, non si limita purtroppo alla sola mancata denuncia dei crimini dell’imperialismo.

A dispetto del nome, una gran parte dei finanziamenti delle Ong proviene o dagli Stati, o da organismi internazionali. Gli stanziamenti italiani per finanziare i progetti delle Ong sono costantemente cresciuti, passando da 32 miliardi di lire del ’98, a 60 miliardi nel ’99 sino ad arrivare ad 80 nel 2000.

Possiamo realmente credere che mentre in Italia i governi tagliano lo stato sociale, sopprimono diritti, incrementano a dismisura le forme di precarietà del lavoro, all’estero concedono denaro per creare nuove libertà, diminuire la povertà e favorire lo sviluppo? Non può essere un caso che man mano che è aumentata l’opposizione verso le politiche di rapina degli Usa e delle altre potenze imperialiste, i governi e le istituzioni internazionali come la Banca Mondiale hanno aumentato i finanziamenti verso le Ong. La BM, tra i primi responsabili della perpetuazione dello sfruttamento verso i paesi ex coloniali, addirittura ne coinvolge almeno 1500 in metà dei suoi progetti.

La stragrande maggioranza delle entrate proviene dalle potenze imperialiste che oggi contribuiscono ai bombardamenti contro l’Afghanistan o che in passato hanno giocato un ruolo chiave nella guerra nella ex-Jugoslavia.

In Europa una parte consistente dei finanziamenti arriva dal Fondo europeo di sviluppo e dalla Banca di investimento europea. La distribuzione dei fondi è stabilita da un comitato del Fes costituito in maniera proporzionale ai fondi versati dai singoli paesi: difficile pensare che questo meccanismo non influenzi l’allocazione finale delle risorse.

La distribuzione dei finanziamenti

Dal 1991 con l’affermarsi della politica di espansione verso est dell’influenza europea, i finanziamenti verso i paesi dell’Europa dell’est sono infatti triplicati. L’aiuto pro-capite ai paesi dell’Europa orientale è oggi sei volte maggiore ai 71 paesi dell’area dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp). Questi finanziamenti, inoltre, vedono una forte concorrenza da parte dei paesi poveri per accaparrarsi la fetta più grossa. Sul totale dei flussi destinati ai paesi in via di sviluppo solo l’1% viene diretto verso i paesi più poveri, mentre la quasi totalità finisce nei paesi dove risulta necessario una incursione nell’economia da parte delle grandi potenze e delle multinazionali straniere.

Qualcuno penserà che l’importante è che da qualche parte questi soldi arrivino… ma la popolazione non vede che una misera parte di questi fondi. Nel 1999 furono resi disponibili fondi per centinaia di miliardi per la missione Arcobaleno destinati di conseguenza direttamente ed indirettamente alle Ong stesse per i loro progetti. La missione Arcobaleno si è presa cura di non più di 41.000 profughi. Secondo il Sole24ore “circa 3.272 dollari a testa per profugo”.

Qualcuno ha calcolato che se i soldi dei 5 principali paesi della Nato fossero stati distribuiti direttamente a ciascun profugo, tenendo in considerazione che lo stipendio medio in Albania non supera le 70-100.000 lire mensile, si sarebbero sfamati per più di 6 anni oltre 700.000 profughi.

La farsa di questi aiuti è ancora più evidente dai nomi di alcuni dei progetti approvati come l’apertura di centri “per la socialità e l’imprenditorialità femminile”, il “potenziamento dei luoghi di aggregazione femminile”, il progetto “settimana dell’amicizia tra i giovani italiani e albanesi”, ecc. La situazione delle donne o dei giovani in Albania non sembrano lasciare molti dubbi sui risultati di questi interventi.

La politica sostenuta dalle Ong

La politica sostenuta dalla gran parte delle Ong è consistita nel fornire una spalla e talune anche un braccio operativo alle politiche dei paesi imperialisti loro finanziatori: chi paga il suonatore di norma decide la musica. La politica dell’antistatalismo e del decentramento, si è sposata infatti con l’intenzione dell’occidente di farla finita con quel poco di stato sociale e di protezione sociale che questo garantiva. Il sostegno economico fornito alle Ong è stato spesso condizionato a questa finalità, ovvero a sottrarre funzioni e compiti propri dei servizi pubblici.

Dietro la critica allo statalismo, al centralismo, alla burocrazia si è nascosto l’appoggio ai progetti di privatizzazione e di diminuzione della spesa pubblica compensati magari con l’apertura di piccole imprese del terzo settore o progetti tesi a dare aiuto e carità alle vittime che queste stesse politiche comportavano.

Le Ong si sono fatte promotrici della politica cosiddetta dell’auto-aiuto, della micro-imrenditorialità od altro ancora che si è rivelata non solo inefficace ma spesso controproducente perché funzionale alla politica di attacco selvaggio allo stato sociale.

A volte questi progetti hanno anche raggiunto dei risultati economici, ma i benefici per la popolazione locale tardano ancora a vedersi. La Bosnia non è certo oggi un paese libero e democratico, ma totalmente controllato dalle “forze di pace” della Nato senza le quali lo stato si dissolverebbe su se stesso. Eppure il progetto Atlante ha fornito e creato una “rete di produttori e fornitori di beni (che) arrivò a fatturare 15 miliardi di dollari” (da il Sole24ore 2/6/99). Inutile dire che la popolazione non ha tratto il benché minimo guadagno da tutto questo.

La linea economica seguita dalle Ong non è mai riuscita a cambiare la politica economica delle grandi potenze, della Banca Mondiale o del Fmi e non poteva essere altrimenti visto che sono proprio queste organizzazioni del capitale internazionale che ne reggono le fila. Anche i finanziamenti gentilmente utilizzati per dare supporto all’economia dei paesi poveri sono come la polpetta avvelenata che il ladro getta al cane di guardia per poter entrare successivamente dalla porta di servizio. Da un lato si concedono finanziamenti, si presentano progetti, si presenta la disponibilità a fornire aiuti e dall’altro si condizionano all’attuazione delle classiche politiche di aggiustamento strutturale: apertura dei mercati, privatizzazioni, ecc. La posizione dei paesi poveri è di conseguenza costantemente peggiorata.

Tra i paesi Acp, ad esempio, la quota delle esportazioni sul totale mondiale tra il 1976 ed il 1992 è calata dal 6,7% al 3,7%. L’apertura della economia ha creato disastri e povertà. Di tutto questo processo le Ong sono state nel migliore dei casi testimoni e spettatrici passivi, altre volte attori e protagonisti di primo piano. Spiega l’Economist“Non è carità, sono privatizzazioni. I governi preferiscono incanalare gli aiuti attraverso le Ong, perché è più economico. (…) Laddove gli interessi dei governi occidentali sono in gioco, là si formano le alleanze più efficaci con le Ong”. (29/1/2000):

Una falsa opposizione

In molti paesi le Ong sono fonte di corruzione politica, creando un vero e proprio ceto di persone dipendenti dai loro finanziamenti, il cui ruolo è quello di entrare in concorrenza diretta con le organizzazioni dei lavoratori, dei contadini, in generale delle masse oppresse, deviando la loro lotta su canali innocui. Né il loro intervento è estraneo alle motivazioni politiche dell’imperialismo. Basti ricordare il caso di Medici senza frontiere, che nel 1999 rifiutò di intervenire nella Jugoslavia bombardata dalla Nato, e che espulse la sua sezione greca per aver denunciato questa discriminazione.

Nel 1996 una Ong femminista brasiliana si rivolse alle donne del Movimiento de los Sin Terra (un’organizzazione di contadini poveri molto combattiva) e offrì il suo aiuto proponendo però che si concentrassero esclusivamente sulle rivendicazioni femministe, scordandosi le occupazioni di terre e la lotta contro i latifondisti.

Più recentemente abbiamo ricevuto notizia di una manifestazione organizzata a Rawalpindi (Pakistan) da 23 Ong con l’aiuto discreto dello stesso governo pakistano, manifestazione nella quale le Ong pagavano 2000 rupie per ogni partecipante che venisse da fuori città: un chiaro tentativo di costruire un “movimento” controllabile che possa fare da specchietto per le allodole in un paese in cui l’ostilità verso la guerra e l’intervento Usa è altissima.

I dati sono economici sono stati presi da: IlSole24ore, BEI, Ministero degli Affari Esteri.

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