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Il 26-27 Settembre c’è stata a Napoli la due giorni di discussioni e manifestazioni contro il vertice Nato, appuntamenti mantenuti malgrado la sede del vertice sia stata spostata a Bruxelles.

Il primo giorno si sono svolte due assemblee presso la facoltà di Ingegneria. La mattina alla discussione sulla Nato non c’erano più di 60 persone.

Molto più partecipata l’assemblea del pomeriggio, dove intervenivano Agnoletto, Bernocchi, Casarini, Migliore (responsabile Esteri Prc), Sabattini (Fiom), Agostinelli (a nome di Attac) e un membro della Rete Noglobal; presenti circa 500 persone. Questo è stato il primo dibattito pubblico dei dirigenti del Social Forum dopo Genova.

Su tutta la riunione ha riecheggiato il tema della guerra e ovviamente il dibattito sul dopo Genova.

Sempre di più le divergenze presenti nel Gsf diventano palesi e anche quella parte di giovani che pensavano che si potesse "superare le differenze", sostanzialmente senza discutere, in nome del grande nemico comune cominciano a capire... il velo dell’ipocrisia è stato squarciato.

Dopo Genova nulla sarà come prima e il primo effetto è che la parte cattolica di questo movimento ha deciso di non partecipare a questi due giorni di mobilitazione, rifiutando, di fatto, il corteo come forma di lotta.

Nel suo intervento Agnoletto ha difeso tutto l’operato del Gsf dicendo che "Su Genova non abbiamo nulla da rimproverarci, non abbiamo sbagliato nulla". La disobbedienza civile è stata rivendicata come una pratica positiva che "in uno stato democratico come l’Italia può avere successo... peccato che a Genova la democrazia è stata sospesa".

Ora il passo successivo che è stato proposto è la formazione di un Italian Social Forum di cui presumibilmente Agnoletto sarebbe il portavoce, visto che si pone a mediatore di tutte le contraddizioni.

Secondo Agnoletto "vanno riconosciute le storie di tutti ma, pur discutendo, è necessario che ognuno arretri su alcuni punti vista, questa è la forza del movimento. Bisogna rifiutare la logica di chi ci vuole dividere, perché è necessario tenere dentro i cattolici così come le tute bianche.".

Casarini ha concentrato il suo intervento a difendere la disobbedienza civile. Ha utilizzato un frasario di sinistra per trarne conclusioni arretrate sulla questione della guerra dicendo che "dobbiamo disertare e sabotare la guerra", riproponendo le azioni dirette e l’assalto alle basi Nato, perché se è vero che la "lotta di classe è finita" (aveva scritto questa cosa anche nell’articolo pubblicato su Liberazione), la lotta contro l’Impero deve essere più forte che mai e il movimento non può essere imbavagliato. Anche Migliore ha cercato di ergersi a mediatore delle varie anime rivendicando il pacifismo di mille colori e il ruolo dell’Onu, così come le zone rosse e il simbolismo del movimento.

Tutto sembrava abbastanza tranquillo quando Bernocchi (Cobas) è intervenuto dissentendo con gli altri oratori e spiegando i crimini dell’imperialismo (categoria che ha specificato è ancora necessario usare), definendosi antiamericano e criticando il Gsf su tutta la linea. Dalla richiesta di una presa di coscienza del fallimento della disobbedienza civile, al rifiuto del no alla violenza, contro il presunto ruolo dell’Onu, passando per una adesione alla Perugia-Assisi solo se la parola d’ordine della marcia è "NO alla guerra". Caratterizzava la guerra come una risposta alla crisi di sovrapproduzione e proponeva alla sinistra Cgil e alla Fiom di costruire uno sciopero generale contro la guerra.

Il suo discorso certamente più avanzato, aveva però alcuni limiti per esempio l’idea che la guerra potesse evitare la recessione mondiale con una spirale keynesiana oltre ad una fiducia (anche se non espressa compiutamente) sul fatto che Cina e Russia possano essere attrici progressiste in questo processo. I passaggi con più accenni di classe sono stati i più applauditi dalla sala mentre gli altri oratori lo guardavano sgomenti e lui si accalorava a chiudere la relazione. Dopo di lui ha parlato Sabattini (evidentemente in imbarazzo) che ha parlato abbastanza a sinistra dicendo che in una guerra vengono messi proletari contro altri proletari e riprendendo il tema della sovrapproduzione come creatore di conflitti. Tutto questo, però, senza dire una parola sullo sciopero e anzi ricordando che prima della guerra mondiale si fecero degli scioperi ma la guerra scoppiò ugualmente, mistificando completamente l’accaduto.

Tutte le repliche hanno tentato di rispondere a Bernocchi.

Agnoletto nelle conclusioni ha detto che non si possono fare delle polemiche perchè le varie forze del Gsf abbiano più voti o tessere. Tirare l’acqua ai propri mulini distrugge il movimento. Prima di concludere ha espresso il programma del movimento dicendo che "dobbiamo fare pressioni sul capitalismo".

La manifestazione di Giovedì ha visto la partecipazione di circa 25mila persone provenienti soprattutto dalla Campania. Era evidente che questo movimento non è finito (come qualcuno pensava) e che la questione della guerra può aprire dinamiche nuove. C’era un discreto spezzone di studenti medi organizzati dai Noglobal. Si è rivista in piazza la sinistra Giovanile e l’Uds. Ancora una volta il Prc e in particolare i Gc si caratterizzavano per non avere indipendenza politica, nessun volantino ma solo... la musica altissima che usciva dal furgone.

C’era un clima positivo e molta voglia di discutere, lo dimostra il fatto che sono state vendute più di 50 copie di FalceMartello, ma non c’era la rabbia espressa a Genova. Quello che mi ha colpito è stata la solidarietà della gente davanti agli slogan contro la guerra e gli applausi dei lavoratori che si affacciavano alle finestre.

Napoli, 28 Settembre 2001


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