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il ruolo dei mercenari nell’occupazione dell’iraq


La strage di 17 civili compiuta il 16 settembre in Iraq dai mercenari della compagnia Blackwater ha messo in evidenza il ruolo delle milizie private in Iraq .

L’utilizzo massiccio da parte dell’Ammistrazione Usa di mercenari non solo è indice degli enormi interessi economici che ruotano attorno alla guerra, ma anche della crisi di consenso che soffre la guerra al terrorismo e di come, essendo sempre più difficile trovare giovani disposti ad arruolarsi, le operazioni militari siano lasciate ad agenzie legate alla destra ultraconservatrice e religiosa. 

La “crisi delle vocazioni” per la crociata di George Bush è documentata dall’aumento continuo di militari che rifiutano di tornare in Iraq, dal numero di atti di  insubordinazione e di suicidi tra le reclute.

Come testimonia Michael Moore nella raccolta di lettere inviategli dai soldati e raccolte nel libro Ingannati e traditi la disillusione tra i soldati è forte. Come spiega il soldato Keith Pilkington: “l’amministrazione americana in Iraq non ha mai garantito agli iracheni il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità (…) ha messo al sicuro altre cose. I giacimenti di petrolio sono al sicuro e le corporation americane si sono assicurate contratti governativi che permettono loro di saccheggiare il petrolio iracheno.(…) Non tutti hanno avuto come me la sfortuna di avere visto coi propri occhi e di avere la verità marchiata a fuoco nell’anima”. Davanti agli orrori della guerra e all’ostilità degli iracheni, sono sempre più riservisti che si chiedono: “perché ci siamo andati? Dove sono le armi di distruzione di massa?”

In un simile contesto è ovvio che aumentino a dismisura i mercenari delle compagnie private, che sono raddoppiati rispetto alla guerra del Golfo del 1991.

Da questo punto vista la compagnia Blackwater è un caso esemplare. Fondata nel 1997, il suo capo Erik Prince è infatti un abituale finanziatore delle lobby di cristiano evangeliche e di estremisti cattolici. Tra le sua cause favorite la promozione attiva dell’alleanza tra cattolici, evangelici e neoconservatori che è alla base del movimento teocon, mentre il numero 2 di Blackwater, Coffer Black, è il consigliere per l’antiterrorismo del candidato repubblicano Mitt Romney.

Questa “agenzia di morte e oppressione” conta circa 2300 mercenari attivi e ha un bacino di circa 21000 soldati al quale attingere. Molti di loro sono stati al servizio delle peggiori dittature a partire da quella di Pinochet in Cile e del regime dell’ apartheid in Sudafrica.

Circa mille mercenari della Blackwater “lavorano” in Iraq dove vi sono 28 agenzie mercenarie operanti ed i cosiddetti “contractors” operanti per l’esercito Usa sono circa 30000. La Blackwater ha contratti con il governo americano per l’equivalente di quasi 576 milioni di euro e dell’equivalente di circa 79 milioni di euro con il Dipartimento di Stato. La privatizzazione della guerra è particolarmente redditizia visto che per ogni dollaro di tasse speso per la guerra, 40 centesimi vanno ai contractors e il costo della guerra in Iraq è di circa due miliardi di dollari alla settimana. Un mercenario in Iraq arriva a prendere uno stipendio di 1000 dollari al giorno mentre la paga diaria di un soldato è di 57 dollari.

Inoltre ci sarebbero almeno 100mila mercenari, impiegati in corpi privati di sicurezza con il solo scopo di difendere uomini d’affari, politici e imprese impegnate nel saccheggio e nel business della ricostruzione.

Molto spesso queste milizie private, infarcite di razzismo e disprezzo per le masse popolari, sono contraddistinte da una crudeltà efferata nei confronti della popolazione civile, dimostrando chiaramente il vero volto dell’aggressore imperialista, aprendo il fuoco senza la minima cautela. Nei documenti raccolti dalla commissione del congresso che sta conducendo le audizioni sull’impiego dei contractors in Iraq, solo la Blackwater risulta coinvolta in almeno 195 “episodi” di sparatorie con vittime civili. Nell’80 per cento dei casi, i contractors hanno aperto il fuoco per primi.

Dopo la strage del 16 settembre, che fomenta ulteriormente l’odio della masse irachene contro gli occupanti, il governo Maliki, sotto la pressione furente del popolo, ha balbettato la richiesta di espulsione della Blackwater dal paese ma dopo soli due giorni è stato costretto a fare marcia indietro.

Infatti senza il sostegno armato delle milizie mercenarie criminali e dell’esercito Usa il governo iracheno sarebbe presto soffocato dalla rivolta popolare. Quello che è chiaro è che anche questa vicenda conferma la debolezza dell’imperialismo Usa e la decadenza del capitalismo americano che oggi più che mai è una tigre di carta.

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