Canada: non un'onda studentesca, ma uno tsunami anticapitalista - Falcemartello

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Il 22 maggio una manifestazione di 400.000 studenti ha attraversato le vie di Montreal, in Quebec, la zona francofona del Canada che conta 8 milioni di abitanti circa. Si tratta della manifestazione studentesca più grande della storia del Canada, che segna il 100° giorno dello sciopero studentesco ad oltranza: il più lungo di tutta la storia nord americana.

 

A questo va aggiunto un piccolo particolare: la manifestazione era non autorizzata e in piena sfida al Bill 78 (Legge 78) approvato dall'Assemblea Nazionale del Quebec il 18 maggio.

Antefatti e motivi scatenanti

Il corteo del 22 maggio

Nel 2005 il Canada era già stato attraversato da un forte movimento. Simili i motivi scatenanti,  un piano di radicali tagli all'istruzione pubblica, e stessi i protagonisti, il Governatore del Quebec Jean Charest del Partito Liberale, di centrodestra, e le principali organizzazioni studentesche. Stessi i simboli: gli studenti in sciopero portavano appuntato un piccolo quadrato rosso.

Nel 2005 il movimento si concluse dopo appena un mese con le due Federazioni Studentesche più moderate, Fecq (Federazione Studentesca dei College del Quebec) e Feuq (Federazione Studentesca Universitaria del Quebec) che decisero di accettare un accordo con il Governo. L'organizzazione studentesca più radicale, Classe (Coalizione Larga dell'Associazione per una Solidarietà Sindacale Studentesca) fu l'unica a respingerlo. Un referendum tra gli studenti vide prevalere il sì all'accordo, con 100mila studenti per il no e 20mila che tentarono comunque di continuare la lotta ad oltranza.

Allora Classe fu isolata dai propri stessi errori e da una situazione sociale obiettivamente diversa. Il tema più utilizzato dai media fu lo stesso di oggi, lo stesso di sempre, quello della “violenza” del movimento, strumentalizzando alcuni atti di vandalismo ai margini delle mobilitazioni. Questo fu sufficiente a porre un cuneo insormontabile tra studenti e lavoratori. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti.

Vi sono sconfitte infatti che preparano vittorie; movimenti che non ottengono apparentemente nulla, se non depositare esperienza e coscienza tra gli attivisti in grado però di prevenire errori futuri. Per questo l'unica sconfitta reale è quella di cui non si apprendono le lezioni.

Il clima che si andava creando nelle scuole del Quebec è stato dipinto in maniera colorita dal film canadese del 2009 “The Trotsky”. Una commedia in cui uno studente di Montreal si ritiene la reincarnazione di Trotsky, rivitalizza il sindacato studentesco del proprio istituto e lotta contro l'apatia della massa.

Nel 2011 la disoccupazione giovanile ha raggiunto il  14%. E la crisi capitalista mondiale ha scosso l'intera società canadese: oltre al movimento Occupy, lo scorso marzo è scoppiato uno sciopero selvaggio vittorioso tra i lavoratori di Air Canada. Una polveriera che aveva bisogno solo di una scintilla. Ed è arrivata: il Partito Liberale del Quebec annuncia un piano di aumento del 75% delle tasse universitarie in 5 anni.

Il 13 febbraio scorso iniziano ad entrare in sciopero 15mila studenti. Il 23 febbraio 1000 studenti vengono pesantemente caricati dalla polizia. Gli scioperanti salgono a 70mila per la fine del mese e diventano 250mila dalla terza settimana di marzo.

Metodi di lotta

É innegabile la carica spontanea, la creatività, sprigionata dal movimento studentesco canadese. Le manifestazioni si susseguono l'un l'altra. Si contagiano nei metodi e negli slogan. Imperversa ovunque il quadrato rosso appuntato su cappelli, giubbotti, camicie. Imperversano le bandiere rosse. Dovunque risuona il grido di battaglia “Bouge, bouge, bouge” (muoversi, muoversi, muoversi!).

Lo striscione dell'organizzazione studentesca CLASSE

Solo una scorretta impostazione movimentista – tipica ahimè del movimento in Italia – contrapporrebbe queste caratteristiche ai momenti assembleari, alle votazioni e alla presenza di organizzazioni studentesche permanenti. La dirompente spontaneità del movimento è resa efficace dai suoi riferimenti organizzati. Scopo di un movimento è gettare nella paralisi, se si vuole nel caos, gli ingranaggi della società esistente. Ma nel fare questo deve stare attento a non farsi ingoiare esso stesso dalla paralisi e dal caos, finendo per disperdersi nel nulla.

L'adesione di un'università allo sciopero è anticipata da un'assemblea e da un voto. Questo è il primo elementare terreno di scontro tra gli studenti con il quadrato rosso e quelli delle organizzazioni studentesche moderate che hanno assunto come simbolo un quadrato verde. Qua il movimento chiarisce i propri programmi, i propri scopi e l'assemblea da mandato con un voto  allo sciopero al sindacato studentesco locale. Lo scontro che si combatte con le parole e con il voto in assemblea diventa il giorno dopo scontro di volantini, propaganda per rendere duratura la lotta. Diventa scontro fisico, con i “verdi” a tentare i tutti i modi di sfondare il picchetto degli scioperanti. Il metodo del mandato a scioperare, attraverso assemblee diventa l'unico in grado di garantire la durata ad oltranza della mobilitazione, confermando di volta in volta la volontà dei manifestanti di continuare.

Classe rappresenta oltre il 50% degli scioperanti e questa forza organizzata contribuisce a delegittimare ogni trattativa tra il Governo e il resto delle organizzazioni studentesche moderate. Quante volte in Italia delle organizzazioni studentesche hanno invece dettato tempi e scelte del movimento, senza alcuna possibilità di verificare la loro reale rappresentatività?


Repressione e violenza


Da aprile si intensifica la repressione. Lo sciopero è di fatto gettato nell'illegalità in un college dopo l'altro. I singoli rettori e presidi emanano divieti a fare presidi e picchetti a meno di 20 metri dalle entrate. Si ricorre all'intimidazione verso i docenti che simpatizzano con la lotta e all'utilizzo di guardie giurate dentro i college. L'11 aprile il Ministro dell'Istruzione Line Beuchamp ordina “di fare tutto il possibile perché si tengano le lezioni, con o senza gli studenti”. Il presidente del sindacato degli insegnanti della Udem, una delle università di Montreal, definisce il clima “irrespirabile”. In ogni college dove vengono emanate direttive antisciopero, interviene la polizia. Alla Uqo 600 studenti votano di forzare il cordone di polizia (vedi immagini). Dopo due ore di scontri, vengono effettuati 300 arresti e la polizia occupa permanentemente il campus. Il giorno dopo non vengono ammessi alle lezioni gli studenti che portano il quadrato rosso (vedi immagini).

Ma il movimento non ripiega. Si estende. In tutti i sensi. Il 20 aprile si tiene l'incontro tra il primo ministro Charest e gli industriali per dar via al Plan Nord, un ampio piano di estrazione mineraria nel nord del paese. Classe convoca una manifestazione con lo slogan “No alla libertà di estrazione mineraria, sì alla libertà di studiare”. Mentre gli studenti assediano la conferenza al grido di “Bouge, bouge”, Charest scherza con gli industriali “troveremo a chi protesta un bel lavoro nel nord! [in miniera Ndr]”. Da quel momento lo slogan del movimento diventa: troviamo a Charest un lavoro nel nord! Il Ministero invita le diverse organizzazioni studentesche a iniziare una trattativa, purché rifiutino le violenze. Classe tiene il proprio congresso e dichiara l'appoggio alla “disobbedienza civile”, ai picchetti, alle azioni di legittima difesa degli studenti e la condanna della violenza poliziesca. Ribadisce contemporaneamente: “la legittimità della democrazia diretta che si esprime attraverso assemblee generali”. Viene esclusa dalle trattative e attaccata dai media per il proprio sostegno “alla violenza”.


Il Bill 78 e una nuova fase della lotta

Senza Classe, però, diventa chiaro che le altre organizzazioni studentesche non hanno alcuna legittimità a concludere un accordo. Il Ministro della Pubblica Istruzione si dimette il 14 maggio. A quel punto, il Governo gioca nuovamente la carta della repressione e approva il Bill 78: i presidi e il Ministro hanno poteri speciali per modificare regolamenti esistenti per favorire il ritorno all'ordine, dichiarate illegali le manifestazioni con più di 50 persone se non approvate dalla polizia, i percorsi dei cortei da approvare con 8 ore di anticipo, divieto di manifestazione a 50 metri dalle università, multe per i trasgressori: fino a 37mila euro per i singoli e 100mila euro per le federazioni studentesche. Il Bill 78, in vigore fino al 2013, ha inoltre sospeso il semestre invernale in 11 università e 14 college, per disperdere così l'intero corpo studentesco. Dalla sua approvazione, si registrano 2000 studenti multati e 600 arresti.

E la risposta è stata, come già detto, la manifestazione più grande dall'inizio del movimento, non autorizzata e in aperta violazione del Bill 78. Non solo, alla protesta studentesca ad oltranza, si è affiancato un movimento di solidarietà ad oltranza: tutte le sere la popolazione di Montreal scende in strada a battere sulle pentole, sul modello del carcerolazo argentino.

I leader del settore di sinistra di Classe hanno giustamente dichiarato che a questo punto non si tratta più nemmeno di congelare gli aumenti delle tasse, ma di fermare l'intero Plan Nord ed essere parte del movimento anticapitalista più generale (vedi il video Un grande tuono!)

Questa è la linea per cui si battono i marxisti della tendenza Fightback e della Riposte attivi nelle mobilitazioni e promotori di un appello per l'estensione della lotta al resto del Canada (vedi immagini). Il movimento giovanile italiano può apprendere lezioni da quello canadese. Anzi, è proprio il caso che i suoi leader prendano ripetizioni.

 

*sulla base del materiale tratto dal sito de La Riposte, Montreal