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Una montagna che ha partorito un topolino


Il 21 marzo 2010, giorno dell’approvazione della riforma sanitaria negli Stati Uniti – che estende la copertura sanitaria a 32 milioni di cittadini che ne sono attualmente privi – Barack Obama ha trionfalmente dichiarato: “Oggi abbiamo sancito un principio fondamentale: tutti dovrebbero avere una sicurezza di base quando si tratta della salute”. Gli Stati Uniti d’America infatti, pur essendo il paese più ricco del mondo, sono incapaci di garantire ai propri 300 milioni di cittadini il diritto alla salute.

L'unica cosa reale è stata l'illusione di un cambiamento. Al momento dell'elezione di Obama scesero in piazza a festeggiare migliaia di americani commossi. Il regista Michael Moore la definì la fine dell'era repubblicana e dei democratici che si comportano come repubblicani. Economia, sanità e politica estera erano i terreni su cui più chiaramente si concentravano le speranze di una svolta.

Chiunque si limiti a seguire i notiziari in queste settimane, si sarà convinto che Barack Obama stia conducendo una battaglia senza tregua per l’introduzione dell’assistenza sanitaria pubblica negli Stati Uniti, e che sia ostacolato da gruppi di repubblicani trinariciuti che vogliono impedirglielo con ogni mezzo.

“Ciò che va bene per General Motors va bene per il Paese” - C. E. Wilson (Presidente della General Motors e Ministro della Difesa nel governo Eisenhower)

Il crollo e la nazionalizzazione di General Motors hanno giustamente attirato l’attenzione di milioni di lavoratori in tutto il mondo. Anche se la crisi ci ha abituato a crolli di aziende celebri, non si tratta esattamente di un’azienda come tante.

Secondo “l’Obamamania” ormai dilagante, il nuovo presidente degli Stati Uniti sarebbe del tutto diverso da Bush anche in politica estera. Si ritira dall’Iraq, apre a Cuba, riceve gli elogi di Chavez: insomma un vero “progressista”. La realtà è tutt’altra e purtroppo ben più dura da digerire per tutti i fans di Obama che affollano le redazioni de La Repubblica e de Il Manifesto.

Così come la visita in Europa a seguito del vertice G-20 di Londra del presidente Barack Obama è la proiezione del "nuovo volto della politica americana", negli stessi Stati Uniti questa immagine sta già iniziando a sgretolarsi sotto la dura realtà della crisi economica. Ad esempio, Obama non si rivolge più ai lavoratori nei termini del "cambiamento", ma piuttosto, con il freddo vocabolario di Wall Street: solvibilità, redditività e responsabilità. E queste parole non sono vuote di significato.

È probabile che il capitalismo si trovi nella peggiore crisi della sua storia. Secondo l’opinione di George Soros, finanziere miliardario e onesto osservatore del sistema che comunque difende, il sistema finanziario mondiale si è in effetti disintegrato e non c’è alcuna possibilità di una soluzione in tempi brevi della crisi.
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