Breadcrumbs


Pubblichiamo ampi estratti di un articolo di Alan Woods. Il testo integrale è reperibile in inglese su www.marxist.com

Il ritorno di Benazir Bhutto e di Nawaz Sharif e le formali dimissioni dall’esercito del generale Pervez Musharraf significano l’inizio della fine per la dittatutura, che ha perso ogni spinta e crolla sotto il suo stesso peso. Anche se la legge marziale è ancora in vigore la dittatura ha mostrato di essere una tigre di carta. I suoi giorni sono contati.

Nawaz Sharif, che era stato deportato in Arabia Saudita dopo sole quattro ore di permanenza in Pakistan, ha ottenuto il permesso di ritornare grazie all’insistenza dei sauditi, alleati e finanziatori tanto di Musharraf che di Sharif. La famiglia reale saudita aveva accettato di riprendersi indietro Sharif a condizione che neppure Benazir Bhutto avrebbe ottenuto il permesso di tornare per correre nelle elezioni. Tuttavia Musharraf, su insistenza degli americani, le ha permesso di rientrare. I sauditi pertanto hanno a loro volta chiesto il rientro di Sharif; i sauditi vogliono impedire ad ogni costo una vittoria del Ppp e vogliono che Musharraf si appoggi alla Lega musulmana per tenere Benazir lontana dal potere.

Quando a settembre Sharif venne esiliato, Washington in un primo momento aveva tirato un sospiro di sollievo, ma dopo aver osservato le mobilitazioni di massa provocate dal ritorno di Benazir ora vede con favore il suo rientro. Gli imperialisti tenteranno di far equilibrare Musharraf tra Sharif e la Bhutto. Tenteranno di spingerli a coalizzarsi come misura di salvaguardia contro le masse.

Washington ha premuto Musharraf affinché mantenesse le elezioni, ma la legge marziale imposta il 3 novembre, compresa la proibizione di tutte e manifestazioni politiche, rimane. Ad oggi sembra che le elezioni potrebbero tenersi sotto l’attuale legge d’emergenza. Il generale ha rimosso dalla Corte suprema qualsiasi giudice che sembrasse indipendente, nominando al loro posto i propri burattini, i quali hanno obbedientemente respinto tutte le contestazioni legali contro la rielezione del generale. È su questi signori che ricade compito di garantire al Pakistan delle elezioni corrette.


L’interesse degli Usa


La politica estera degli Usa ha due dipartimenti: il primo è formato dall’esercito, dalla marina e dall’aviazione; il secondo dalla diplomazia. Il primo usa la forza bruta per schiacciare i nemici, il secondo impiega una combinazione di minacce e corruzione per ottenere il sostegno dei “governi amici”, dato che anche l’amicizia è una merce che come ogni altra può essere acquistata.

Purtroppo, come ogni altra merce, gli amici possono anche cessare di essere utili e il loro valore di mercato può di conseguenza calare. Il valore di mercato dell’amicizia del generale Musharraf è molto basso ormai da tempo; Washington cerca quindi nuovi amici a Islamabad.

Il Pakistan è un elemento chiave nella politica estera Usa in Asia centrale, ma è in grossi guai, travolto da una combinazione fatale tra crollo economico, insorgenza islamica, terrorismo, fratture nello Stato e caos politico. È impossibile predire con precisione quale ne sarà l’esito, ma una cosa è certa: l’instabilità crescerà, e con essa crescerà una polarizzazione sociale e politica che darà un forte impulso tanto alle tendenze rivoluzionarie come a quelle controrivoluzionarie.

A breve termine, sarà il “centro” a vincere, nella forma di un governo di Benazir Bhutto, probabilmente in coalizione con la Lega Musulmana. Ma questa soluzione in breve si dimostrerà impotente e incapace di risolvere i problemi fondamentali della società. Il “centro” sarà messo a nudo come un gigantesco zero.

Gli imperialisti e la classe dominante pakistana non temono Benazir, ma sono terrorizzati dalle masse che le stanno dietro e dietro al Ppp. Le masse vogliono un cambiamento di fondo nella società e non si accontenteranno di discorsi vuoti e di promesse.

Sia Benazir che Sharif sono terrorizzati dall’idea di andare al potere in questa situazione. Per questo Sharif alza la voce fino a minacciare un boicottaggio delle elezioni se non verranno rispettate certe condizioni.

Tutto questo non è altro che una posa. Gli americani faranno pesanti pressioni su tutti i partiti affinché partecipino alle elezioni e la voce di Washington non si può ignorare. Probabilmente il regime farà qualche cambiamento cosmetico e le elezioni si terranno.

Benazir Bhutto è coinvolta nello stesso gioco e sta regalando candidature nelle liste del Ppp non a quei militanti di partito onesti e fedeli che sono rimasti in Pakistan a lottare per la democrazia e il socialismo, ma a ogni sorta di ricchi parvenu che non hanno nulla in comune col Ppp né col socialismo. Musharraf spera di mettere Benazir Bhutto e Nawaz Sharif l’una contro l’altro. Ma se le elezioni si terranno a gennaio e non saranno completamente trucccate, il Ppp dovrebbe vincere.

Nonostante la sua avversione personale nei confronti di Sharif, è possibile che Benazir accetterà una coalizione, perché ha bisogno di una scusa per non applicare una politica nell’interesse degli operai e dei contadini. Ma gli operai e i contadini poveri non accetteranno scuse. Continueranno a premere per le loro rivendicazioni più urgenti. Questo aprirà una situazione del tutto nuova per la lotta di classe in Pakistan.


Il Ppp verso il potere


La crisi in Pakistan non è una crisi politica superficiale, ma una crisi di regime. Il debole capitalismo pakistano, marcio e corrotto fino al midollo, ha condotto questo grande paese di 160 milioni di abitanti in un orrendo vicolo cieco. Per oltre mezzo secolo la degenerata borghesia pakistana ha mostrato di essere incapace di far progredire la nazione. Si trova ora in una impasse totale, che minaccia di trascinarla nell’abisso.

Solo le masse, guidate dalla classe operaia, possono mostrare una via d’uscita dall’incubo. La vera base del Ppp sono le masse: i milioni di operai e contadini, di giovani rivoluzionari, di disoccupati, di donne e intellettuali progressisti, che nelle scorse settimane sono scesi nelle piazze sfidando le bombe terroriste e i manganelli della polizia per accogliere la dirigente del Ppp. Non andavano ad applaudire una persona, ma un ideale: l’ideale di un Pakistan giusto e davvero democratico, senza ricchi e poveri, senza oppressori ed oppressi: un Pakistan socialista.

Nel prossimo periodo le masse dovranno tornare alla scuola di Benazir Bhutto, dove dovranno apprendere delle lezioni assai dure. Ma le masse in generale apprendono sempre dall’esperienza. Da cos’altro potrebbero apprendere? Il prossimo periodo sarà tempestoso. Un governo del Ppp sarà immediatamente soggetto a enormi pressioni da ogni lato: le masse esigeranno misure nel loro interesse, e gli imperialisti, i latifondisti e i capitalisti vorranno misure nell’interesse dei ricchi e dei potenti. Il governo sarà stritolato tra due macine.

Solo la nostra tendenza ha capito e previsto questi sviluppi. Come sempre, i gruppi estremisti hanno mostrato la loro profonda incapacità di comprendere come le masse

pensano e si muovono. Come sempre i marxisti partecipano al movimento reale e vivente delle masse, lottando per gli stessi obiettivi concreti contro lo stesso nemico di classe. Non impartiamo lezioni agli operai e ai contadini standocene ai margini, come un maestro di scuola con i suoi alunni. Spieghiamo pazientemente, passo dopo passo, e aiutiamo gli operai a giungere alle loro conclusioni.

Infine gli operai e i contadini apprenderanno a distinguere quali sono i dirigenti che lottano per gli interessi dei lavoratori e quali no. I marxisti nel Ppp si opporrano a qualsiasi tentativo

di formare un coalizione o di stringere accordi con la Lega musulmana. Rivendicheremo l’applicazione del programma originario del Ppp; un programma socialista che si fondava sull’espropriazione dei latifondisti e dei capitalisti. Svilupperemo le rivendicazioni transitorie necessarie a collegare ogni lotta concreta all’avanzata verso la trasformazione socialista della società.

Le linee di combattimento vengono tracciate ogni giorno più chiaramente: o la reazione nera, o il trionfo della rivoluzione socialista in Pakistan, in India e nell’intero subcontinente. Che il Pakistan sia il primo paese a sferrare un colpo per il socialismo e ad accendere la fiamma della rivoluzione in tutto il subcontinente indiano!

Londra, 29 novembre 2007

Joomla SEF URLs by Artio