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La campagna di solidarietà con i lavoratori del Kashmir continua

Il terremoto nel Kashmir ha colpito una tra le popolazioni più povere al mondo, in una zona già messa a dura prova dal pluridecennale conflitto tra India e Pakistan per il controllo della regione.

Negli ultimi giorni il bilancio ufficiale delle vittime ha raggiunto la cifra di 79mila, ma potrebbe salire ancora molto. Tre milioni di persone sono rimaste senza casa e molte vivono in zone impervie e remote sulle montagne, senza cibo, riparo e assistenza medica. Nessuno è in grado di dire quante persone stiano morendo per le ferite riportate non curate o per malattie che colpiscono più facilmente gli organismi dei sopravvissuti già messi a dura prova. Le Nazioni unite parlano di 10mila bambini a rischio di morte per fame, freddo o malattie nelle prossime settimane.

La reazione al disastro è stata lenta e la maggioranza delle cifre -già inadeguate - promesse dai governi alle Nazioni unite non sono state ancora rese disponibili.

In totale solo 65mila tende sono state montate, a fronte delle centinaia di migliaia necessarie. Manca anche il carburante e le coperte. Gli elicotteri sono assolutamente insufficienti, in un territorio che la sua natura impervia e montuosa ha reso quasi del tutto inaccessibile con altri mezzi. Nel disastro dello Tsunami, almeno, gli aiuti potevano essere portati via nave.

Il regime di Musharraf ha mostrato la sua natura marcia e corrotta. La sua inefficienza ed indifferenza per le sofferenze della popolazione ha posto le basi per un disastro umanitario di proporzioni orrende. Mentre milioni di persone rischiano di morire di fame e di freddo Musharraf ha rifiutato gli aiuti promessi dal governo indiano, rifiutando persino gli elicotteri messi a disposizione. Il confine tra India e Pakistan, attraverso il quale gli aiuti potrebbero raggiungere più facilmente le zone colpite, resta sigillato e solo ora, a settimane dal disastro, si parla di una possibile apertura su scala limitata.

La popolazione del Kashmir ha imparato ad odiare il regime durante anni di oppressione. Ora di fronte a loro vedono manifestarsi in modo chiaro l’indifferenza della classe dominante e dello Stato per le sofferenze di milioni di persone. Il regime si preoccupa solo di preservare gli interessi e i privilegi della classe dominante e dell’élite militare raccolta intorno al Presidente. Questa condotta inumana condanna senza appello il regime di Musharraf.

La maggioranza della popolazione è stata abbandonata a se stessa. In risposta all’inettitudine del regime, la Pakistan Trade Union Defence Campaign (Ptudc) ha organizzato e sta sostenendo una propria rete di centri d’assistenza medica e di primo soccorso per aiutare i settori più poveri della popolazione, nei quartieri operai, nei villaggi dove le vittime del disastro non stanno ricevendo alcun aiuto. La classe lavoratrice sta vedendo che può fidarsi solo delle sue organizzazioni e della propria capacità di organizzarsi nella difendesa dei propri interessi.

Quando la polvere del disastro si sarà posata, la rabbia dei lavoratori del Kashmir e delle masse pakistane esploderà. Dobbiamo fare di tutto per assicurare anche in questa emergenza umanitaria la sopravvivenza ed il rafforzamento delle organizzazioni indipendenti della classe lavoratrice ed aiutarla a cementare i legami di fratellanza con le masse oppresse del subcontinente, che si sono mobilitate spontaneamente per aiutare ed assistere i loro fratelli del Kashmir. Solo prendendo coscienza della forza enorme che le masse lavoratrici del subcontinente indiano rappresentano sarà possibile forgiarne l’unità su basi rivoluzionarie per porre fine una volta per sempre alla povertà, alla fame e all’oppressione.

Per questo, a dispetto delle risorse limitate, la campagna di solidarietà con la popolazione del Kashmir messa in piedi e sostenuta dalla Ptudc ha una rilevanza fondamentale. Oltre a portare aiuto a settori della popolazione abbandonati dal regime, espone pubblicamente la natura criminale del regime di Musharraf, dimostra che la solidarietà di classe non ha confini e quindi riveste un’importanza politica fondamentale per il rafforzamento della coscienza rivoluzionaria della classe lavoratrice e delle masse povere del subcontinente indiano.

La redazione di Falce Martello.


 

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